Quantcast
LiguriaNews Genova24 Levante News Città della Spezia Voce Apuana TENews

«Nuovo e impudente assalto alla cima di Bettogli». Legambiente all’attacco

L'associazione ambientalista scrive a Comune, Regione, Soprintendenza, Arpat e Asl, per inviare le proprie osservazioni al piano di coltivazione della cava 102 Calocara A

Più informazioni su

«Nuovo impudente assalto alla cima del monte Bettogli». La denuncia arriva da Legambiente Carrara che scrive a Comune, Regione, Soprintendenza, Arpat e Asl, per inviare le proprie osservazioni al piano di coltivazione della cava 102 Calocara A. «Premettiamo – dicono da Legambiente – che non ci è stato possibile esaminare l’intera documentazione, poiché diversi file scaricati dal sito del Comune erano danneggiati e non recuperabili (relazione tecnica, relazione geologica, piano di gestione dei rifiuti estrattivi, piano di gestione emissioni e Tav. 2, 3, 4 e G1)». Riportiamo di seguito tutto l’intervento dell’associazione ambientalista.

Tuttavia il piano, presentato a seguito della bocciatura del piano precedente, è talmente spudorato che la documentazione leggibile è già più che sufficiente per respingerlo: ci limitiamo pertanto ad una sola osservazione, di carattere paesaggistico.

La cava ci riprova: nuovo assalto alla cima e al crinale
In mancanza della relazione tecnica, le informazioni sul piano di coltivazione sono state desunte dalla relazione paesaggistica (par. 9 Caratteristiche del piano di coltivazione) e dalle Tavole 4 (Planimetria attuale febbraio 2019) e 5 (Planimetria stato di progetto).

Concentriamo l’attenzione sulla parte vicina alla cima del M. Bettogli. Nel ‘Cantiere Superiore Diaframma’ è previsto il proseguimento delle operazioni di bonifica: partendo dalla quota di circa 663 m s.l.m., si imposterà un ulteriore gradone alla quota di 667 m circa da cui, per rimonte ed avanzamenti successivi, si eseguirà la gradonatura in cascata, anche nel ‘Cantiere Superiore Parete Nord’ a partire dalla quota di 694 m s.l.m. circa.

Negli abbattimenti delle parti alte del massiccio i volumi potranno essere asportati mediante tagli o disgregati mediante esplosivo, per accelerare gli interventi (in larga parte improduttivi).

Sebbene la relazione ometta pudicamente di farlo notare, la sommità della parete del gradone a quota 694 m raggiunge la quota 700 m, si trova cioè a soli 2,4 m dalla cima del M. Bettogli, com’è desumibile dalla Fig. 1C.

Al confronto del crinale ovest del M. Bettogli, tuttavia, la cima può considerarsi fortunata: la sommità della parete del gradone di quota 688 m, infatti, corre tra le quote 694 e 695 m, sfiora cioè il crinale stesso (che è più alto di appena 4060 cm); tale stretta vicinanza è visibile nelle Fig. 1C e 2.

Va segnalata inoltre l’incongruenza tra i dati illustrati nelle planimetrie (Fig. 1 e 2) e la fotosimulazione presentata nella Tavola 8 (qui riportata nella Fig. 3), dalla quale si ricava, a prima vista, l’impressione di assenza di impatto paesaggistico, tanto da far pensare che, per errore, sia stata inserita come fotosimulazione la stessa foto della situazione attuale.

A ben guardare, tuttavia, si notano effettivamente aree escavate (1, 2 e 3), ma spicca per la sua assenza la rappresentazione dell’intervento più impattante dal punto di vista paesaggistico: lo scavo dei gradoni le cui pareti arrivano a lambire la cima e il crinale del M. Bettogli (4).

È da augurarsi che si tratti di una dimenticanza, seppur incredibile, poiché l’omissione intenzionale sarebbe gravissima. Tuttavia, riesaminando la fotosimulazione del progetto respinto nel dicembre 2018, si nota anche in essa la mancata rappresentazione del taglio della cima e di parte del crinale.

Poiché i due progetti differiscono per le porzioni di monte asportate, le due fotosimulazioni dovrebbero essere diverse. Il fatto che in entrambi i casi sia stata omessa la visualizzazione dei tagli più impattanti depone per una manipolazione intenzionale, sufficiente di per sé a respingere seccamente il piano.

A prescindere dall’intenzionalità o meno, comunque, sono tendenziose e inaccettabili le conclusioni della relazione paesaggistica che, nonostante l’assalto alla cima e al crinale, considera «modesto, moderato sulle aree a nord prive di centri abitati» l’impatto sull’assetto percettivo, scenico o panoramico.

In poche parole, sebbene il progetto precedente fosse stato respinto per motivi paesaggistici, la cava Calocara A, ha avuto la spudoratezza di presentarne uno molto simile. Riteniamo pertanto che anche il nuovo progetto sia da respingere per gli stessi motivi del precedente: non è certamente con l’espediente di lasciare intatti pochi centimetri di crinale, infatti, che si può considerare soddisfatto l’obiettivo del PIT-PPR di salvaguardia di cime e crinali.

Più informazioni su