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Disoccupazione ai minimi da 10 anni a Massa-Carrara, ma nel 2020 reddito a -7,4%

Rapporto Economia 2020: più ombre che luci nel 2019 e l'anno in corso sarà caratterizzato dall'impatto del covid. Tongiani (Isr): «Problemi strutturali». Il presidente della Cciaa Sodini: «Priorità a bonifiche, depurazione e travel lift»

Sono più le ombre che le luci nella descrizione dell’economia apuana dell’ultimo decennio. Il periodo 2009-2019 è quello preso in esame nel Rapporto Economia 2020 dell’Istituto Studi e Ricerche, presentato ieri sera, giovedì, alla Camera di Commercio alla presenza delle istituzioni locali della provincia di Massa-Carrara.

DISOCCUPAZIONE IN CALO
Uno dei pochi dati positivi riguarda il mercato del lavoro col tasso di disoccupazione che nel 2019, dopo il calo registrato nel 2018, ha segnato un’ulteriore diminuzione con un 7%, in calo di 3,3 punti rispetto all’anno precedente, poco sopra la media regionale (6,7%) ma sotto la media nazionale del 10%. È il dato più basso del decennio. Coerentemente con questo trend, a fine 2019 gli occupati sono stati 79.931, in forte aumento per il secondo anno consecutivo (+2.882 sul 2018).

L’IMPATTO DEL COVID
Un dato questo che, però, risulta già vecchio – ha evidenziato il ricercatore dell’Isr, Massimo Marcesini – per l’impatto del coronavirus anche sull’economia apuana. Le imprese prevedono un calo di un quarto della forza lavoro che potrebbe manifestarsi col ricorso alla cassa integrazione o ai licenziamenti. Le imprese intervistate dall’Isr, in media, prevedono di avere un calo di fatturato del 33%. «Il crollo maggiore – è scritto nel report – sarà affrontato dal turismo (-50%) e dal settore primario (-48%). Meno grave la situazione dell’industria (-16%) e nella metalmeccanica (-15%). Il lapideo, invece, accuserà una contrazione del 33%. Il commercio al dettaglio registrerà presumibilmente un calo dei fatturati del 35% simile a quello dei servizi alle persone».

Visti questi numeri, non possono sorprendere le previsioni sui redditi della provincia di Massa-Carrara che nel 2020 potrebbe registrare un calo del 7,4%. Anche il 2019, però, ha registrato un calo, seppur lieve: il reddito è sceso dello 0,9% rispetto al 2018. La ripresa è prevista dal 2021 ma ci vorrà tempo prima di ritornare ai valori del 2019: secondo il Rapporto, nel 2021 il valore aggiunto dovrebbe aumentare del 2,6%, nel 2022 dello 0,7% e nel 2023 dello 0,4%.

EXPORT
L’altra luce del 2019 è stato l’export. L’interscambio con l’estero è sempre stato uno dei punti di forza della provincia apuana e l’anno passato è stato il secondo miglior risultato del decennio: +23%. I principali prodotti esportati riguardano la metalmeccanica, con la presenza del Pignone che la fa da padrone (il settore ha toccato quota 649 milioni di euro), ma anche il lapideo con oltre 560 milioni di euro.

«L’analisi degli ultimi 10 anni ci palesa come i problemi della nostra provincia siano di carattere strutturale non congiunturale» ha commentato il presidente dell’Isr, Vincenzo Tongiani. «Meno 5mila addetti nell’edilizia, -2 milioni di presenze nel turismo certificano un problema strutturale a cui si deve aggiungere una profonda crisi demografica, il territorio sta invecchiando». Poi Tongiani ha rivolto un sostenuto appello alla politica: «Ci siamo rotti le scatole di confrontarci coi candidati solo in campagna elettorale, abbiamo bisogno di un confronto costante con la politica vera, alta. Abbiamo bisogno di politica che ragioni di politiche ventennali».

Il presidente della Camera di Commercio, Dino Sodini, invece si è concentrato sui grandi temi che non sono stati ancora risolti e che potrebbero dare una grande spinta all’economia provinciale: i divieti di balneazione dovuti ai malfunzionamenti della depurazione in zona Lavello, le bonifiche nella zona industriale e il travel lift al porto al servizio delle aziende nautiche. «Se tutto va bene – ha evidenziato con amarezza – il travel lift lo avremo tra sei anni quando sarà pronto il piano regolatore portuale. Tutti investimenti che interessano le imprese, comprese quelle turistiche».

MARMO
Il consuntivo del settore lapideo del 2019 (che rappresenta circa il 20% dell’economia apuana) si chiude negativamente per gli andamenti del mercato nazionale ma i valori medi tengono. «Le vendite complessive delle aziende – è riportato nel documento dell’Isr – hanno raggiunto un valore di circa 1,8 miliardi di euro, con una contrazione nell’ordine di -4,7 punti percentuali rispetto all’anno 2018. Anche le quantità, con circa 3,3 milioni di tonnellate esportate ottengono un risultato con il segno meno, -3,9%. Nel complesso il settore perde 91 milioni di euro nell’ultimo anno che diventano 149 se allarghiamo l’orizzonte all’ultimo biennio. Marmo in blocchi e lastre è l’unica voce ad aver ottenuto nei valori delle vendite un consuntivo positivo, incrementando di quasi 5 milioni di euro. Il marmo lavorato, la componente che incide maggiormente sul valore dell’export italiano di settore, con un peso del 46% circa, si rileva un calo a doppia cifra sia nel valore (-10,4%), sia nelle quantità (-11,3%). Per il materiale grezzo, quasi esclusivamente marmo in blocchi e lastre, il principale mercato permane quello cinese; la Cina rappresenta il 34% del totale vendite estere italiane, con circa 200 milioni di euro a consuntivo 2019, in aumento dell’8,6% nell’ultimo anno. Segue con 50 milioni di euro, valore in calo del -7,5% l’India. Rispetto al materiale lapideo lavorato, marmo e granito lavorato, la leadership spetta storicamente agli Stati Uniti d’America che sono stati destinatari del 27% circa del totale delle vendite, seguono la Germania (9,7%), la Svizzera (6,8%), la Francia (5,8%), Regno Unito, Emirati Arabi, etc..». Dati anche questi che dovranno fare i conti con la frenata dell’economia mondiale dovuta al covid.

Sul decennio, invece, si registrano valori in forte incremento. Rispetto al 2009 il valore delle vendite ha visto un aumento del 27,5%, mentre le quantità sono calate dell’8,6%.

ARTIGIANATO
Le imprese artigiane registrate a fine 2019 sono 5176. quelle attive 5143. per un saldo negativo di -177 unità (-221%). 358 iscrizione a fronte di 475 cessazioni. La Toscana ha ottenuto un valore negativo di -804 aziende. in termini percentuale -0.77%, mentre l’Italia -0.58%, in valore assoluto un bilancio negativo di -7.592 imprese artigiane a livello nazionale in un solo anno. A livello locale i soli settori con un bilancio positivo sono stati i servizi di informazione, le attività professionali, i servizi alle imprese e attività di intrattenimento. Nel decennio si è registrato un calo di muratori e imbianchini e un aumento degli addetti alle pulizie e giardinieri.

EDILIZIA
Dall’indagine condotta sul settore verso il finire del 2019 risulta che il fatturato delle imprese edili della nostra provincia è rimasto in terreno positivo, dopo molti anni caratterizzati da sofferenza, incertezza e crescita a macchia di leopardo «anche se preoccupa il fatto che – è il commento dell’Isr – già prima della pandemia, solo l’8% delle imprese intervistate si è dichiarata disponibile a fare investimenti nel 2020-2021. Dopo il +53% registrato nel 2018, il giro d’affari del settore si è chiuso nel suo complesso nel 2019 con un incremento del +43% che ha ridato un po’ di risveglio anche all’occupazione (+1.7%) grazie soprattutto alle imprese della zona di costa.
A questo consolidamento della ripresa ha contribuito il comparto più rilevante. quello delle costruzioni, con un aumento del fatturato del +6,8% che si va a sommare a quel +5,8% registrato nel 2018 con guadagni di beneficio, appunto, anche per l’occupazione. Questo consolidamento del comparto più importante ha portato linfa anche ai comparti collaterali come l’impiantistica che ha visto crescere il giro d’affari del +2.4% e soprattutto alle piccole lavorazioni (come intonacatura, posatura infissi e pavimenti. tinteggiatura. etc) che da troppo tempo denunciavano perdite pesanti e solo con il 2018 hanno iniziato a risvegliarsi (+5%). confermando lo stesso trend nell’anno in esame». I dati meno positivi se consideriamo il decennio: il fatturato del settore è sceso del 42% e l’occupazione del 48%.

COMMERCIO
Secondo l’indagine di Isr, nel 2019 il fatturato totale del commercio al dettaglio è calato pesantemente del -5.0%, peggiorando ulteriormente il dato dell’anno precedente (-3%). Si è toccato il punto più basso dell’ultimo quinquennio. La situazione più grave continua a riguardare le attività di vicinato che in generale denunciano una perdita secca del giro d’affari del -10,1%, ma anche la medio-grande distribuzione non se la passa bene, visto che perde circa il -3%. Nell’ultimo decennio il settore ha risentito pesantemente della crisi del potere d’acquisto delle famiglie, ma anche dell’esplosione dell’e-commerce che ha avuto effetti dirompenti soprattutto sulle piccole attività: dal 2009 le attività commerciali complessive della nostra provincia hanno subito un calo di fatturato del 28.5%, perdita che sulle attività di vicinato ha raggiunto il -47%.

TURISMO
Sul turismo i dati ufficiali del Comune di Massa segnalano per il 2019 un bilancio turistico non positivo con gli arrivi che segnano una diminuzione dell’1,9% e le presenze complessive una contrazione dell’1,3%. che si traducono in 1,080 milioni di giornate di permanenza, al netto di quelle generate dalle locazioni turistiche. «Il calo delle presenze – è scritto nel rapporto – è dovuto in modo particolare alla perdita registrata negli alberghi (-4.6%). dovuta sia al calo dei connazionali che degli stranieri e concentrata in modo particolare sulle tipologie di fascia bassa (1-2 stelle) che ormai da qualche tempo sono meno appetibili agli occhi dei vacanzieri che le sostituiscono con i B&B e le case. Per quanto concerne il mondo dell’extralberghiero, il movimento 2019 ha segnato una lieve crescita rispetto all’anno precedente (+1%). grazie in particolare alla componente italiana (+1,8%), mentre quella straniera cede il passo (-3.3%). Su questo segmento segnaliamo il boom dei B&B (+22%) che va a consolidare i già ottimi andamenti del biennio precedente. Anche il settore che ruota attorno alla casa segnala ottimi risultati (case per vacanze e per fece +33%, residenze d’epoca +42%)».

«La componente turistica più importante, i campeggi, che da sola muove li 42% del turismo ufficiale provinciale, più di quanto muova l’intero sistema alberghiero locale (39%), registra per il secondo anno consecutivo una riduzione, misurabile per il 2019 nel -2.3% (-11 mila presenze) che va a sommarsi al -8% dello scorso anno. Solo in un biennio questa tipologia di turismo all’aria aperta ha perduto oltre 50 mila presenze. Male la stagione 2019 anche per gli agriturismi che hanno visto calare le loro presenze del -18% (-5.400 giornate). sia nella componente italiana che straniera». Sul comparto turistico provinciale pubblicheremo un articolo dedicato nelle prossime ore.

PORTO
Il 2019 per il porto di Marina di Carrara è sicuramente stato un anno di svolta, visto che sono state superate dopo 7 anni le 3 milioni di tonnellate. Di queste 1,1 milioni sono container (+28%) e 693mila è rappresentato da traffico ro-ro.

AGRICOLTURA
L’agricoltura apuana a fine 2019 ha mostrato un valore aggiunto di circa 43 milioni di euro, con una quota di poco superiore all’1% sul totale. A Massa-Carrara positiva la raccolta di castagne, fino al 30% in più rispetto allo scorso anno. Decisamente negativa invece la produzione del miele che registra pesanti riduzioni di produzione soprattutto per l’acacia. Stagione drammatica con una produzione quasi azzerata a causa di un freddo ed anomalo che ha quasi lasciato morire di fame le api. Da menzionare pure la stagione eccezionale, probabilmente senza precedenti, per quanto riguarda i funghi, altro prodotto tipico locale molto importante. Stagione problematica invece per la raccolta delle olive. Dopo la qualità e quantità dello scorso anno si è verificata una debacle produttiva. In molti casi le piante dopo un’iniziale fioritura non hanno dato frutti. La produzione di uva, anche nel 2019, è stata molto positiva soprattutto per la qualità sia per la Lunigiana sia per la zona di costa. Le importazioni di prodotti, pari a 20,6 milioni di euro, sono aumentate dell’1,5% (animali vivi e prodotti di origine animale 29,9%. Prodotti per l’alimentazione degli animali 24,5%; pesce, crostacei e molluschi lavorati e conservati 20,9%). Le esportazioni pari a 42 milioni di euro sono invece diminuite del 29% (1,8 milioni), la perdita maggiore, per circa 900 mila euro, è attribuibile ai prodotti delle industrie lattiero-casearie.