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Lunigiana, il mistero della tomba scomparsa. Il caso risolto da un appassionato di storia

Si tratta di Matteo Maggiani, aullese: «La ricerca sulla lapide in questione è stata sicuramente la più lunga di tutte quelle in cui mi sono cimentato»

AULLA  – Cosa succede quando un appassionato di storia inciampa in un mistero irrisolto? Che, se le ricerche sono ben condotte e ha un pizzico di fortuna, può rivelare una delle più grandi curiosità del passato rimaste nascoste per tanto tempo. E’ il caso di Matteo Maggiani, diplomato alle scuole magistrali e in attesa di poter entrare di ruolo nella scuola, che come hobby ha la poesia, infatti ha scritto alcune raccolte, e soprattutto la storia lunigianese. Classe 1977, Matteo è di Pallerone (Aulla) e ha già dato diversi contributi, grazie ai suoi studi, alla comunità in cui vive.

Ma veniamo al mistero. Un uomo, un lord di un’illustre famiglia inglese, è stato sepolto per molti anni nella chiesa e poi nel castello di Olivola, una frazione del comune di Aulla (Massa-Carrara). Ai tempi un presidio Malaspiniano molto importante. Ma chi era quest’uomo? E perché ebbe la “possibilità” di essere sepolto in due luoghi così significativi? Il lord si chiamava Charles Herbert, ed era morto di vaiolo a Firenze, in casa Dudley. Spinetta II Malaspina, allora potentissimo marchese di livello internazionale, decise di farlo seppellire nel sepolcro di famiglia, tanto che re Carlo I d’Inghilterra gli spedì una lettera di ringraziamento. Ma ora la lapide di Herbert, là, tra i resti del castello e della chiesa, non c’è più. Che fine ha fatto? Se lo sono chiesto molti storici che non sono giunti a nessuna conclusione o a conclusioni sbagliate. Ma ci ha pensato Matteo. Finalmente, “il caso” ha una risposta: la lapide ha solcato i mari fino a Londra, dove, nella chiesa di St. Michael and All Angels di Higclere, sono custodite i suoi resti e nell’incisione si fa riferimento alla terra di Lunigiana, in particolare ad Olivola.

Raccontaci, come ti sei appassionato alla storia di Herbert e come hai condotto le ricerche?

«È tutto partito leggendo Storia della Lunigiana Feudale di Eugenio Branchi, una trilogia che mi venne regalata per il mio quarantesimo compleanno dagli amici. Questa opera del Branchi è essenziale per ogni storico o ricercatore che vuole avvicinarsi alla storia della nostra terra; un giorno, leggendo del marchesato di Olivola-Pallerone, mi imbattei in una trascrizione di una lapide tombale che si diceva si trovasse nell’antica pavimentazione della chiesa di Olivola, dove vi era sepolto un lord inglese, la tomba e la lapide scomparvero poi alla fine del 1800 quando venne rifatta la pavimentazione, trovai la cosa molto curiosa e interessante, cosa c’entrava un inglese con Olivola? Che fine aveva fatto la lapide? Erano domande che mi ronzavano in testa, come se fosse un mio dovere trovare le risposte.»

So che sei stato di persona in quel luogo. Perché? E che cosa hai provato?

«A me piace molto visitare di persona i luoghi di cui ho letto la storia, anche perché quando si è lì sul posto riesci a vedere le cose sotto un altro aspetto. Ovviamente è molto semplice quando il luogo di cui hai letto è solo a pochi chilometri di distanza, si riesce a farsi un’idea precisa di come possano essersi trasformati i luoghi nel tempo, è per me sempre un’emozione quando visito luoghi storici, mi immergo nel passato e immagino gli eventi che ci sono stati tramandati ed alcune volte, con un po’ di fortuna, si fanno piccole scoperte.»

Come hai svolto le tue ricerche e quanto sono durate?

«La ricerca sulla lapide in questione è stata sicuramente la più lunga di tutte quelle in cui mi sono cimentato. Sono partito dalla semplice iscrizione letta sulla pagina di un libro e sono finito ad inviare una lettera ai conti di Carnavon in Inghilterra, il tutto è durato alcuni mesi, anche perché ogni volta che mi sembrava di aver raggiunto un punto morto, trovavo sempre un collegamento che mi portava più vicino a scoprire che fine avesse fatto la lapide perduta, peraltro senza mai trovare la prova conclusiva per parecchio tempo. La maggior parte delle informazioni le ho fortunatamente reperite in alcuni archivi resi accessibili su internet, altre informazioni da archivi storici locali, altre dai miei preziosi libri che custodisco gelosamente.»

Che cosa ti ha spinto ad appassionarti alla storia locale? C’è stato un colpo di fulmine?

«Io sono nato a La Spezia, dove ho vissuto fino alla maggiore età, poi sono andato ad abitare a Pallerone con i miei nonni, volevo scappare dalla città per stare in un luogo a mia misura, a quattordici anni mi venne regalato “Un palmo di Lunigiana”, il primo libro su Pallerone scritto da padre Venanzio Belloni e mi ricordo che nelle lunghe serate invernali, davanti al camino acceso, leggevo delle gesta degli antichi marchesi Malaspina che governavano il feudo di Olivola-Pallerone e ne rimanevo affascinato. Così, il giorno dopo, montavo in sella alla mia bicicletta e andavo di persona a vedere i luoghi di cui avevo letto la sera prima, ogni tanto riuscivo anche a coinvolgere gli amici in quelle “avventure storiche”.»

So che all’attivo hai diverse ricerche. Ce ne illustri qualcuna?

«Ogni mese scrivo un articolo, per il  giornalino del paese, sulla rubrica a carattere storico locale che ho chiamato “Frammenti del passato”. Tratto principalmente di fatti riguardanti la storia di Pallerone, questo impegno preso è comunque uno stimolo per scoprire nuove cose o riscoprirne altre che si erano dimenticate. Ultimamente un’altra mia piccola scoperta è stata l’interpretazione di un affresco nel castello di Pallerone, ipotizzavo che l’opera rappresentasse l’Aurora che scaccia la notte, invece che il mito di Selene, come ultimamente veniva spiegato ai visitatori. Ovviamente non essendo un esperto d’arte ho dovuto confutare la mia ipotesi con una persona del settore: l’ex sovrintendente delle belle arti della Liguria Piero Donati, al quale inviai la mia piccola ricerca correlata da fotografie. La sua cortese risposta fu che c’avevo visto bene! Me ne rallegrai e informai anche il gentilissimo proprietario del castello, il signor Malatesta Alberto, che ne fu piacevolmente incuriosito.»

Quali sono i progetti per il futuro?

«Ho molti progetti in testa, ma il tempo mi è tiranno. Ho preparato una bozza di un’ipotetica guida fotografica di Pallerone, una guida per turisti di passaggio o semplici curiosi della storia locale. Vorrei girare un video sul castello di Pallerone, visto che per il momento sono riuscito a farne altri due: uno sulla chiesa ed uno sul borgo; avrei anche idea di organizzare una caccia al tesoro per tutto il territorio di Pallerone, per permettere di conoscere meglio il proprio paese ai più giovani. Mi è stato anche chiesto di fare un compendio di tutti gli articoli che pubblico sul giornalino, ma aspetto di scriverne ancora un po’ prima di andare in stampa, per il momento attendo la pubblicazione su Studi Lunigianesi della ricerca sulla lapide perduta, che dovrebbe essere a novembre.»

Per chi volesse conoscere tutta la storia scoperta da Matteo, può attendere la nuova edizione di “Studi Lunigianesi” che a breve sarà nuovamente in tutte le librerie locali.