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«L’escavazione è una ferita che non si rimarginerà mai»

Foto-protesta degli ambientalisti a Cava Combratta

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Una ragazza nuda e indifesa che solleva le braccia verso il costone marmoreo per proteggersi, per proteggere la montagna, in uno scenario apocalittico. In primo piano si legge la scritta rossa come sangue sulla sua schiena nuda e sferzata dal vento decembrino: “Non violentatemi”.

Con quest’immagine provocatoria scattata dal fotografo attivista Gianluca Briccolani la Brugiana viene personificata, è il marmo stesso a parlare e parla con la voce di una donna a cui viene espropriato il proprio corpo, che non è più padrona di se stessa ma è soggetta all’irrispettosa volontà dell’uomo. Si chiama violenza di genere, si chiama razzismo, si chiama escavazione selvaggia, ma in ogni caso si tratta della superbia umana che si crede legittimata a calpestare ogni diritto.

Il messaggio è reso ancora più forte dal fatto che stavolta gli attivisti, svincolati da una qualsivoglia associazione, si sono spinti oltre le recinzioni che delimitano la zona più pericolosa della Brugiana: Cava Combratta, sulla quale incombe una massa rocciosa instabile, per la quale l’Asl ha chiesto la messa in sicurezza nell’autunno 2017. “Peccato che il piano di messa in sicurezza proposto dalla ditta concessionaria della cava – raccontano – arriverebbe a rimuovere la massa rocciosa di 400 metri cubi solo dopo cinque anni di tempo e, soprattutto, 58.000 metri cubi di marmo escavato, a fronte di un massimo autorizzabile di 1.370 metri cubi. Contro questo piano, che maschera vigliaccamente l’ampliamento di una cava come servizio per la collettività, si scaglia questa foto, sostenendo molti enti che hanno già fatto sentire la loro voce: da Legambiente al Parco delle Alpi Apuane, senza contare le numerose associazioni e movimenti quali Fridays For Future e Club Alpino Italiano.

I lati bui del progetto sono numerosi, innanzitutto il PABE, cioè il piano attuativo del bacino estrattivo, è stato elaborato contro le indicazioni del sindaco e del consiglio comunale che il 28 agosto 2018 impegna l’amministrazione a cessare ogni attività estrattiva nell’area. Ma gli uffici comunali di Urbanistica, Marmo e Ambiente hanno totalmente ignorato tali indicazioni confermando le attività estrattive di fossa Combratta”.

“Nonostante i PABE non siano ancora stati approvati viene sostenuta dalla commissione paesaggistica e dall’assessore per il marmo la costruzione di una strada funzionale alla farsa della messa in sicurezza. L’apice dell’insensatezza viene tuttavia raggiunto dalla proposta diplomatica e conciliante dell’ufficio Marmo e dell’ingegneria mineraria dell’Asl che arrivano a proporre come mediazione l’estrazione di 26.000 metri cubi senza che il pericolo venga rimosso, relegando quest’operazione ad un intervento secondario. Di cosa si tratta se non di uno stupro?”.

Quest’ultimo scatto è solo il più recente dei simboli della protesta che viene portata avanti contro la riapertura delle cave. Dopo aver bendato gli occhi del David con uno striscione sulla Cava di Gioia e aver fatto sfilare le fiaccole dall’orto botanico fino alla cresta degli Amari gli attivisti si sono spinti in un altro luogo che teme l’avanzata dell’escavazione. “Abbiamo voluto incarnare il marmo, dargli un corpo, una voce, del sangue, perché ogni ferita aperta sulle Apuane si ripercuote sui cittadini del territorio. Ma una differenza c’è: mentre la pelle si rimargina il monte una volta ferito resta così per sempre. La nostra è una protesta pacifica che però vuole sfiorare il pericolo da vicino e farlo percepire anche a chi guarda quest’immagine, non il pericolo di una massa instabile, ma quello della mancanza di prospettiva. Vogliamo lanciare una risposta forte per scuotere l’opinione pubblica, perché i cittadini non si abituino al male e non si rassegnino di fronte alle ingiustizie.”

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