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Le associazioni ambientaliste: «Nelle Aree Contigue di Cava non si scava, se è presente zona di tutela»

Apuane Libere, CAI Massa, GrIG Presidio Apuane, Italia Nostra Massa-Montignoso e La Pietra Vivente intervengono dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso degli ambientalisti

MASSA-CARRARA –  “La sentenza del Consiglio di Stato, se da un lato consente l’escavazione all’interno delle cosiddette “Aree Contigue di Cava”, enuncia in modo netto il principio giuridico che nelle stesse Aree Contigue di Cava (ACC), sovrapposte a zone di tutela, “le nuove attività estrattive, la riattivazione delle cave dismesse, gli ampliamenti di attività estrattive esistenti e le variazioni di carattere sostanziale di attività esistenti non possano interferire con SIC, SIR e ZPS”. In definitiva, nelle ACC non si scava, se è presente zona di tutela”. E’ quanto tengono a precisare Apuane Libere, CAI Massa, GrIG Presidio Apuane, Italia Nostra Massa-Montignoso e La Pietra Vivente a proposito della sentenza del Consiglio di Stato che ha condannato le associazioni ambientaliste. Queste ultime avevno impugnato la delibera regionale di integrazione del Pit, regalando agli imprenditori del marmo quella che gli stessi hanno definito una “storica vittoria”.

“Non esistono zone “franche” ove scavare – sottolineano le associazioni – come invece vorrebbe fare il Parco delle Alpi Apuane con i numerosi tentativi “cavillosi interpretativi” di interpretazione delle regole e delle leggi affidati a importanti studi legali e Università, pagati con i denari della collettività al solo scopo di “violare” ancora di più l’ambiente. E come vorrebbe attuare oggi il Comune di Massa, in maniera improba, avendo affidato al Centro di Geotecnologia di Siena la “visione contra legem” delle regole tecniche dell’adottato Pabe, con la norma inserita nelle scheda tecnica Quadro Generale, Allegato B, TITOLO III – DISCIPLINA PER LA SOSTENIBILITÀ IN MATERIA AMBIENTALE, Art. 16, Distanze di rispetto e fasce di tutela, comma 2:”Per le attività in sotterraneo le attività possono estendersi al di sotto delle ZPS e ZSC, ma all’interno del perimetro delle Zone Contigue di Cava (ZCC) del Parco delle Alpi Apuane, assolutamente no! Lo sentenzia il Consiglio di Stato, lo afferma a chiare lettere: non si scava in zone di tutela, né sopra il suolo, né sotto il suolo”.

“Non è credibile il “buonismo ambientalista” degli estensori del PABE di Massa – continuano Apuane Libere, CAI Massa, GrIG Presidio Apuane, Italia Nostra Massa-Montignoso e La Pietra Vivente – il Centro di Geotecnologia di Siena, quando affermano che “abbiamo operato nella salvaguardia del territorio”. Per fortuna, ancora una volta, sono intervenute le associazioni ambientaliste e il Consiglio di Stato per salvaguardare davvero il territorio. Questa norma vale ovunque. Dunque, anche nei confronti della società ricorrente Henraux S.p.a, che non potrà proporre piani di cava in aree ZPS. La Sentenza non autorizza, ex se, alcuno specifico intervento, ma, di contro, si limita a fissare un perimetro pianificatorio di intangibilità per SIC, SIR e ZPS, recando una serie di prescrizioni di dettaglio, fra cui: il divieto di attività estrattiva finalizzata alla produzione di inerti; il divieto di realizzazione di discariche di cava e la limitazione del “deposito provvisorio” a tassative ipotesi; la conformazione dello svolgimento dell’attività “in modo da garantire la sostenibilità degli effetti ed il corretto sfruttamento della risorsa lapidea”; la subordinazione delle nuove attività estrattive e della riattivazione di cave sottese all’individuazione di quantità sostenibili, enucleate anche in funzione del raggiungimento di una quota minima di lavorazioni “in filiera corta”. La Sentenza, che pone ancora una volta “pietre fisse, capisaldi” per le Amministrazioni e il Parco, è un ulteriore passo in avanti nella vera e intangibile salvaguardia del paesaggio e del territorio a favore delle popolazioni locali”.

“Anche la sentenza del TAR n. 00524/2020 del 30.04.2020 – aggiungono le associazioni – sul ricorso proposto contro la deliberazione del Consiglio Direttivo dell’Ente Parco, n. 21 del 30 novembre 2016, riguardante l’approvazione del Piano del Parco nella parte in cui “sua sponte” provvedeva alla modifica dei perimetri delle Aree Contigue di Cava come riconosciuti dalla legge istitutiva 65/97, ha stabilito l’impossibilità di modificare le ACC “con un tratto di penna”. Solo una nuova legge regionale può intervenire. Questo inciso è importantissimo nell’accertamento definitivo dell’estensione “vera” dell’ACC in quelle cave che hanno “sconfinato” scavando abusivamente e, soprattutto oggi, nell’adozione di un PABE a “confini variabili” tra quelli effettivi della legge istitutiva 65/97 e quelli “comodi” della deliberazione cassata dal TAR che cavatori, Parco e Comune vorrebbero applicare”.

“Ancora una volta – chiudono – assistiamo ad una “confusione” degli estensori del PABE e del Comune di Massa nell’applicare la norma. Per questo motivo invitiamo i Consiglieri comunali ad una attenta valutazione del materiale tecnico. In fase di osservazione, invitiamo i Consiglieri alla stesura delle necessarie modifiche di legittimità e buonsenso da apportare”.