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Bandiera fascista sul Sagro, ANPI: "Il docente sa cosa successe a Vinca?"

La sezione "Gino Lombardi" cita il processo di Perugia alla Brigata Nera di Apuania

“Il docente che ha sventolato sul monte Sagro il vessillo di chiara marca neofascista sa quello che è accaduto nel sottostante paese di Vinca dal 24 al 27 agosto 1944? – scrive in una nota la sezione ANPI “Gino Lombardi” di Pietrasanta. “Se lo sa è uno spregevole e squallido erede morale degli assassini che in sanguinarono il paese, se non lo sa è un mentecatto ignorante, e ci meraviglia che sia un docente cui è affidata l’educazione e la formazione degli alunni”.

Di seguito, il comunicato cita un breve passo della sentenza del processo celebrato a Perugia ai componenti della Brigata Nera di Apuania (pubblicata integralmente sul sito internet della sezione ANPI Gino Lombardi): “Vinca, miserando paese, fu devastato e saccheggiato, incendiato e distrutto insieme con quasi tutti gli abitanti, essendo scampati alla strage solamente taluni di coloro che poterono darsi alla fuga tra i boschi e le montagne”.

“I morti di Vinca furono quasi duecento, tra cui ventinove donne e bambini uccisi con mitraglia e bombe a mano in un chiuso denominato Mandrione; una bimba di due mesi (Battaglia Nunziatina) uccisa al volo dopo essere stata lanciata in aria; una donna (Papa Ercolina) uccisa, poi denudata e impalata; una donna incinta (Marchi Alfierina) uccisa e poi squartata, una vecchia sessantacinquenne bruciata viva con lanciafiamme (teste Marchi Ilma); due vecchi bruciati vivi nelle loro case date alle fiamme (Boni Silvio e Mattei Paris); un cieco della prima guerra mondiale abbattuto mentre tentava di nascondersi in un campo prossimo all’abitato; altre donne uccise malgrado avessero invocato pietà”.

“Gli autori di così efferate carneficine asportarono dallo sventurato paese camion di roba, parte della quale gettarono nel fiume (teste Pinelli Paolina e Micheli Lina); e diversi brigatisti tornanti da Vinca furono notati in possesso di asciugamani, lenzuola e biancheria e oggetti casalinghi (teste Croci Alfredo). Per condurre a termine la spietata rappresaglia furono bloccate le strade d’accesso tutt’intomo al paese (teste Giananti Palmiro).”