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«Non avvantaggiamo nessuno, richiamiamo le imprese del marmo alle loro responsabilità»

Così il vicesindaco di Carrara Matteo Martinelli sulle concessioni: «Da noi contributo concreto su occupazione, ambiente e infrastrutture»

CARRARA – «Il “Regolamento per l’incremento temporale delle concessioni” al vaglio della Commissione marmo non cede alcunché alle imprese del marmo e non ha nulla a che vedere né con la proprietà delle cave né con la determinazione delle tariffe e dei canoni che queste sono chiamate a pagare, peraltro oggetto di una recente e importante rivisitazione al rialzo che ha toccato i materiali più pregiati. Dispiace che l’operato dell’amministrazione in un settore così importante come quello della gestione del lapideo venga denigrato senza che prima siano compresi e nemmeno approfonditi gli atti di cui si discute»: si apre così la replica di Matteo Martinelli alle polemiche a mezzo stampa in merito al “Regolamento per l’applicazione dell’articolo 21 del Regolamento per la concessione degli Agri marmiferi.

Il testo definisce i criteri per la quantificazione della durata delle concessioni del periodo transitorio e introduce una vera e propria rivoluzione: fermo restando il tetto massimo dei 25 anni individuato dalla Legge Regionale e la possibilità, prevista sempre da questa norma, di raggiungerlo attraverso l’incremento della filiera locale, l’amministrazione pungola le imprese a impegnarsi di più anche sul fronte di occupazione, ambiente e infrastrutture pubbliche. «Questo non significa cedere la sovranità ma al contrario richiamare le imprese alle loro responsabilità nei confronti della comunità all’interno della quale operano» spiega Matteo Martinelli.

I concessionari sono infatti pungolati a presentare progetti di interesse generale, per “estendere”  – nei limiti già fissati dalla legge – la fase transitoria, dando un contributo concreto e positivo su ambiente, infrastrutture e occupazione: «Ci pareva di ricordare che questi temi un tempo stessero particolarmente a cuore alle associazioni e ai partiti che oggi ci attaccano, ricorrendo peraltro ad argomentazioni vaghe e confuse. Il regolamento di cui parliamo non tratta di canoni e tariffe né tanto meno di proprietà. Stiamo parlando di durata del periodo transitorio e di un impianto già definito dalla norma regionale che noi abbiamo calibrato sulla nostra realtà a beneficio della comunità carrarese» prosegue Matteo Martinelli.

Sulla questione torna anche Stefano Dell’Amico, presidente della commissione Marmo che sta discutendo del regolamento: «Ricordo che se tutti presentassero progetti con il massimo investimento possibile, dalle cave arriverebbe un gettito extra di circa 27 milioni di euro. Un contributo non da poco per la nostra città con ricadute non solo economiche ma anche occupazionali, ambientali e infrastrutturali. Il tutto senza fare sconti di alcun tipo su tariffe e contributi e nel pieno rispetto dell’impegno, che abbiamo assunto ormai quattro anni fa, a incrementare le ricadute positive del settore lapideo sulla collettività».

I contenuti del regolamento si aggiungono alla modifica chiesta e ottenuta sulla legge regionale 35/2015 nella parte relativa alla filiera: «Abbiamo rivisto il rapporto tra percentuale di lavorazione in loco e anni di estensione. In origine con il solo 50% della filiera il concessionario otteneva la massima estensione. Noi abbiamo preteso di più e adesso con il 50% della lavorazione in loco si ottiene l’estensione minima di 13 anni. Per arrivare alla soglia massima dei 25 anni previsti dalla legge regionale si deve lavorare in loco il 100% del materiale estratto» ricorda Dell’amico.

Le “pretese” dell’amministrazione non si sono fermate qui: lo dimostra il nuovo regolamento che pungola i concessionari a fare di più per la città, fermo restando ovviamente l’obbligo di lavorare in loco almeno il 50% dei materiali. «Rispetto a un’epoca – 5 anni fa – in cui le imprese beneficiavano del rinnovo automatico senza nemmeno dover fare la fatica di chiedere è tutto un altro mondo. Ai concessionari diciamo: volete più tempo? Bene, costruite una scuola, sistemate una palestra o una piscina, asfaltate una strada, assumete personale» conclude il presidente della Commissione Marmo. Ovviamente i progetti non devono riguardare opere obbligatorie per legge. L’incremento in anni del periodo transitorio sarà attribuito sulla base dell’entità dell’investimento in rapporto al canone concessorio (art.3) e della rilevanza dell’investimento stesso rispetto alle ricadute su occupazione, ambiente e infrastrutture (art.4).