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«La vera violenza è il vostro profitto». Protesta fuori dai cancelli dell’Omya

L'azione questa mattina ad Avenza dei collettivi Casa Rossa e Athamantha e il movimento Friday's For Future

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Ancora proteste per la riapertura di nuove cave in territorio massese e per gli effetti dell’escavazione del marmo sulle Alpi Apuane. Oggi i collettivi Casa Rossa e Athamantha e il movimento Friday’s For Future hanno protestato fuori dai cancelli della sede di Avenza dell’Omya, multinazionale svizzera leader nella produzione di minerali industriali e tra i più grandi consumatori di marmo della provincia. Marmo dal quale estrae carbonato di calcio utile a produrre carta, cosmetici, vernici e molto altro. “La distruzione non è arte, è solo polvere. Negli ultimi 30 anni è stata asportata una quantità di montagna superiore a quella escavata nei 2000 anni di storia precedenti, con un ritmo incessante, circa 5 milioni di tonnellate l’anno, una quantità equivalente alla vicina Isola Palmaria, o al volume di 57 torri di Pisa. Dove finiscono le Alpi Apuane?” scrivono i tre gruppi.

“L’80% del marmo estratto finisce nel profittevole circuito del carbonato di calcio, contribuendo alle industrie di beni di consumo come dentifrici, cosmetici, sbiancanti di vario genere, creme di bellezza, ma anche di carta, colla, plastiche e materiali isolanti, nonché nell’industria alimentare. Una di queste, la più nota sul territorio, è Omya che fa profitto per pochi a spese di tutti. La normativa che regola l’estrazione definisce il quantitativo minimo di blocchi: non si può estrarre meno del 25% di marmo in blocco; una normativa elaborata e legata ad un altro tempo, al tempo dell’estrazione con la dinamite. Oggi neppure questo assurdo regolamento viene messo in discussione, al netto delle moderne tecnologie dei macchinari per il taglio. Invece, ad esempio, il comune di Massa, propone di portare fino al 90% il marmo scavabile in detriti: una manovra che incrementa nuovamente il mercato del carbonato di calcio”.

“Un’attività che nemmeno trova scusanti nella retorica della creazione di posti di lavoro: infatti nel 2014 38 i lavoratori di Omya sono stati licenziati, a fronte invece dell’ampliamento dell’impianto. Questa è l’ennesima dimostrazione che il mito delle cave e del marmo come fonte di reddito di un’intera provincia non è altro che una grave menzogna. Non è vero che non ci sono alternative, non è vero che la storia non si può cambiare”.

“Per questo siamo qui, per raccontare di chi, in giacca e cravatta e con le mani pulite, assassina un territorio. Siamo qui per palesare l’assurdità che sta dietro al circuito dell’estrazione. Questo è quello che per più dell’80% esce dai nostri monti: soltanto polvere”.

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