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Dallo spaccio del pastore alla bottega del Parco: inaugurato un nuovo spazio per i prodotti locali di qualità

Il Parco delle Apuane ha una sua produzione biologica di nicchia e di filiera corta: mele, pere, ciliege cachi, noci di più varietà locali

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APUANE – La Bottega del Parco si fa più ricca e rafforza il suo legame con le tradizioni locali. Allestita da tempo presso la Geopark Farm di Bosa di Carreggine questo spazio, è stato riorganizzato per una nuova mission: promuovere i prodotti agro-alimentari ed artigianali di qualità, legati alla transumanza apuana. Allestita come un negozio di paese di metà Novecento oggi, tra bilance d’epoca, conche in ceramica e campioni di misura per liquidi e aridi e prodotti provenienti direttamente dall’azienda agricola e dal territorio circostante, funge da vetrina e stimolo per sollecitare le strutture ricettive e di ristorazione aderenti alla Cets e non solo a dare sempre più spazio di valorizzazione ed utilizzo ai prodotti locali, anche con la possibilità di replicare in ogni struttura piccoli corner commerciali per queste produzioni di nicchia e di filiera corta.

La Bottega, che è stata inaugurata il 23 dicembre scorso alla presenza del sindaco di Careggine Lucia Rossi e del consigliere regionale Mario Puppa, è solo l’ultima, in ordine di tempo, miglioria apportata al complesso di Bosa dove negli ultimi anni il Parco ha realizzato diversi interventi. Qui è allestito il Museo della fauna di ieri e di oggi, il Centro visite, l’Agristorante di Bosa e una Vecchia Cucina dove è possibile svolgere un laboratorio sulla filiera del pane. Il museo è articolato in due sezioni: da una parte gli animali, talvolta estinti, che vivevano sulle Alpi Apuane durante l’ultima fase glaciale e il post-glaciale, insieme all’uomo della preistoria; dall’altra parte, i carnivori e gli erbivori che ancora oggi si possono incontrare lungo le cime montuose, le praterie e i boschi del Parco.

Tutte intorno ci sono le coltivazioni. Il Parco delle Apuane, infatti, ha una sua produzione biologica di nicchia e di filiera corta: mele, pere, ciliege cachi, noci di più varietà locali. Da tre anni, anche la scommessa del vino di montagna, in luoghi dove non si è mai prodotto prima. Infine, nel luglio scorso, è stata inaugurata un’area di conservazione genetica e di didattica naturalistica: un arboreto (dedicato alla botanica Maria Ansaldi ) con un breve percorso illustrato al suo interno, dove si trovano alcuni esemplari di abete bianco delle Alpi Apuane, ottenuti da seme autoctono raccolto dagli ultimi individui viventi di Orto di Donna.

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