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«Campo scuola Massa, area classificata a rischio elevato. Perché non investire in altre zone?»

MASSA – «Via degli Oliveti da mare verso monti. Zona industriale dopo zona industriale, o ruderi abbandonati di quella che un tempo fu tale. Poi, nel tratto di strada che va dal ponte della ferrovia alla rotonda di Via Catagnina, a destra il Campo Scuola di atletica, quindi lo Stadio Comunale degli Oliveti ed infine un impianto recentemente costruito dall’architettura high-tech stile “Beaubourg deturpato” denominato pomposamente Palasport di Massa. Fin qui tutto quasi normale anche se molto discutibile. Il fatto strabiliante e quasi incredibile è che l’insieme di questi impianti dove i nostri giovani dovrebbero praticare sport aerobici e anaerobici con l’assistenza di pubblico, è situato proprio di fronte alla Solvay Chimica Italia SpA». Vogliono intervenire così, nella discussione pubblica riguardante i previsti lavori al campo scuola comunale di via Degli Oliveti, il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) di Massa e l’Associazione “Alberto Benetti Aps” .

«Strabiliante ed incredibile. – continua il comunicato congiunto – stadio e campo scuola erano già lì nel 1988, quando due esplosioni con l’innesco di un incendio nella Farmoplant provocarono una velenosa nube tossica. Ma il cosiddetto palasport, nella sua attuale configurazione, è stato finito di costruire nel 2019 (costo iniziale per il comune di 2mln e mezzo di euro). In questi giorni leggiamo sulla stampa locale che stanno per partire i lavori per la ristrutturazione del campo scuola. Altri 970mila euro sparpagliati tra una ex discarica (sito codificato MS 034 “Discarica loc. Stadio via dei Limoni” presente nella banca dati dei Siti inquinati da bonificare SISBON – ARPAT 2018) e un’industria chimica tutt’ora attiva. In materia di rischio industriale, nel Piano di Protezione civile del Comune di Massa (aggiornamento 2020), si legge “… rimane un’unica industria considerata a rischio incidente rilevante ai sensi dell’articolo 6 del D.L. n°334 del 17 agosto 1999, ovvero la Solvay Chimica Italia SpA …”. Come è possibile osservare nella Tav. 7 Carta Rischio Industriale del suddetto Piano, l’unica zona del Comune di Massa con classe di rischio molto elevato R4 è proprio quella corrispondente allo stabilimento della Solvay. Le aree prospicienti, che includono anche tutti gli impianti sportivi, sono invece classificate a rischio elevato R3».

«Prescindendo da eventuali scenari incidentali che comportino il rilascio di sostanze tossiche, – proseguono – il Piano di Emergenza Esterno della Solvay Chimica Italia SpA, elaborato dalla Prefettura in collaborazione con la Provincia e con l’azienda stessa (2018), segnala che “L’elemento di maggiore criticità, pur nella considerazione che l’area rossa non oltrepassa i confini dello stabilimento, rimane la presenza di strutture sportive, i cui piani di sicurezza devono prevedere la gestione dell’eventuale panico che si dovesse creare a seguito di fuoriuscita di sostanze lavorate all’interno dello stabilimento”».

«Probabilità di incidenti, anche se remota, e gestione del rischio non dovrebbero suggerire l’adozione di un sano principio di precauzione allorché si vogliano investire denari pubblici in nome della pratica sportiva? Chi ne ha competenza e responsabilità ha preso in considerazione il principio di precauzione anche relativamente alle conseguenze di eventuali situazioni di “effetto panico” ? – chiedono nel comunicato – Il principio di precauzione può e deve essere invocato ogni qualvolta i dati scientifici non consentono una valutazione completa e precisa dei rischi per la salute umana e/o per l’ambiente. Allora, perché non concepire, finanziare, progettare e realizzare impianti ad uso della collettività in luoghi a minor rischio e maggiormente consoni alla pratica dello sport? Ma sulla costa, la Colonia Ugo Pisa, il vicino campo da baseball ed altri spazi utilizzabili nelle vicinanze, non sarebbero state aree più adeguate per fare un investimento strutturato, articolato e multidisciplinare per la promozione della pratica sportiva? Una simile ubicazione non rappresenterebbe anche un valore aggiunto con positive ricadute per gli esercizi commerciali e turistici della zona, peraltro meglio servita dal trasporto pubblico? E ancora, in una visione di lungo periodo, il recupero e la restituzione alla collettività degli spazi della ex Colonia Ettore Motta – anche ma non solo per lo sport – non sarebbe un investimento lungimirante di riqualificazione e sviluppo del territorio?».

«Vale la pena ricordare che negli anni ’80 l’ing. Alberto Benetti e l’Associazione a lui intitolata dopo la sua morte, si fecero promotori di iniziative e proposte progettuali per ristrutturare e riqualificare la ex Colonia Torino in vista di una sua riconversione in centro di riferimento ed aggregazione giovanile. Problematiche di ieri ancora attuali. Utopie e speranze di sempre. L’urbanistica nel progettare gli spazi urbani non adotta una visione puntiforme ma pianifica (o dovrebbe pianificare) l’assetto territoriale delle città e delle aree ad esse collegate con una logica di miglioramento delle condizioni di vita, di lavoro e di socialità delle persone. In tal senso, appare intuitivo e persino banale concepire spazi urbani dove l’attività industriale non si confonda con aree a vocazione turistica, ricreativa e sportiva. Forse però è pretendere troppo. “Orandum est ut sit mens sana in corpore sano” (Giovenale, Satire, I sec. d.C). Ma a chi bisognerà rivolgersi con preghiere per sperare di avere una mente sana in un corpo sano? – concludono – Lo sport è fondamentale per lo sviluppo psicofisico ed il mantenimento della salute. Facciamolo però in luoghi idonei, sicuri e magari belli».

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