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Lite CGIL-The Italian Sea Group. I cantieri navali: «Notizie false, i sindacalisti risponderanno dei danni»

«The Italian Sea Group S.p.A. non può tollerare che vengano diffuse notizie false e diffamatorie, tali da arrecare deliberatamente un rilevante danno, patrimoniale e di immagine, all’azienda. Allo stesso modo non è tollerabile che il comportamento di un numero sparuto di lavoratori, finisca per macchiare il comportamento serio e scrupoloso di oltre 500 dipendenti»

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CARRARA – Minaccia querela The Italian Sea Group spa in seguito all’intervento sulla stampa della CGIL, che denunciava le condizioni di lavoro applicate dalla società The Italian Sea Group in relazione a una lettera di contestazione fatta a un operaio della società. «In merito a quanto apparso su alcuni organi di stampa in data 6 Agosto 2022, che riportano gravi affermazioni compiute dai sindacalisti FIOM-Cgil, nelle persone dei signori Massimo Braccini e Umberto Faita, a proposito delle presunte condizioni di lavoro presso l’azienda The Italian Sea Group, l’azienda, per tramite del suo presidente, Filippo Menchelli, intende replicare quanto segue» fanno sapere dalla dirigenza aziendale che parla espressamente di diffusione di notizie false.

Nel  preambolo del comunicato si legge: «Premessa importante è che per la nostra azienda il ruolo del sindacato è da sempre considerato non solo imprescindibile, ma anzi utilissimo, laddove effettivamente rivolto alla tutela dei lavoratori, proprio perché funge da stimolo per la stessa parte datoriale, che può solo trarre beneficio dall’attenzione riposta al miglioramento delle condizioni del lavoro, su cui la The Italian Sea Group S.p.A. ha sempre investito notevoli risorse, anche in fatto di formazione, garantendo ai propri dipendenti i più elevati standard di sicurezza ed accrescendo la qualità degli stessi luoghi in cui la prestazione viene esercitata».

Entrando poi nel vivo della replica, la società punta il dito contro le affermazioni dei due sindacalisti definite diffamatorie, minacciando di chiamare a rispondere personalmente i due sindacalisti dei danni di immagine dell’azienda quotata in borsa e riconducendo la cattiva condotta redarguita solo a pochi lavoratori, circoscrivendo quindi la relazione problematica del cantiere solo a questi: «Ciò premesso – scrive la dirigenza aziendale – è altrettanto vero che la The Italian Sea Group S.p.A. non può tollerare che vengano diffuse notizie false e diffamatorie, tali da arrecare deliberatamente un rilevante danno, patrimoniale e di immagine, all’azienda, trattandosi, come noto, di una società quotata in Borsa. Allo stesso modo non è tollerabile che il comportamento di un numero sparuto di lavoratori, finisca per macchiare il comportamento serio e scrupoloso di oltre 500 dipendenti, che quotidianamente profondono il loro impegno per la crescita dell’azienda e dell’intero territorio. Ovviamente non è sui media che dovrà essere censurata e replicata con fermezza la falsità di talune affermazioni: resta però il fatto, gravissimo, che i signori Massimo Braccini ed Umberto Faita hanno divulgato notizie false e diffamatorie, che screditano l’azienda, e che pertanto gli stessi verranno chiamati a rispondere, personalmente, dei relativi danni, anche e soprattutto in termini di potenziale svalutazione del titolo, come da formale richiesta risarcitoria già loro significata dal legale del gruppo, per tacere delle responsabilità penali di tali condotte, anch’esse meritevoli di approfondimento».

A margine della nota, The Italian Sea Group coglie l’occasione per spegnere la polemica nata anche sul fronte viareggino dove i cantieri apuani hanno acquistato i cantieri Pierini e Picchiotti andati falliti, in riferimento al sindacalista CGIL che aveva evidenziato come ci fossero grossi problemi circa i pagamento delle ditte di subfornitura in tutte le maggiori aziende della nautica a Viareggio e come questo avesse delle ricadute sugli stipendi dei lavoratori:  «Infine, in riferimento ad altro comunicato stampa ad appannaggio del sindacalista FIOM-Cgil, signor Nicola Riva – scrive The Italian Sea Group – apparso su un quotidiano locale negli stessi giorni, si ricorda che tutte le importanti attività che sono state avviate per la rivalorizzazione dei brand Perini e Picchiotti e per la completa ripartenza dei siti produttivi di Viareggio e di La Spezia, fermi da due anni dopo il fallimento della vecchia gestione di Perini, non solo sono perfettamente note alle autorità, ma financo svolte in pieno coordinamento con gli enti: pertanto, se davvero il sindacato volesse confrontarsi su temi e contenuti, anziché agitare inutili spettri, ben potrà farlo proprio al cospetto delle stesse autorità».

 

 

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