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Acqua, scatta la mobilitazione per il referendum: «Gaia diventi pubblica»

Nasce il Comitato promotore aperto a tutti: «Chiediamo che venga data la possibilità alla volontà popolare di esprimersi. Anche nel rispetto dei cittadini che da tempo stanno chiedendo delle risposte»

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Un referendum per escludere ogni possibilità che l’acqua delle Alpi Apuane possa diventare una questione prettamente privata. C’era una volta un gestore idrico, una società a capitale pubblico, che si chiamava Gaia Spa. Per il neonato “Comitato promotore referendum Gaia ente pubblico” è tempo però di rimuovere quelle tre lettere che la rendono una società per azioni che ha fra le proprie mission la ricerca di un utile («rendendo l’acqua un bene di natura commerciale», secondo il Comitato) e riprendere in mano la battaglia iniziata nel 2011 per riportare la gestione dell’acqua nelle sole mani della collettività. O comunque nelle mani dei comuni in cui sgorga.

Il momento potrebbe essere cruciale perché fra pochi giorni, il 25 marzo, in Parlamento verrà discussa la proposta di legge del Movimento 5 Stelle per la ripubblicizzazione dei gestori idrici. Ma a quanto pare il partito della Lega non è d’accordo con un articolo, il numero 6, proprio quello che prevede la possibilità di rendere i gestori idrici aziende speciali o enti consortili. Al momento la proposta è quindi stretta in un braccio di ferro fra i due firmatari del contratto di governo, che sulla gestione dell’acqua non sembrano vicini a trovare un accordo. Ma anche sul piano regionale la battaglia è aperta, perché volontà della Regione Toscana sarebbe quella di creare un grande ambito territoriale per la gestione dell’acqua e la sua conseguente quotazione in borsa (senza contare che il progetto dell’Autostrada dell’acqua non è del tutto scomparso dall’orizzonte politico, ndc). Eventualità che stroncherebbero la volontà dei 20mila cittadini di Massa che attraverso una raccolta firme lo scorso anno avevano chiesto una componente popolare all’interno della struttura di gestione del bene. In proposito la giunta Persiani nei mesi passati ha approvato una mozione – presentata dai 5Stelle locali – per la conversione di Gaia in ente completamente pubblico molto simile a quelle presentate a Carrara, a Tresana e Stazzema. Ma se sul piano nazionale la Lega forzasse il M5S facendogli cedere l’articolo 6, l’amministrazione di centro destra di Massa avrebbe da rivedere alcuni obiettivi che si era prefissata ad inizio anno. Ma anche tante promesse elettorali.

“Evidentemente c’è una volontà politica che non intende dare seguito a quanto stabilito in quelle mozioni – dice Nicola Cavazzuti, fra i promotori del comitato – noi chiediamo quindi che venga data la possibilità alla volontà popolare di esprimersi. Anche nel rispetto dei cittadini che da tempo stanno chiedendo delle risposte. Il comitato per arrivare al referendum che abbiamo fondato non è chiuso, è aperto a tutti i partiti, movimenti e associazioni che vogliono partecipare a questa battaglia”. Il comitato attraverso un lavoro di ascolto e partecipazione sui territori interessati intende promuovere un referendum consultivo. “Il rischio di una privatizzazione è più che reale – dice Alfonso Baldi – perché nella relazione dell’assessore all’ambiente Federica Fratoni viene indicato che il grande ambito che intendono realizzare verrebbe quotato in borsa, lasciando al privato la possibilità di acquistare azioni e ai comuni che le possiedono di rivenderle quando vogliono”.

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