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Al Pasquilio si celebra il cinquantesimo Raduno Partigiano foto

Organizzato dall'Anpi, a parteciparvi anche Maria Del Giudice e il presidente della provincia e sindaco di Montignoso, Gianni Lorenzetti

Memoria, storia e attualità nel corso del 50° Raduno Partigiano per la caduta del fascismo – organizzato dall’ANPI Montignoso dal 1970 e patrocinato dal Comune di Montignoso – che si è svolto lunedì mattina presso il cippo del Pasquilio, luogo simbolo della Liberazione di tutta la Provincia di Massa Carrara.

«Il 25 luglio è una data storica – ha detto il Sindaco e Presidente della Provincia Gianni Lorenzetti durante la cerimonia accanto a Massimo Gianfranceschi Presidente ANPI Montignoso – l’esautorazione di Mussolini nel 1943 rappresenta la graduale caduta del fascismo e dei feroci alleati nazisti dal nostro paese. La conseguente deposizione del capo fascista e la nomina del Generale Badoglio a guida del Governo determineranno inoltre una nuova fase di malcontento e sofferenza per l’Italia, caratterizzata dalla guerra civile e da una crisi profonda che culminerà con l’armistizio dell’8 settembre».

«Purtroppo i nuovi nazionalismi e il sovranismo sempre più dilagante sono i nuovi pericoli dell’Europa – continua Lorenzetti – un’Europa che nonostante la pandemia che ha travolto tutti è riuscita a fare uno scatto in avanti. Dopo decenni di chiusure con i “Recovery fund” abbiamo ritrovato una solidarietà economica internazionale, stiamo parlando di 1.800 miliardi di euro, una cifra enorme compresi i 209 miliardi che spetteranno all’Italia. Con queste risorse dovremo trovare la forza di ricostruire il paese e la nostra società partendo dai principi espressi e dai diritti tutelati dalla nostra Carta costituzionale, valori rimasti in parte promesse, in primo luogo penso alla scuola e alla sanità».

«Il valore della Resistenza – ha spiegato Maria del Giudice nel suo intervento – non è stato tanto l’azione militare, ma proprio la sua valenza politica, la Resistenza è stata una vera scelta di libertà, una vera e propria disobbedienza civile radicale da parte di una generazione nata e cresciuta nell’Italia fascista che ad un certo punto decise di rompere con quel sistema di valori e di gettarsi in azioni per conquistare quella che all’epoca sembrava una libertà sconfinata. La scelta di una generazione che decise di scagliarsi contro l’apatia, il disimpegno politico e la corruzione per creare un’Italia nuova».

«Senza memoria storica e senza il ricordo – ha concluso Del Giudice – una comunità rischia di perdere e smarrire il significato e il senso profondo della propria identità culturale e civile. Lavorare sulla memoria significa estendere i confini e costruire sulla storia le basi del futuro».