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Da giugno consentite le sagre, ma i sindaci della Lunigiana dicono no

Le motivazioni sono legate alla pandemia che ha colpito duramente la popolazione e che ha provocato una grave crisi economica con conseguenze drastiche per un territorio già fragile e marginale

LUNIGIANA – Il governo ha optato per riaprire le sagre a partire dal 15 giugno scorso, ovviamente con una serie di linee guida da seguire affinché tutto sia regolamentato per contenere il contagio da Covid-19. Ma in Lunigiana (Massa-Carrara), terra di sagre e di feste sempre tanto attese, dove i prodotti tipici del territorio vengono esaltati da moltissimi anni, è stata presa una decisione contraria all’unanimità, almeno per quanto riguarda le tredici amministrazioni facenti parte dell’Unione dei Comuni.

Infatti, tutti i sindaci hanno emesso la stessa ordinanza che vieta le sagre per quest’estate, almeno fino a quando la situazione non sarà risolta. Le motivazioni sono legate alla pandemia che ha colpito duramente la popolazione e che ha provocato una grave crisi economica con conseguenze drastiche per un territorio già fragile e marginale. Inoltre, difficile, si spiega nel documento, tenere sotto controllo il flusso turistico proveniente dal nord Italia, ma anche da altri paesi europei.

Tutelare i cittadini le attività commerciali in crisi è, dunque, l’obiettivo della decisione presa all’unisono dai sindaci, affinché si evitino grandi assembramenti e conseguenti contagi e, soprattutto, per far sì che i ristoratori possano ricominciare dopo un anno di stop. Quindi, anche per quest’anno, si dichiarano sospese le sagre fino al 31 agosto nella speranza di poter tornare presto alla normalità, ma i Comuni, assicurano, organizzeranno tanti eventi, più facili da gestire, in modo tale da poter respirare ancora quell’atmosfera estiva che tanto mancava a tutti.