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Oltre 100 esami col nuovo endoscopio donato al Noa

Il responsabile del servizio Iginio Dell'Amico ringrazia la Fondazione Marmo: «I risultati di questo primo anno sono buoni e c'è grande entusiasmo per la metodica»

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Oltre 100 esami in un anno grazie al nuovo ecoendoscopio. È un anno che il Servizio di Endoscopia Digestiva del Nuovo Ospedale delle Apuane diretto da Iginio Dell’Amico dispone dell’ecoendoscopio donato dalla Fondazione Marmo. “E durante questi 12 mesi sono state realizzati più di 100 esami sia diagnostici che operativi – spiega il dottor Dell’Amico -, in più abbiamo collaborato con la Chirurgia dell’Ospedale, con la radiologia, con l’oncologia offrendo un esame di terzo livello che ha aiutato a definire diagnosi complesse e a creare il percorso di cura più adatto per i pazienti che si sono rivolti presso il Nostro Ospedale. Inoltre abbiamo intrapreso un rapporto di collaborazione con i colleghi degli ospedali del territorio, offrendo ai pazienti di Lucca, della Versilia e della Lunigiana la possibilità di essere sottoposti allo studio. I risultati di questo primo anno sono molto buoni e c’è grande tanto entusiasmo per la metodica. Il dottor Sbrozzi-Vanni ha ultimato il primo anno della curva di apprendimento raggiungendo l’autonomia negli esami diagnostici”.

Come spiega lo stesso direttore del Servizio di Endoscopia Digestiva del Nuovo Ospedale delle Apuane l’ecoendoscopia è «una metodica esplorativa del tubo digerente che associa l’immagine endoscopica ottenuta con sonde flessibili e la visione ecografica prodotta da un ecografo miniaturizzato collocato sulla punta dello strumento. E’ stata introdotta all’inizio degli anni ’90 per studiare dettagliatamente, portando all’interno del corpo una sonda ecografica, le pareti del tubo digerente oppure gli organi e le strutture anatomiche adiacenti. Questo esame consente di superare i limiti dell’ecografia tradizionale transcutanea raggiungendo un potere di risoluzione superiore alle altre metodiche per determinate indicazioni, come la valutazione della parete degli organi cavi dell’apparato digerente superiore e inferiore, lo studio dei linfonodi mediastinici e del parenchima pancreatico. Consente inoltre di eseguire agobiopsie delle lesioni pancreatiche e linfonodali».

«L’ecografo – spiega – emette ultrasuoni a frequenze molto alte, che penetrano poco nei tessuti, ma consentono di vedere nel dettaglio tutto ciò che c’è attorno: le pareti di esofago, stomaco, duodeno e retto, oltre a tutto quello che sta subito al di là di quelle pareti. Quindi l’ecoendoscopia diventa una metodica importante per studiare oltre alle patologie dell’apparato digerente, anche quelle del torace, delle vie biliari e del pancreas. L’utilizzo principale dell’ecoendoscopia è la stadiazione (cioè stabilire con esatezza a che stadio è ndr) dei tumori maligni del tubo digerente o degli organi circostanti. In aggiunta, essa permette la localizzazione e visualizzazione di lesioni benigne della parete esofagea, gastrica, duodenale, intestinale o delle vie biliopancreatiche. Allo stesso modo, l’ecoendoscopio può essere utilizzato per risolvere dubbi diagnostici a carico di strutture situate in prossimità del tubo digerente. Nei casi in cui sia necessario definire la natura delle lesioni, è possibile prelevare piccoli campioni di tessuto per mezzo di un sottile ago “pilotato” dall’ecografo miniaturizzato. Le cellule o il tessuto così raccolto (agobiopsie) vengono successivamente esaminate al microscopio per raggiungere una diagnosi precisa. L’ago può anche essere utilizzato per veicolare sostanze all’interno di particolari siti: viene fatto passare attraverso la parete del tubo digerente per raggiungere strutture anatomiche adiacenti in cui iniettare farmaci. In questo modo è possibile procedere con la terapia del dolore cronico provocato, ad esempio, da un cancro del pancreas : prima si localizza l’area responsabile della trasmissione del dolore (plesso celiaco), quindi si penetra con l’ago e si iniettano farmaci che bloccano o distruggono la trasmissione nervosa».

«È anche possibile – aggiunge – drenare verso lo stomaco lesioni liquide come, ad esempio, pseudocisti del pancreas. Una procedura che in passato poteva essere eseguita solo chirurgicamente o, in casi selezionati, la colecisti. E’ anche possibile decomprimere, mediante procedura ecoendoscopica, tratti del tubo digerente o delle vie biliari ostruite da tumori inoperabili. L’esplorazione sotto il profilo tecnico non si differenzia da un normale esame endoscopico. La procedura è però più lunga e complessa e per questo richiede una sedazione più profonda. In caso di un’ecoendoscopia diagnostica “alta”, il paziente deve presentarsi a digiuno. Invece, occorre preparare l’intestino con clisteri e purghe se si tratta di ecoendoscopia “bassa”. La procedura è rapida e va dai 10 minuti per l’esplorazione del retto, alla mezz’ora per lo stomaco o il pancreas. Nel caso invece di ecoendoscopia terapeutica i tempi sono più lunghi. Dopo l’esecuzione dell’esame il paziente deve essere tenuto sotto osservazione fino a quando la sedazione ha esaurito il suo effetto. Quando la procedura è terapeutica, il monitoraggio deve essere protratto, per verificare che non si presentino complicanze».

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