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Rifondazione sull’acquedotto del Cartaro: «Paghi chi inquina, non i cittadini»

MASSA – «Per noi l’acquedotto del Cartaro è il luogo del “delitto”. Un delitto che si ripete quotidianamente senza che vengano intraprese iniziative dagli organi competenti per porre un rimedio definitivo. Quello che la commissione ambiente ha esaltato come un successo, in realtà è un obbligo a cui Gaia è tenuta: fornire acqua potabile che viene da una sorgente inquinata». Inizia così la nota ufficiale di Rifondazione Comunista Massa-Carrara che attacca la commissione del Comune di Massa sulla situazione del Cartaro.

«Tra l’altro vogliamo sottolineare che il nuovo impianto di decantazione della marmettola è stato installato a seguito di una indagine dei carabinieri forestali che durante le ispezioni hanno rilevato diverse carenze. Il “delitto” è appunto il fatto che nonostante l’inquinamento derivi dalle attività di escavazione situate a monte dell’impianto e sulle pendici del Monte Sagro, il costo per rendere potabile l’acqua lo pagano i cittadini, cavatori e lavoratori delle cave compresi, nelle bollette: circa 300’000 euro l’anno. – continua Rifondazione – Eppure l’amministrazione comunale ha piena coscienza di questo tanto da approvare nella pratica dei Piani attuativi dei Bacini Estrattivi un documento redatto dal CNR di Pisa che certifica l’inquinamento della sorgente del Cartaro dovuto alla marmettola e che individua i due luoghi da dove arriva la polvere di marmo. Nonostante questo si fanno ancora passerelle all’impianto del Cartaro, plaudendo alla tecnologia, mentre non si muove un dito per rendere giustizia sociale: paghi chi inquina. E’ pertanto evidente politicamente la sudditanza della Commissione Ambiente agli interessi dei “prenditori” di marmo della nostra città, cosa già evidenziata dalla adozione dei Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi».

«Rifondazione Comunista di Massa ritiene che l’ingiustizia sociale che si continua ad ammettere, cioè che l’inquinamento delle cave lo paghino i cittadini con le bollette, richieda una presa di posizione dura e decisa. Gli utili milionari che producono i concessionari di cava vengono fatti depredando un bene comune, sfruttando i lavoratori che sono sempre meno e sempre più a rischio sui piazzali, facendo pagare ai cittadini i danni da inquinamento prodotti. – chiude la nota – Tutto questo avviene nel silenzio dei governi della nostra città che preferiscono girarsi dall’altra parte invece che porsi in conflitto con il capitale estrattivo e distruttivo delle nostre acque».