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«Bene aprire tavolo sul marmo, ma noi costretti a tutelarci in tribunale»

Erich Lucchetti di Confindustria replica all'assessore regionale Ceccarelli: «Assolutamente legittimo che un imprenditore come qualsiasi altro cittadino si tuteli di fronte a quella che ritiene una violazione dei propri diritti»

“È positiva la volontà dell’assessore regionale Ceccarelli di affrontare le problematiche del settore lapideo e quindi accogliamo con piacere la sua disponibilità a istituire un tavolo permanente, come richiesto da noi, assieme alle altre istituzioni (dal Comune di Carrara alla Asl, alla Guardia Forestale, all’Arpat) con le imprese e i sindacati per affrontare e risolvere in maniera puntuale tutte le questioni aperte.” Così Erich Lucchetti, presidente dell’associazione industriali di Massa-Carrara, risponde all’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli che ieri aveva accolto la proposta delle imprese apuane di aprire un tavolo di concertazione.

“Quello che però chiediamo – aggiunge Lucchetti – è che ci sia chiarezza. L’assessore ad esempio lamenta che le imprese abbiano fatto ricorsi al Tar contro misure ritenute ingiuste. Per noi è assolutamente legittimo che un imprenditore come qualsiasi altro cittadino si tuteli di fronte a quella che ritiene una violazione dei propri diritti e quindi abbia il diritto di difendersi anche di fronte a provvedimenti della pubblica amministrazione che ritiene lesivi. Gli imprenditori sono cittadini come gli altri, non di serie B”.

“Se poi vogliamo entrare nel merito di quei ricorsi – continua Lucchetti – si noterà che purtroppo tutte le volte che ci siamo seduti a tavoli di concertazione, dalla legge 35 al Pit al 58bis, e nonostante le nostre richieste e i percorsi suggeriti per evitare nuovi problemi e contrasti, i risultati sono stati pochi e non ottimali. Anche per questo riteniamo che vada cambiata strada, proprio per evitare che i problemi rimangano sul tavolo e finiscano davanti a dei giudici”.

“Ad esempio sull’oramai famoso 58bis siamo stati gli unici a sollevare obiezioni – ricorda Lucchetti – e a paventare in tempi non sospetti che avrebbe portato a conseguenze giudiziarie perché la portata sanzionatoria rispetto a possibili discrepanze non era, come prevedono i principi generali di diritto, né proporzionale né ragionevole. Ma non siamo stati ascoltati”.

“Del resto se poi un giudice del Tar decide per la sospensiva – fa notare Lucchetti – significa che chi ha fatto ricorso non aveva una pretesa campata per aria. Per questo ci auguriamo che anche entrando nel merito, ai primi di aprile, la giustizia amministrativa dirimerà quella sproporzione presente nel sistema sanzionatorio previsto per chi si scosta dal perimetro di escavazione pianificato”.

“Tanto più che non possiamo dimenticare che anche di fronte alla Legge Regionale 35 e alla pretesa di privarci delle nostre proprietà – aggiunge il presidente degli industriali di MassaCarrara – è dovuta intervenire una corte, anzi la nostra suprema Corte Costituzionale per ribadire che quella pretesa era incostituzionale. Insomma noi non vogliamo lo scontro, tanto meno giurisdizionale, ma non possiamo non difendere i nostri diritti quando vengono lesi”.

“E’ quindi necessario da qui in avanti, cominciando dal futuro Piano Regionale Cave, trovare soluzioni prima e non dopo davanti a dei giudici – spiega Lucchetti – perché noi imprenditori preferiamo stare nelle nostre aziende, in cava e al piano, a fare il nostro lavoro piuttosto che passare il tempo nei tribunali. E siamo convinti che questo sia lo spirito di vera e leale collaborazione che tutti, istituzioni, imprese e lavoratori, dobbiamo avere. Anche per risolvere questioni che ci appaiono francamente discriminanti nei confronti del nostro territorio. Ad esempio non capiamo perché sui derivati del comprensorio apuo-versiliese si paghino cifre assai più alte che su quelli del resto della Toscana: da noi 3,78 euro ogni tonnellata, altrove invece 0,20 centesimi a tonnellata. O perché il contributo di estrazione che vuole la Regione per il nostro marmo è il 10% del valore medio di mercato, per altre pietre ornamentali invece scende al 5,25%”.

“Insomma occorre che le istituzioni inizino non solo ad ascoltarci ma anche a comprenderci veramente perché altrimenti un intero settore economico della provincia rischia di saltare per aria se le imprese saranno costrette a pensare quotidianamente più a come difendere i propri diritti che non a fare ricerca e investimenti” conclude Lucchetti.