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«Spiagge libere, esperienza ormai riservata a chi ha abbastanza soldi»

Solidarietà dall'associazione Trentuno Settembre all'iniziativa del gruppo "In 500 sulla battigia". Rifondazione Comunista: «Dal mare ai monti il furto dei beni pubblici continua, con l'avallo delle forze che amministrano i territori»

MASSA – Solidarietà da parte dell’associazione Trentuno Settembre all’azione dimostrativa del collettivo “In 500 sulla battigia” per la rivendicazione del diritto alle spiagge libere. “Allo stesso modo – precisano dalla Trentuno Settembre – deprechiamo gli interventi volti a intimidire libere cittadine dall’esercitare il proprio diritto di accesso e fruizione di un bene comune. Il litorale di Massa è certificato come un esempio negativo a livello nazionale per la carenza di spiagge libere, che sono state ridotte ulteriormente con le scelte dell’amministrazione Persiani. La Riviera Apuana oscilla tra il 90,3% di spiagge in concessione di Massa e il 97% di Montignoso come indicato dal “Rapporto Spiagge 2021″ di Legambiente. E’ scientificamente provato che trascorrere del tempo vicino all’acqua ha benefici sia fisici che psicologici e questi sono superiori per coloro che non possono permettersi altri lussi. La Riviera Apuana da quasi tre decenni è un tratto di costa che viene amministrato con l’obiettivo politico di creare e aumentare le diseguaglianze”.

“Cancellare le spiagge libere – sottolineano dall’associazione – significa impedire alle persone comuni di godere di un’esperienza bella e rilassante che non dovrebbe essere riservata a uso esclusivo di chi ha abbastanza soldi. E’ ancora più grave che questo sia accaduto dopo il confinamento dovuto alla pandemia, con una destra alla prima esperienza amministrativa che ha mostrato il suo approccio muscolare e privatistico contro i beni comuni.  Si sono ripetute scelte amministrative contro gli spazi pubblici sia lungo la costa che il corso del fiume Frigido senza, tra l’altro, una sola iniziativa contro l’inquinamento causato dalle cave. Una destra che opera in favore degli interessi dei “baroni ladroni” che sfruttano i beni comuni, come le spiagge, per accumulare profitti molto spesso al nero. Una destra irritante che governa cercando di impedire un bagno gratuito nel mare o nel fiume a coloro che non hanno o non vogliono spendere soldi per tuffarsi in un bene di proprietà pubblica. L’esperienza amministrativa delle destre verrà ricordata per aver tolto ai massesi tutto ciò che è comune e condiviso come spiagge, fontane, piazze, parchi, verde, asili, parcheggi e presto altri pezzi delle Alpi Apuane. Un’azione amministrativa che agisce contro gli interessi e i diritti collettivi con altri due anni di fronte per colpire ulteriormente le persone e i beni comuni”.

Rifondazione Comunista: «Dal mare ai monti il furto dei beni pubblici continua, con l’avallo delle forze che amministrano i territori »
Sul tema è intervenuto anche il partito della Rifondazione Comunista di Massa, riaccendendo i riflettori, da una parte, sul problema della fruizione delle spiagge pubbliche (“poche e dimenticate dall’amministrazione”), e sulla questione concessioni di cava dall’altra. “Le poche spiagge libere maltenute e la cessione discutibile di una concessione di agro marmifero, sono entrambe figlie di una tendenza in atto da anni: cedere i beni della collettività per il profitto di pochi, cioè privatizzare i profitti e socializzare le perdite – scrive il partito in una nota – Nei periodi di crisi l’amministrazione comunale toglie il diritto di frequentare le spiagge a chi non se lo può permettere cedendo pezzi di arenili liberi ai privati, in cambio di servizi che spesso non vengono resi. Cittadine e cittadini becchi e bastonati”.

“Sulle nostre Apuane – continuano – si continua a favorire i concessionari di cava ai quali si permette di scambiare le concessioni camuffando il tutto con “trasferimenti di rami d’azienda” e creando così rendite parassitarie e danni della collettività. Ci avevamo provato sia in Consiglio Regionale che in Consiglio Comunale di Massa a modificare queste regole, ma non abbiamo avuto successo: hanno vinto, sia a Firenze che a Massa, le forze che stanno dalla parte del profitto, di quelli forti, e che favoriscono l’esproprio dei beni collettivi, nonostante che, almeno formalmente, stiano sotto bandiere di partito opposte. Dal mare ai monti il furto dei beni pubblici continua, con l’avallo delle forze che amministrano i territori”.

“Denunciamo – chiudono dal partito – come Rifondazione Comunista questa sottrazione dei beni pubblici a favore dei potentati economici del nostro territorio che in cambio di queste regalie si impegnano quotidianamente ad accentrare la ricchezza del territorio in poche mani, ricchezza che spesso prende la via dei paradisi fiscali togliendo a tutte e tutti risorse per la sanità, per la scuola, per il sostegno sociale”.