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Il David censurato e una lettera: «Cara Massa-Carrara, apri gli occhi»

Due striscioni di protesta per dire basta con le attività estrattive in provincia.

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Un David “censurato”, con gli occhi coperti da uno striscione rosso e una manciata di parole scritte al suo fianco: “La distruzione non è arte”. Dall’Antica Roma ad oggi l’attività censoria sembra essere cambiata: a Massa – Carrara almeno succede così. Oggi non c’è più l’ufficio del censore e l’esame di un magistrato a dire se la condotta dei cittadini è sregolata e inaccettabile secondo i costumi del nostro tempo. Qualcosa si è ribaltato. E ad essere imputate dal collettivo Athamanta stavolta ci sono le istituzioni locali, quelle di ieri e quelle di oggi, accusate di non voler guardare in faccia le conseguenze dell’attività estrattiva sulle Alpi Apuane. Nello sforzo di ridare un senso alla bellezza e all’arte in un sistema che sembra essersi capovolto, il collettivo accende un riflettore sulla “normalità” del sistema al quale si è abituata la provincia di Massa-Carrara, apparentemente rassegnata allo scorrere del tempo scandito ormai solo dal tonfo dei blocchi di marmo che pezzo dopo pezzo la lasciano. “Accrescere con l’arte le bellezze naturali di un luogo – scrive il collettivo – Questo dovrebbe essere il rapporto che lega l’arte alla natura. Ma noi in quest’opera vediamo solo il simbolo di una rapina. Una rapina che trasforma il paesaggio in distruzione. Una distruzione permessa da un ricatto. Un ricatto per cui sembra obbligatorio dover scegliere tra lavoro, salute e ambiente”. E di fronte a quel ricatto il collettivo dice basta: “Il migliore alleato del ricatto occupazionale è la rassegnazione”.

Pubblichiamo integralmente la lettera aperta alla provincia di Massa Carrara che scrive il collettivo di informazione Athamanta (nome che potrebbe richiamare quello di una pianta che tra le Alpi trova spazio e radici nelle pietre).

“Cara Massa-Carrara, tu hai il dono del Parco delle Alpi Apuane, una delle più estese aree naturali protette della Toscana, promosso Geoparco Unesco nel 2011, conosciuto dai botanici di tutto il mondo con l’appellativo di “Giardino d’Europa” per la ricchezza della sua flora. Flora che racchiude circa la metà delle seimila specie vegetali presenti in tutta Italia e, tra queste, molte endemiche ossia che vivono solo ed esclusivamente in questo posto nel mondo. E tu, cara Massa- Carrara, come hai risposto a questo dono così grande? Te lo diciamo noi: con la distruzione”.

“Negli ultimi 30 anni hai asportato una quantità di montagna superiore a quella che è stata asportata nel corso dei 2000 anni di storia precedenti, ad un ritmo di circa 5 milioni di tonnellate l’anno, una quantità equivalente alla vicina Isola Palmaria. Ed è così che le tue Alpi Apuane sono diventate per lo più cave di detriti. Perché, cara Massa-Carrara, la maggior percentuale del marmo che lasci estrarre sono scaglie. Scaglie che vanno ad alimentare l’industria delle multinazionali del carbonato di calcio, trasformandosi in farmaci, cosmetici, additivi alimentari, sbiancanti per cellulosa, edilizia, dentifrici… Ma la montagna, ad un certo punto, cara Massa-Carrara, ti presenta il conto: un bollettino di guerra del comparto marmo che vede “scendere” a 12 gli incidenti mortali negli ultimi 13 anni e a 1206 i feriti. E sai, si tratta solo di un dato parziale, visto che dal 2017 l’osservatorio infortuni dell’Asl locale non è stato attivo per una riorganizzazione della struttura interna e visto che tanti incidenti non vengono dichiarati per puro ricatto occupazionale. D’altronde il monte dà, il monte prende, e “se non ti va bene, quello è il cancello” (direbbe qualcuno)”.

“E lo sai cara Massa-Carrara che il tuo amato oro bianco in realtà si rispecchia nel tasso di disoccupazione più alto di tutta la Toscana? Sai che senza rendertene conto stai pagando tu l’arricchimento sfrenato dei grandi proprietari delle cave di marmo? Li stai pagando, per esempio, nelle tue bollette che devono coprire i costi di depurazione delle acque inquinate alla sorgente da quel prodotto dell’escavazione che ancora ti ostini a credere naturale e innocuo e che chiami marmettola. Un inquinamento tale da poter rendere necessari ben 5 livelli di depurazione, contro l’1 delle acque “normali”. Un costo che si aggira intorno ai 350.000€ contro i 50.000€ “normali”. La marmettola, quella polvere impalpabile che va ad intorbidire i tuoi fiumi e inquina le tue sorgenti e le tue acque, distruggendo pian piano il ciclo dell’acqua del tuo territorio. Quel territorio così ricco per il suo sistema carsico fatto di migliaia di grotte e sorgenti che ti permetterebbero di non subire mai situazioni di emergenza dovute alla siccità”.

“Cara Massa-Carrara, ma come fai a non capire che le alluvioni che ti hanno fatto così male sono in gran parte colpa dei detriti che sistematicamente lasci abbandonare sulla tua terra dai potenti del marmo e che con la pioggia rotolano giù, nell’alveo del fiume, intasandolo e facendolo straripare? “Le cave sono tra le principali cause del dissesto idrogeologico nel territorio carrarese”, non te lo diciamo solo noi, te lo hanno detto geologi, studi universitari, Arpat, associazioni ambientaliste e non. Ma anche i corsi d’acqua, ad un certo punto, cara Massa- Carrara, ti presentano il conto. E tu hai lasciato che una donna morisse e che migliaia di cittadini perdessero i loro averi senza cambiare nulla. Hai lasciato che il processo che metteva le cave nel mirino della giustizia per i detriti trovati nel letto del fiume finisse in prescrizione. Nessun colpevole ha pagato”.

“Cara Massa-Carrara, sai che dei 18 protocolli dell’insediamento per le aree di CRISI indetti dalla tua regione, 15 sono stati dati ad attività industriali che operano nel marmo? Un totale di 4,6 milioni di euro di risorse regionali per te, cara Massa-Carrara. E sai come sei stata ripagata dai tuoi amati potenti del marmo? Ecco qui qualche esempio: GEMIGNANI E VANELLI MARMI srl, Carrara, contributo 495.600, nuovi occupati 1 L. M. GRANITI – LAVORAZIONE MARMI E GRANITI srl, Massa, contributo 393.000, nuovi occupati 2 FRANCHI UMBERTO MARMI srl, Carrara, contributo 377.000, nuovi occupati 2 SUCCESSORI ADOLFO CORSI CARRARA srl, Carrara, contributo 576.000, nuovi occupati 2. Non trovi, cara Massa Carrara, che 495.600 € di risorse regionali forse dovrebbero portare a più di una singola assunzione? Eh già, cara Massa Carrara, ma ormai ci sono le macchine al posto dei tuoi cittadini a lavorare il marmo. Macchine che permettono a pochi di raggiungere picchi inauditi di ricchezza e a te di raggiungere picchi inauditi di tassi di disoccupazione giovanile. E nel frattempo sono molti i modi in cui si muore di marmo: schiacciati dai blocchi o dagli escavatori in manovra, sommersi dalla frana di un versante, colpiti dalle perline del filo diamantato sparate come proiettili dai macchinari che squadrano pezzi di montagna, o in modo più lento, colpiti dagli effetti dell’inquinamento che distrugge la salute dei tuoi cittadini”.

“Cara Massa-Carrara, tu che potresti essere così bella rientri in realtà nei 43 disastri planetari descritti nel docu- film “Antropocene – L’epoca umana” nei 57 Siti di Interesse Nazionale per contaminazione ambientale; sei una protagonista del Quinto Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità SENTIERI che ti mostra come soprattutto i tuoi giovani e i tuoi bambini stiano morendo per tumori, e soprattutto leucemie, dovuti all’inquinamento causato da tutte quelle attività chimiche che hai lasciato insediare nella tua terra e che ti hanno privato anche di quel bene così prezioso che è l’acqua, inquinandotela”.

“Ma tu continui ostinatamente ad ignorare tutto questo, cara Massa-Carrara. Continui a pensare che non abbia senso “fare la caccia agli untori”, come direbbe qualcun altro. E così gli untori continuano il loro gioco, impuniti, e tu, intanto, muori pian piano. “Si dipinge col cervello e non con le mani.” diceva il tuo amato Michelangelo che sempre invochi. Il problema, cara Massa- Carrara, è che tu il cervello lo hai spento da parecchio tempo e ora ti ritrovi a vedere l’arte dove ormai non esiste più e a credere ad una favola che qualcuno ti sta raccontando per puro interesse personale ormai da troppo tempo. Ma noi in questo giorno di festa vogliamo farti un regalo, cara Massa-Carrara: apriti gli occhi per salvarti la vita”.

Quello del collettivo Athamanta non è stato l’unico striscione di protesta esposto contro le cave. Il 22 dicembre un gruppo di arrampicatori sono entrati con una fiaccolata in un vecchia cava dismessa che dovrebbe essere riaperta a breve per volontà del Comune di Massa e hanno srotolato sulla parete sottostante uno striscione con la scritta: “Basta cave”. E’ stato posto sulla parete del Monte Campaccio dove ci sono una decina di itinerari di arrampicata che superano i 200mt di sviluppo. Questa parete, qualora dovesse riaprire l’attività di escavazione, verrebbe definitivamente vietata all’arrampicata.

Il 4 gennaio, in piazza De Gasperi a Massa (piazza del tribunale) alle 16,00 si terrà una manifestazione organizzata dalla sezione Tam del Cai per dire no alla riapertura delle sette cave dismesse prevista con l’attuazione dei Pabe (piani attuativi dei bacini estrattivi). “In questi giorni – scrive il Cai – le Alpi Apuane stanno subendo uno dei più grandi attacchi della loro storia: non si può rimanere indifferenti davanti a questo scempio”.

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