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Pontremoli: il Museo delle Statue Stele ha sei reperti in più, e sono uno più bello dell’altro foto

I reperti sono quattro statue sculture e due "facion". Quella di Levanto apre a nuovi studi sui confini dei monoliti

PONTREMOLI – Nella cornice del castello del Piagnaro di Pontremoli (Massa-Carrara) dove ha sede il Museo delle Statue Stele, è stato dato ufficialmente il benvenuto a sei nuovi reperti storici, di cui quattro stele originali. Il tutto si è svolto sotto la guida del direttore del museo Angelo Ghiretti che, ai numerosi presenti, ha regalato, accompagnato dal sindaco di Pontremoli Lucia Baracchini e dal sindaco di Filattiera Anna Folloni, un tour speciale.

I reperti sono quattro statue stele, tre delle quali rappresentanti il pugnale conficcato nel terreno di cui il manico, che spunta all’esterno, è di forma antropomorfa, mentre la quarta è la tipica tomba di guerriero. Gli altri due oggetti, invece, sono due “facion”, molto in voga nell’antica Lunigiana, che facevano da guardia alle case allontanando spiriti maligni, di cui uno trovato a Zeri e donato dallo storico scomparso da poco Germano Cavalli in cambio di un organetto destinato al Museo Etnografico della Lunigiana, figlio della sua attività, mentre l’altro è un originale reperto del castello del Piagnaro stesso, un satiro.

Le stele esposte nel museo a partire da questo fine settimana hanno, però, tutte una storia interessante. Come diceva il professor Cavalli, loro “si fanno trovare”, e così è stato per la prima, quella conservata meglio di tutte e di una bellezza inaudita, la stele Pontremoli, trovata sul Monte Galletto; e, a farsi trovare da Matteo Scardovelli e Andrea Varesi Eliserio, è stata anche la stele Levanto, un frammento che per quanto piccolo, in realtà, ha un significato importantissimo, poiché delimita l’uso delle stele in confini che non erano stati calcolati dagli studiosi ma che, a quanto testimonia la pietra, seguono la linea della Lunigiana storica. Questo frammento di testa è stato assegnato dal Ministero dei Beni Culturali al museo pontremolese, mentre due copie raggiungeranno i musei di La Spezia e di Levanto.

Altra faccenda, invece, per la stele Caprio superiore. Incastonata nelle mura di una casa e donata dalla famiglia Dueblin di Basilea, è arrivata al Museo solo dopo la sua sostituzione con un calco ottenuto grazie alla collaborazione del Rotary di Pontremoli. La stele era stata usata come “facion” durante la costruzione della casa da parte dei loro avi e sulla fronte porta incisa una croce chiaramente imposta per annullare i poteri pagani della statua. Fondamentale, per farla arrivare a Pontremoli, è stata l’intercessione del sindaco di Filattiera Annalisa Folloni.

Infine, torna al sicuro la Stele Càmpoli, esposta agli agenti atmosferici, ma anche alle “negligenze” umane, che l’hanno vista oggetto utile per affilare lame delle falci e bersaglio di un colpo di fucile, riportando numerosi pallini sulla superficie. Trovandosi nel campo di un contadino, il proprietario Luigi Properzio, cento anni fa vi incise su le sue iniziali, come segno di proprietà.

Ora, tutte queste splendide testimonianze della nostra storia passata sono visitabili grazie a una collaborazione avvenuta tra amministrazioni, associazioni e studiosi che, prima di qualsiasi cosa, mettono sempre l’amore verso il nostro territorio.

«Questo momento era ormai improcrastinabile – ha commentato il sindaco Lucia Baracchini – sei pezzi non sono pochi e il mio ringraziamento va a tutti gli scopritori. Come diceva Cavalli, le statue stele si fanno trovare e, con lui, ma anche con tanti altri che sono stati personaggi fondamentali per questo museo, siamo stati costretti a guardare queste pietre con occhio diverso. Ringrazio anche gli uffici che si sono occupati di tutto, i responsabili del castello e del museo, e il direttore Ghiretti che ha una passione unica, viscerale per questa attività. Lui stesso rappresenta il concetto di Lunigiana intesa in senso storico, poiché da Parma raggiunge Pontremoli avendo una cura particolare per ciò che significa questo museo per noi e per il territorio. Grazie anche alla sindaca di Filattiera che è stata fondamentale per il recupero dei reperti siti nel suo comune».