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«L’assessora Fratoni mente sapendo di mentire»

Il comitato di cittadini contro la discarica di Cava Fornace accusa l'assessora all'ambiente della Regione Toscana di non parlare con chiarezza del sito di Montignoso.

“La Fratoni mente, sapendo di mentire, e se può smentirci lo faccia subito”. Chiedono di essere smentiti dall’assessore regionale Federica Fratoni, i cittadini che fanno parte del comitato per la chiusura della discarica di Cava Fornace. E chiedono all’amministrazione regionale toscana azioni concrete che diano seguito agli impegni presi riguardo il sito di Montignoso.

In sala comunale alcuni rappresentanti del comitato hanno fatto sapere di essere entrati in possesso dell’atto di acquisto della discarica da parte di ALIA S.p.A. dalla precedente proprietà della famiglia Viti. Secondo quanto riportano, i risarcimenti previsti dall’interruzione dei conferimenti sarebbero strettamente collegati alle fasi di riempimento della discarica. E che ogni fase richiede delle autorizzazioni che enti quali Arpat e Regione sono chiamati a rilasciare. Da qui la richiesta alle istituzioni di non rilasciare la valutazione di impatto ambientale, chiudere la discarica e bonificare l’area.

“Nelle ultime dichiarazioni – si legge in una nota del Comitato – l’assessore regionale all’ambiente Fratoni, continua a ribadire che non può intervenire, nonostante le mozioni comunali e quella regionale per la chiusura, perché la discarica è autorizzata fino a quota 98 metri, a riempimento insomma. La Fratoni mente, sapendo di mentire, e se può smentirci lo faccia subito. La discarica infatti non è autorizzata fino a quota 98, il progetto approvato prevede 3 fasi di coltivazione, subordinate al rilascio di specifiche autorizzazioni, e l’attuale autorizzazione prevede il riempimento fino a quota 43. Sorvolando adesso sulla mancanza di una serie di documenti obbligatori anche per questa fase come il parere igienico sanitario (a competenza dei sindaci), una Valutazione di Impatto Ambientale integrale, e le numerose infrazioni dei gestori segnalate da Arpat e arrivate sul tavolo della Procura, pretendiamo però chiarezza: se le autorizzazioni non ci sono si può e si deve procedere alla chiusura immediata, di che cosa hanno paura? Sempre dalle dichiarazioni della Fratoni si fa riferimento ad eventuali parti terze lese dall’eventuale chiusura della Discarica a quota 43, che richiederebbero risarcimenti. Quali sarebbero queste parti terze? Se l’amministrazione della discarica avvia una serie di investimenti sulla previsione di riempimento e promette agli azionisti di aumentare i profitti, ciò non determina in nessun caso la necessità da parte della Regione di autorizzare il riempimento, a danno della collettività”.

“Ancor più chiaro ci appare il quadro valutando le carte dell’acquisto da parte di ALIA S.p.A. del sito dalla precedente proprietà della famiglia Viti, nelle quali, a tutela di entrambe le parti si definiscono i valori d’acquisto in base alle eventuali autorizzazioni di riempimento, fino al totale eventuale di 10 milioni e 400mila euro. Queste le condizioni: 1) all’atto di vendita sono stati versati 2 milioni e 100mila euro 2) il resto (8milioni e 300mila euro) sono suddivisi in 8 rate annuali da pagare entro ogni 30 aprile fino al 2026 e la variazione di prezzo subordinata alle autorizzazioni è articolata in 3 punti:

a) Qualora prima del 30 aprile 2026 la discarica venga chiusa con provvedimento della competente autorità prima che venga rilasciata autorizzazione al raggiungimento di quota di ml. 68 slm, il prezzo da pagare è 7 milioni di euro.
b) Qualora invece prima del 30 aprile 2026 la discarica venga chiusa con provvedimento della competente autorità prima che venga rilasciata autorizzazione al raggiungimento di quota di ml. 43 slm, il prezzo da pagare è 4 milioni e 500mila euro
c) In caso di chiusura della discarica allorché sia stato autorizzato il riempimento fino alla quota di ml. 68 (sessantotto) slm, nessuna riduzione del prezzo sarà dovuta.

Insomma, di quota 98 neanche si parla, mentre la narrazione mediatica che non fa altro che confondere le acque la spinge come dato assodato. Anzi, all’atto della vendita (3 agosto 2018) sembra essere ancora in discussione l’autorizzazione a quota 43, alla quale comunque in alcuni punti la discarica è ormai arrivata”.

“Questa compravendita è avvenuta nel silenzio assordante di tutti gli enti e i rappresentanti politici delle amministrazioni, nonostante la forte pressione del Comitato attraverso un presidio di un mese davanti ai cancelli della discarica, senza che venissero ascoltate le obiezioni ad un’operazione di tale portata. Ci chiediamo allora, cosa stanno facendo i nostri politici regionali e locali, la Commissione di Controllo del Comune di Montignoso, gli assessori all’ambiente di Montignoso e Pietrasanta, i sindaci e tutto il Consiglio regionale? Non c’è più tempo: o ci si assume le proprie responsabilità di fronte ai cittadini con atti concreti o sarebbe il caso di farsi da parte: la strumentalizzazione per fini elettorali è e sarà respinta al mittente”.

“Oggi per questo siamo di nuovo qua, determinati a bloccare la discarica a quota 43, perché resta il fatto che è posizionata in un sito non idoneo e la sua gestione appare tutt’altro che trasparente, le numerose infrazioni delle condizioni di esercizio e le elusioni in merito alle Valutazioni ambientali dimostrano i reali interessi esclusivamente economici. Siamo qui a pretendere un piano di messa in sicurezza e bonifica a carico del gestore, e per iniziare a ragionare di riconversione attraverso un processo trasparente e partecipato. Perché non è vero che non c’è alternativa, non è vero che siamo tutti sulla stessa barca. Ci sono momenti in cui la storia può cambiare, non è più tempo di delegare chi dimostra di non perseguire il bene comune e continua a fare scempio del nostro ambiente. Invitiamo pubblicamente l’assessore Fratoni a rispondere, possibilmente in occasione di un incontro qui sul territorio, per fare finalmente chiarezza sulla faccenda ed assumersi le proprie responsabilità politiche”.