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«Donateci boschi: li proteggeremo. Gli incendi, causati dall’uomo non perché incolti»

Fondo Forestale Italiano Onlus: «Sono due le categorie di donatori: chi si vuole liberare del bosco perché non se ne cura e lo deve anche denunciare nella dichiarazione dei redditi, quindi lo sente solo come un problema e poi c’è chi si vuole garantire che il bosco non sarà mai tagliato magari diventando un parcheggio e quindi è animato da un fine ambientale»

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MASSA- CARRARA – I boschi prendono fuoco e gli incendi si moltiplicano, fino a mettere in pericolo le abitazioni: questa estate del 2022 verrà ricordata come una tra le più lunghe estati calde, calda, siccitosa e tormentata dagli incendi. Non ultimo nella vicina Massarosa, quando un mese fa, un centinaio di abitazioni sono state evacuate. Ma non sono mancati incendi anche in Lunigiana e nello spezzino, uno a Parma ha insidiato i binari della ferrovia tanto da dover sospendere le corse dei treni. Su stimolo di alcuni lettori che incoraggiavano ad approfondire il fenomeno denunciando una situazione di incuria dei boschi, abbiamo provato a capire e a rivolgere qualche domanda al presidente del Fondo Forestale Italiano Onlus, Emanuele Lombardi. Con lui abbiamo fatto due chiacchiere sui boschi e sulla Onlus che presiede. Il FFI Onlus è un’associazione, ci spiega il suo presidente, che si propone lo “scopo di proteggere la biodiversità e contrastare cause ed effetti dei cambiamenti climatici mediante attività di forestazione e di conservazione dei boschi, acquistando i fondi da forestare o ricevendone da donazioni e legati testamentari”. L’associazione per il momento possiede 77 ettari di bosco e 91 sono invece gli ettari di bosco ad essa affiliati, i cui proprietari hanno sposato la filosofia dell’associazione. Boschi soprattutto toscani. Anzi, l’associazione è in procinto di entrare in proprietà, per mezzo ettaro, di un bosco a Mulazzo e di 1,6 ettari boschivi  ad Ameglia, oltre a 2 ettari di bosco a Bagni di Lucca. «Quello di Ameglia è molto bello perché è un corpo unico, non è spezzettato: a La Spezia a Sesto Godano, per esempio abbiamo avuto la donazione più grande con 37 ettari, ma sono spezzettati » racconta Lombardi.

«Sono due le categorie di donatori: chi si vuole liberare del bosco perché non se ne cura e lo deve anche denunciare nella dichiarazione dei redditi, quindi lo sente solo come un problema e poi c’è chi si vuole garantire che il bosco non sarà mai tagliato magari diventando un parcheggio e quindi è animato da un fine ambientale».

Gli chiediamo del ruolo del bosco e del suo abbandono da parte dell’uomo, concausa secondo una parte di opinione pubblica, degli incendi che divampano d’estate. «Non è sempre corretto a livello scientifico dire questo , non sono tutti d’accordo nell’affermarlo. L’uomo è abituato a pulire il bosco e pensa che il bosco debba restare pulito. Ma i boschi sono nati prima che l’uomo li iniziasse a coltivare. In realtà il sottobosco contiene umidità -spiega il presidente di FFI – togliere i rovi e pulire il sottobosco non significa sempre maggior protezione del bosco. L’argomento è complesso. Noi non li teniamo puliti, li lasciamo alla libera evoluzione, il bosco ha un suo percorso, ha dei suoi tempi, diversi dai tempi umani: in 10 anni un albero cresce, diventa alto, non arriva più luce e il rovo scompare. Il bosco ha un suo perché, non è disordinato: la natura fa quello che deve fare, il concetto di pulizia è un concetto umano. I boschi non hanno bisogno di cure, c’erano centinaia di milioni di anni prima che arrivasse l’uomo. La nostra filosofia è non  intervenire nel bosco per fare pulizia, non creiamo nuovi sentieri perché il bosco non è un parco cittadino a uso e consumo degli uomini, è invece fine a sé stesso». Sulle cause degli incendi boschivi sempre più frequenti Lombardi fa chiarisce il suo punto di vista: «Gli incendi possono avere natura dolosa o colposa. Sicuramente il terreno è secco, molto più secco di un decennio fa, c’è un cambiamento climatico in corso, non piove e non nevica e quindi, soprattutto se soffia un po’ di vento, il fuoco corre ed è più difficile domarlo. Ma la miccia viene accesa da qualche criminale. Ci sono pochi casi in cui si è dimostrata l’autocombustione. Sicuramente dovremmo criminalizzare ancora di più chi compie questi gesti. Può essere un fatto accidentale come un barbecue o una cicca di sigaretta o un contadino che sbaglia nel dare fuoco alle sterpaglie, oppure può essere doloso: dopo un incendio boschivo scatta il divieto di edificare per 10 anni ma magari un investitore può aspettare e intanto acquista il terreno a un prezzo conveniente ».

Sugli aspetti fondamentali che gli alberi e i boschi possono regalare al territorio, Emanuele Lombardi ricorda due effetti essenziali: «La metà del tronco di un albero è fatto di carbonio. Il carbonio finché sta nel legno non fa danni ma quando si trova nell’aria, mi sto riferendo alla CO2, allora sì che fa danni: la funzione primaria dell’albero oggi è assorbire e conservare la CO2».

L’altra diretta conseguenza legata alla presenza della macchia boschiva è il drenaggio dell’acqua piovana. Fa presente infatti Lombardi: «Il bosco assorbe acqua che poi rilascia lentamente, se non c’è il bosco l’acqua scende più bruscamente perché le precipitazioni non vengono attutite dalle foglie e l’acqua prende così di velocità. Quindi c’è questo effetto positivo grazie alla chioma del bosco e poi c’è il sottobosco che diminuisce il deflusso a valle. Il bosco disinnesca le bombe d’acqua ».

Altro problema legato agli alberi è il verde urbano e la sua manutenzione. La presenza degli alberi, diventa spesso un pericolo soprattutto sotto la furia temporalesca. «Spesso le pubbliche amministrazioni non vogliono assumersi responsabilità e hanno la tendenza a tagliare onde evitare di pagare i risarcimenti per la macchina parcheggiata e danneggiata dall’albero caduto. Ma ci sono professionisti che sanno valutare lo stato di un albero e il rischio che cada: bisognerebbe valutare albero per albero attraverso le perizie di professionisti. Questo nell’ottica del benessere quotidiano; che significa non solo il poter mitigare l’afa estiva ma anche  recuperare il senso estetico: quando si esce e non ci sono alberi si soffre, non dobbiamo dimenticare la bellezza della natura, la bellezza di un viale alberato. Sicuramente si devono scegliere i tipi di alberi più idonei consultando i professionisti competenti, costa ma sarebbe utile per conservare l’ambiente urbano sano e vivibile».

Per chi volesse approfondire, leggere maggiori informazioni circa l’attività del Fondo Forestale Italiano e per eventualmente fare donazioni di boschi o terre da rendere boschive, può visitare il suo sito http://www.fondoforestale.it

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