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Conoscere l’ictus significa curarlo: la conferma in uno studio effettuato a Montignoso

I risultati saranno presentati sabato 28 ottobre in occasione del convegno “Ictus, criticita’ ed opportunita’ in una malattia sociale" a villa Cuturi

In occasione del convegno: “Ictus, criticita’ ed opportunita’ in una malattia sociale: la risposta ai bisogni assistenziali nell’emergenza territoriale, nella presa in carico riabilitativa e nei percorsi per il ritorno a casa” che si terrà sabato 28 ottobre alle nove a Villa Cuturi (Marina di Massa), sarà presentata una pubblicazione dal titolo: “Ictus – Cosa è, come si manifesta, cosa fare”, a cura del Comune di Montignoso. Essa è stata redatta dal dottor Giovanni Orlandi, direttore dell’U.O. di neurologia e referente organizzativo dell’area medica del NOA, dal dottor Alberto Chiti, dirigente medico dell’unità e dalla dottoressa Maria Laura Valcelli, referente per la formazione personale 118 Massa-Carrara.

Contestualmente, verrà illustrata in anteprima un’indagine effettuata a Montignoso dall’équipe del dottor Orlandi e dalla dottoressa Valcelli. I dati sono stati rilevati tramite un apposito questionario distribuito alla popolazione in occasione delle Giornate di prevenzione curate dall’Associazione “Solidarietà è progresso” Onlus.

La popolazione ha effettuato gratuitamente una valutazione individuale del profilo di rischio cerebrovascolare comprensiva di ecocolordoppler dei tronchi sovraortici. Il questionario sull’ictus è stato consegnato ad oltre 400 persone in prevalenza di sesso femminile e di età compresa tra i 42 e gli 81 anni.

L’87% dei soggetti è risultato a conoscenza del fatto che si tratta di una malattia cerebrovascolare, ma circa il 70% non ne conosce la reale frequenza e la metà non conosce i propri fattori di rischio. La maggior parte dei soggetti (91%) conosce almeno uno dei principali sintomi di ictus, tra cui il più noto è il forte mal di testa mai provato prima (71%), seguito dalla bocca deviata (68%) e il meno noto è il deficit visivo (26%). Molti (94%) sanno che si tratta di un’emergenza medica per cui è necessario chiamare il 118 perché esiste la possibilità di un trattamento tempo-dipendente.

È diffusa in tutti la consapevolezza che l’ictus possa provocare vari gradi di disabilità, ma è comunque largamente diffusa (29%) la percezione errata che le conseguenze siano lievi. I soggetti più anziani sono risultati quelli meno informati sull’argomento; i giovani sono risultati invece meno consapevoli delle conseguenze dell’ictus.

L’ictus non solo si può curare, ma si può prevenire seguendo adeguati stili di vita: un’alimentazione sana come prevede la dieta mediterranea, il controllo della pressione arteriosa, del diabete mellito e della fibrillazione atriale e con l’astensione dal fumo e una attività fisica costante.

Lo studio rileva che la conoscenza dell’ictus cerebrale non serve solo a prevenirlo, ma anche a curarlo, poiché saper riconoscere precocemente i sintomi è di cruciale importanza per un intervento tempestivo in fase acuta. La possibilità di trattamento trombolitico per via venosa sistemica e/o endovascolare locoregionale rappresentano gli elementi cardine per affrontare l’emergenza.

Ricordiamo che l’ictus è un danno cerebrale causato da un disturbo circolatorio, per ischemia oppure per emorragia. I suoi sintomi più frequenti sono l’Improvvisa comparsa di disturbo di forza o sensibilità; deviazione della rima orale; difficoltà nel parlare; difficoltà a capire; improvvisa ed intensa cefalea; difficoltà nel vedere la metà di ciò che viene osservato. In caso di ictus, è opportuno chiamare subito il 118.