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«Urge fermare la frantumazione delle montagne e l’inquinamento delle falde acquifere»

MASSA – In pochi giorni in Provincia di Lucca le autorità competenti hanno fermato quattro attività estrattive. A Vagli per presunta corruzione e per inquinamento ambientale, a Stazzema per inquinamento e mancato rispetto delle prescrizioni, a Seravezza per lavorazioni difformi all’autorizzazione, inquinamento e distruzione di cavità carsiche. Ciò mentre con i nuovi Piani Estrattivi si preannuncia l’apertura di nuovi punti estrattivi nel Parco delle Apuane.

«La situazione che si evidenzia – spiega Rosario Brillante di Sinistra Ecologista Versilia – segnala la necessità di una verifica complessiva sull’intero sistema estrattivo e la responsabilità di ciò ricade innanzitutto su quegli enti che provvedono al rilascio di concessioni, proroghe, ipotesi di nuovi piani di espansione. Si avverte la necessità di fare il punto della situazione. Oltre che sull’impatto di queste attività con il territorio anche con le effettive ricadute in termini occupazionali e la distribuzione della ricchezza prodotta dalle aziende. Viene stimato che negli ultimi 40 anni sia stato estratto dalle Apuane tanto materiale quanto quello degli ultimi 2000 anni. Ed oggi le montagne vengono frantumate per la produzione di carbonato di calcio a favore di multinazionali che ne fanno dentifrici, farmaci, vernici, componenti per l’edilizia.»

«Si tratta di una situazione esplosiva giunta oltre la sostenibilità che impone una riduzione dell’escavato e la valorizzazione esclusiva dei marmi di pregio – prosegue Brillante – Tutto questo accade mentre l’occupazione è calata in modo drastico , la quota di grezzo venduto aumentata; e spesso alcune attività di trasformazione sono date in appalto per ridurre i costi di produzione. Non è difficile immaginare che in questo quadro di inadempienze da parte delle imprese, di nuova organizzazione del lavoro, i lavoratori – dopo aver subito una caduta della loro forza contrattuale – saranno oggetto del classico ricatto occupazionale. Urge quindi l’assunzione di un’iniziativa politica, istituzionale e sindacale che da un lato ponga le attività estrattive sotto una “sorveglianza speciale” ma che rivendichi al tempo stesso la necessità che il marmo estratto venga lavorato in zona senza se e senza ma.»

«E’ l’ Arpat-Toscana – conclude Sinistra Ecologista – a dichiarare che ormai chiaramente “il contesto economico ed industriale dell’area Apuana non riesce ad allinearsi alle esigenze del rispetto ambientale”. Il settore  per avere un futuro deve necessario puntare sui marmi pregiati, ammodernare la tecnologia di escavo e taglio per far cessare l’inquinamento delle falde e dei corsi d’acqua, fermare la frantumazione delle montagne per ridurle in polvere, cessare progressivamente ma in tempi certi le attività di scarso pregio. Se politica e sindacati non si collocheranno alla testa di questa netta conversione dell’uso della risorsa naturale, incalzando le imprese, i contrasti tra estrazione e settori sempre più ampi della società civile sono destinati ad accentuarsi. A rimetterci saranno alla fine sempre e soltanto i lavoratori ai quali va garantito un futuro in una nuova prospettiva».