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«Allarme illegalità alle cave Michelangelo: pochi blocchi e detriti al 91%»

Legambiente non molla la presa e torna all'attacco, scrivendo a Regione e Comune affinché si «assumano azioni politiche e amministrative a difesa della legalità e del buonsenso»

«Allarme illegalità alle cave Michelangelo, di fatto sono cave di detriti». A denunciare ancora la questione è Legambiente Carrara che non molla la presa e scrive alla giunta regionale della Toscana e a quella comunale di Carrara per chiedere di «assumere azioni politiche e amministrative a difesa della legalità e del buonsenso». «Le cave Amministrazione e Canalbianco – affermano dall’associazione ambientalista – sono di fatto cave di detriti, estraendo da 15 anni circa il 91% di detriti e solo il 9% di blocchi».

15 anni di autorizzazioni illegittime per le due cave di detriti
Nelle nostre osservazioni del 7/2/19 relative alle cave 42-Amministrazione e 25-Canalbianco (Cave Amministrazione e Canalbianco: perché un fermo solo temporaneo?), soggette a fermo tempora-neo, una per incompletezza della documentazione presentata e l’altra per importanti rilievi dei Carabinieri Forestali, abbiamo segnalato e documentato con foto e dati ufficiali della pesa comunale che le due cave, in mano alla multinazionale del carbonato Omya, sono di fatto cave di detriti.

In base ai dati ufficiali della pesa comunale (riportati in dettaglio nel documento citato), infatti, le due cave estraggono da 15 anni circa il 91% di detriti e solo il 9% di blocchi. Considerato che ciò viola il PRAER, abbiamo segnalato che la riapertura delle due cave avrebbe infranto la normativa regionale e la stessa legalità.

Apprendiamo tuttavia dalla stampa che la conferenza dei servizi istruita dalla Regione ha espresso parere favorevole per la cava Amministrazione e che la pratica è all’esame della giunta regionale per la delibera sulla VIA, mentre per la cava Canalbianco (con VIA di competenza comunale) la pra-ica è ancora in corso di esame.

La normativa è chiara: le cave di detriti sono vietate
Siamo rimasti sconcertati dal parere favorevole. La normativa in materia è univocamente volta alla massima valorizzazione del marmo ornamentale e, conseguentemente, non consente di autorizzare cave di detriti. Infatti:

• Il Regolamento comunale per la concessione degli agri marmiferi (art. 1 comma 3) consente l’esercizio delle cave «esclusivamente per l’estrazione di marmo in blocchi»;
• Il PRAER (Del. C.R.T. n. 27/07, All. 1, Elab. 2, Parte II, par. 2.1) dispone che «l’utilizzazione della risorsa lapidea nelle cave di materiali ornamentali deve essere tesa alla massima valorizzazione degli stessi individuando, in funzione delle caratteristiche litologiche e geologico-strutturali dei giacimenti e dello stato di fratturazione locale delle bancate, i quantitativi minimi da destinarsi esclusivamente alla trasformazione in blocchi, lastre ed affini».
Per i marmi del comprensorio apuano, «tali quantitativi minimi dovranno essere non inferiori al 25% della produzione complessiva di progetto risultante dal piano di coltivazione, con verifiche su base annuale.» … «Dal computo dei volumi soggetti al rispetto di tali percentuali dovrà essere esclusa la quantità di materiale movimentato per le esigenze di preparazione dei fronti di coltivazione, per gli eventuali interventi di messa in sicurezza del cantiere e per la risistemazione ambientale».
Inoltre (par. 6-Monitoraggio), per controllare il continuo rispetto di tali disposizioni, «i titolari delle autorizzazioni comunali per l’esercizio delle cave devono fornire ai Comuni, entro il 31 gennaio di ogni anno, informazioni relative all’attività estrattiva avvalendosi dei modelli predi-sposti dalla Regione»… «I Comuni provvedono alla raccolta delle singole schede compilate e, verificatane in particolare l’attendibilità dei dati relativi alla produzione» … e «informano le Pro-vince e la Regione, trasmettendo entro il 31 marzo di ogni anno copia delle schede informative unitamente ad una relazione sull’andamento delle attività estrattive nel territorio di competenza».
• Il Piano Regionale Cave di prossima approvazione conferma e rafforza (all’art. 13) tale impostazione precisando (comma 2) che le nuove autorizzazioni «sono consentite solamente se i quantitativi minimi da destinarsi esclusivamente alla trasformazione in blocchi, lastre ed affini saranno non inferiori al 30% della produzione di progetto» e che (comma 3) «sono fatti salvi i lavori di scoperchiatura o di messa in sicurezza che non possono superare in termini volumetrici il 3% del volume autorizzato, ed in termini temporali il 10% dell’intero progetto di coltivazione.
Tali soglie sono espressamente valutate all’atto del procedimento di valutazione di impatto ambientale tramite apposito elaborato descrittivo in raccordo con il PGRE di cui al D.Lgs. 117/2008»; infine (comma 7), «le percentuali di resa in blocchi, lastre ed affini, saranno incrementate in sede di autorizzazione comunale quando dagli approfondimenti progettuali emerga la possibilità di maggiori rese».

È dunque inequivocabile che l’autorizzazione finora ripetutamente rilasciata alle due cave è in pieno contrasto con la normativa vigente e con gli orientamenti del Piano Regionale cave.

È importante capire come ciò sia stato possibile nonostante le schede e le relazioni annuali sul monitoraggio dell’attività estrattiva di ciascuna cava, espressamente previste allo scopo di verificare l’attendibilità dei dati di produzione e il rispetto delle disposizioni del PRAER.

L’autorizzazione rappresenta un vulnus insanabile alla legalità
La Fig. 1 permette di valutare a colpo d’occhio lo scempio ambientale, paesaggistico e della legalità perpetrato da 15 anni: per estrarre una quantità di marmo corrispondente al gradone di base (in verde chiaro), si abbatte tutta la restante parete (in giallo chiaro), sbriciolandola in detriti destinati alla produzione di carbonato polverizzato o micronizzato.

La riconferma dell’autorizzazione alle due cave non coinvolgerebbe soltanto i settori tecnici comu-nali e regionali, ma investirebbe in pieno la responsabilità politica delle rispettive giunte sul tema sensibile della legalità. Comprometterebbe sul nascere anche la credibilità dei buoni intenti dichia-rati nel Piano regionale cave.

Nel sollevare un allarme (il)legalità, chiediamo alle giunte regionale e comunale di assumere una posizione netta con azioni politiche e amministrative a difesa della legalità e del buonsenso che conducano a respingere seccamente la richiesta di autorizzazione delle due cave.

Alla presente si allegano, come parte integrante, le Osservazioni alle cave 42-Amministrazione e 25-Canalbianco, da noi inviate il 7/2/2019 al Settore Marmo del Comune di Carrara e al Settore VIA-Cave della Regione Toscana.