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Mafia e corruzione in Toscana, nel rapporto anche il nero alle cave

Droga e prostituzione i settori più fiorenti, secondo lo studio della Scuola Normale di Pisa

La mafia in Toscana c’è, ma si vede poco. La regione non ospita clan auctoni, ma sul suo territorio prosperano attività economiche legali e illegali promosse da mafie sia tradizionali che straniere. È quanto si evince dal rapporto sulla presenza mafiosa in Toscana realizzato dalla Scuola Normale superiore di Pisa per conto della Regione Toscana, realizzato dalla prof.ssa Donatella Della Porta con la collaborazione del dott. Andrea Pirro, del dott. Salvatore Sberna e del prof. Alberto Vannucci.

Droga e prostituzione

I settori più floridi sono il traffico di stupefacenti e lo sfruttamento della prostituzione, in cui spicca un gruppo di origine campana attivo in più aree della regione (Prato, la Versilia, le province di Firenze, Pistoia, Lucca). Anche il settore legale della gestione delle sale dedicate alle slot machines appare legato al clan dei Casalesi in diverse zone.

Il mercato degli stupefacenti in Toscana è tra i più fiorenti tra le regioni italiane; se la domanda è particolarmente ingente, l’offerta è frammentata, in quanto le mafie tradizionali subiscono la concorrenza di organizzazioni straniere. Il porto di Livorno costituisce uno snodo importante del narcotraffic internazionale: “Recenti indagini hanno dimostrato la centralità del porto di Livorno, nel traffico internazionale di stupefacenti, in particolare cocaina, in ingresso in Europa, organizzato anche da organizzazioni riconducibili alla ‘ndrangheta”.

Beni confiscati

La ricerca fornisce una mappatura dei beni sotto sequestro o confiscati ad associazioni criminali: 392 in tutto, almeno 43 aziende e 227 tra immobili e terreni. Essi sono ospitati in 49 comuni, toscani, il 17% del totale. Le aziende si trovano soprattutto a Prato e provincia (38%), Lucca (26%), Livorno (12%) e Firenze (9%).

Reati ambientali, atti intimidatori, violenza

La Toscana si posiziona tra le prime regioni in Italia per fenomeni di criminalità ambientale, legati soprattutto a organizzazioni di ambiente camorristico, secondo le statistiche elaborate da Legambiente. Negli ultimi anni “le statistiche indicano un aumento significativo sul territorio toscano di incendi dolosi e attentati di intimidazione contro esercizi commerciali, cantieri e sedi di aziende”; in crescita anche “gli episodi violenti ad elevata intensità contro persone riconducibili ad ambienti di criminalità organizzata”.

Corruzione

Per richiesta di tangenti e delitti di corruzione e concussione la Toscana si colloca in una posizione intermedia rispetto alla media regionale. I tre settori nei quali si concentra la maggioranza eventi di corruzione in Toscana nel corso del 2016 sono appalti, sanità, controlli: “nel 35% dei casi si fa riferimento ad appalti per opere pubbliche o a casi di corruzione nell’ambito della sanità”. Il fenomeno interessa ben il 30% dei dipendenti pubblici, il 17% dei manager/dirigenti pubblici, il 10% dei sindaci.

Cave “Far West”, evasione e reati ambientali

Tra i principali eventi di criminalità organizzata ed eventi-spia emersi nel corso del 2016, ritroviamo l’inchiesta sul nero alle cave di Marmo cosiddetta “Black Marble” condotta dalla procura di Massa. L’indagine riguarda un presunto giro d’affari di denaro contante di oltre 14 milioni di euro non dichiarati al fisco e la violazione della normativa sull’antiriciclaggio. Presente anche l’inchiesta ambientale che vede cinque aziende estrattive indagate dalla Guardia forestale per non aver rispettato le leggi paesaggistiche e ambientali nelle operazioni di escavazione.