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Cappato-Welby, le reazioni del Popolo della Famiglia e dei Pastafariani

Mentre in aula era in corso il processo per determinare la punibilità o meno degli imputati per la morte di Davide Trentini, fuori si consuvamano proteste e sit in.

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Mentre in aula era in corso il processo a Marco Cappato e Mina Welby, fuori dalle porte del tribunale di Massa non è mai mancato un nutrito gruppo di cittadini con tutta l’intenzione di esprimere la propria opinione.
Le dinamiche della morte di Davide Trentini, il 53enne di origini massesi che nel 2017 si affidò ai due membri dell’associazione Luigi Coscioni per intraprendere un percorso di suicidio assistito, hanno fatto discutere molti attivisti, alcuni dei quali intenzionati a far sentire la propria voce nonostante il silenzio del Parlamento. A spiccare tra la moltitudine di opinionisti, in particolare, a Massa sono stati due gruppi affini per partecipazione – entrambi si sono fatti trovare ad ogni udienza in piazza De Gasperi con tanto di bandiere alla mano – ma totalmente contrapposti sul tipo di approccio al tema.
Al grido di “every live matters”, gli esponenti del Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi dall’apertura del processo hanno manifestato la propria contrarietà appellandosi al principio incondizionato della difesa della vita. A Massa le loro bandiere blu sventolavano ad ogni udienza. All’esito della sentenza hanno reagito con un comunicato molto duro, in cui definiscono Davide Trentini “un depresso aspirante suicida”: “Hanno assolto Cappato e Welby a Massa. Rigettata la tesi del pubblico ministero. In Italia da oggi si può impunemente applicare il metodo svizzero, organizzare un bel commercio sulla pelle di disabili e depressi aspiranti suicidi come Davide Trentini, nessuno può aver nulla da ridire. Auguri, avete spalancato i cancelli all’inferno, alla mattanza degli addolorati.”
Dall’altro lato, con bandiere che raffigurano spaghetti e scolapasta in testa, il movimento Pastafariano ha fatto dell’ironia una chiave per scardinare una narrazione. Al principio incondizionato della vita, loro contrappongono il principio incondizionato alla scelta. “Crediamo come Pastafariani che il diritto di decidere per se stessi fino alla fine sia una delle libertà più importanti e riteniamo che un paese che si definisce civile debba necessariamente dotarsi di leggi, infrastrutture, personale sanitario e operatori qualificati per dare dignità alla vita, anche nel momento della morte”.
Ciò che il tribunale ha affermato è quanto rimarcato nella sentenza della Corte Costituzionale: “non punibile, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio”. E tra quelle condizioni, figura anche la volontà dell’individuo che soffre di porre fine alle sue sofferenze. Una sentenza che sembra rappresentare l’incontro tra il riconoscimento del diritto alla vita e quello del diritto alla scelta. E che ora attende di essere tradotta in legge.

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