Quantcast
LiguriaNews Genova24 Levante News Città della Spezia Voce Apuana TENews

Lunigiana, l’Unione dei Comuni vince la causa contro un dipendente: nessuna violazione

Al centro del contendere la decisione dell'ente di sopprimere le figure dirigenziali

LUNIGIANA – Il giudice del lavoro del Tribunale di Massa ha rigettato l’azione promossa da un dipendente nei confronti dell’Unione dei Comuni e del Consorzio Uno Toscana Nord, anch’esso coinvolto nel procedimento. L’Unione di Comuni era stata trascinata in causa dal dipendente per aver provveduto a una riorganizzazione dell’ente attraverso la soppressione della sua figura dirigenziale, accusandola di aver violato la normativa di legge attraverso la collocazione in una procedura di eccedenza del personale; inoltre, aveva contestato l’Unione in quanto lo avrebbe costretto a dimettersi, per poi essere assunto dal Consorzio Uno Toscana Nord Ovest.

A fronte di quanto sopra, aveva richiesto di essere risarcito dall’Unione, oltre che dal Consorzio di bonifica Uno Toscana Nord, nei confronti del quale ha anche contestato ulteriori vicende contrattuali, che avevano caratterizzato il successivo rapporto con lo stesso. L’Unione si è difesa, grazie all’avvocato difensore Daniele Biagini, «rilevando la piena correttezza delle condotte, riconducibili anche all’adempimento di accordi sindacali intervenuti con le parti sociali».

«In particolare – spiega l’Unione in una nota –la condotta di dimissioni era volontaria e la successiva assunzione presso il Consorzio Uno Toscana Nord era stata oggetto di uno specifico accordo, sottoscritto dall’Unione con il Consorzio Uno e le varie organizzazioni sindacali rappresentate all’interno dell’ente. Il Tribunale di Massa ha condiviso che non vi era stata alcuna violazione nell’atto dimissionario e nel trasferimento del [dipendente] dall’ente al Consorzio. In particolare, in ordine alle dimissioni, ha condiviso la difesa dell’Ente a ché il [dipendente] avrebbe dovuto far valere, nel giudizio, un eventuale vizio del suo consenso/volontà e, non avendolo fatto, ne è conseguita una non rimediabile decadenza. In assenza di una tale richiesta di qualificazione dell’azione, non potevano ritenersi esistenti i presupposti di un’attività del giudice, finalizzata ad annullare quanto il [dipendente] aveva posto in essere: l’atto dimissionario».

L’ente si ritiene «soddisfatto della qualificazione della propria condotta come corretta, nel rispetto anche di un accordo sindacale intervenuto con le parti sociali, senza che sia intervenuta alcuna lesione ai diritti di alcun lavoratore».