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Estensione concessioni per chi investe nella città: «Norma cavillo in pregiudizio della filiera corta, del lavoro e dell’ambiente»

Italia Nostra e GriG chiedono chiarimenti al Comune di Carrara. «Chiediamo uno “scatto di orgoglio” nel proporre veri strumenti di premialità della durata della concessione»

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CARRARA – Cave, Italia Nostra e GriG chiedono al Comune di Carrara di fare chiarezza in merito alla recente modifica del regolamento sugli agri ha introdotto una nuova possibilità per l’estensione delle concessioni per coloro che decidono di investire nella città. Si tratta, secondo le associazioni, di una “norma cavillo a favore dei soli cavatori per estendere la durata della concessione fino a 25 anni, in pregiudizio della filiera corta, del lavoro e della salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, con l’escamatoge di favorire una premialità legata a progetti di interesse generale. Ma il legislatore regionale è stato chiaro: ha parlato di filiera corta e di eventuale impegno allo sviluppo di un progetto di interesse generale che generi nuova occupazione”.

“Le ricadute occupazionali e di sviluppo economico e sociale del territorio interessato dalle cave di marmo apuano, che le previsioni sulla cosiddetta filiera corta intendono promuovere – continuano da Italia Nostra e GriG – rappresentano un’evidente misura compensativa delle rilevanti incidenze inevitabilmente prodotte dall’attività estrattiva in generale, e quella del settore lapideo di cui si tratta in particolare, ciò, a maggior ragione, in relazione al paesaggio delle Alpi Apuane ed alla risorsa “marmo” ivi presente, unici al mondo, non riproducibili né integralmente ripristinabili. Abbiamo dunque chiesto in questi giorni alla Regione Toscana di: 1) chiarire se è possibile estendere la concessione introducendo bonus di annualità a fronte di indefiniti progetti lasciati ai desiderata dei cavatori stessi; 2) verificare il rispetto della normativa estense per i richiedenti l’estensione della concessione in merito a cause di decadenza per  – inattività dell’esercizio della concessione protratta per due anni;  – mancato pagamento del canone per due anni; – mancata ricognizione in dominum dell’agro marmifero; 3) verificare la regolarità di concessioni che non hanno mai coltivato l’agro marmifero (ad esempio Concessione n.1 + altre), godendo, in qualità di “soci parassiti”, della distribuzione dell’escavato”.

Al Comune di Carrara, invece, le associazioni chiedono “uno “scatto di orgoglio” nel proporre veri strumenti di premialità della durata della concessione, non necessariamente fino a 25 anni, in rapporto: 1) alla resa, fissando percentuali superiori al 30% di produzione di blocchi, semi blocchi, lastre e marmette per ottenere l’estensione, con esclusione dei derivati di produzione (scaglie); 2) alla gestione del detrito al monte, inserendo nel regolamento la previsione di una polizza fideiussoria a favore del Comune, al momento del rilascio dell’autorizzazione estrattiva, di immediata escussione, a garanzia della rimozione degli scarti di lavorazione, terra e roccia, prodotti durante ogni anno di attività, in quanto, se non funzionali all’attività estrattiva autorizzata, come previsto dai PABE, devono essere rimossi entro l’anno di produzione, pena l’applicazione di sanzioni in tema di rifiuti di estrazione e deposito incontrollato e riduzione dell’annualità della concessione. Una proposta, dunque, forte e innovativa: in tema ambientale, chi inquina paga; in tema di cava, chi produce scarti e non rimuove paga”.

 

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