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«Noi, gli "equi-libri" precari del mondo della scuola» foto

Protesta in piazza dei docenti questa mattina in piazza Aranci.

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Protesta in piazza del coordinamento “Noi precari” questa mattina, a Massa. In piazza Aranci si è svolta la manifestazione dei docenti precari, quei docenti assunti con contratto a tempo determinato da anni, e in attesa di una stabilizzazione almeno dal 2014, anno in cui si è tenuto l’ultimo concorso.
Ciò che chiedono oggi è l’assunzione diretta dei docenti abilitati, l’immissione in ruolo a tempo determinato per titoli e servizi per i precari storici e la revisione radicale dell’ordinanza delle graduatorie provinciali. Il concorso straordinario lanciato dall’attuale ministra all’istruzione, spiegano, non terrebbe conto di quella è che l’esperienza che hanno maturato negli ultimi sei anni.
«Si tratta di tabelle valutative diverse da quelle che fino ad oggi sono state proposte, il che significa – spiega Stefania Bongiorni – che si cambiano le carte in tavola mentre si gioca una partita. È come se per fare il panettiere fossero necessari praticantato e corso di sicurezza. Poi, al momento dell’assunzione, si richiedesse anche il master».
La manifestazione, apartitica, inoltre tratta di temi legati a doppio filo con la questione delle classi sovraffollate.
«Servono maggiori investimenti per il comparto scuola a partire da quelli necessari per aumentare l’organico dei docenti e del personale Ata, per poi arrivare a quelli che servono per adeguare l’edilizia scolastica sotto il profilo sanitario nel dopo Covid. Altrimenti a settembre il rischio è quello di classi sovraffollate. In merito, chiediamo la riduzione del numero minimo degli alunni in ogni classe in considerazione delle misure di contenimento del Covid-19 ma anche a favore di una metodologia didattica più efficace ed inclusiva».

In piazza anche un’allestimento artistico per descrivere la protesta: «L’idea di questo allestimento è quella di un manifesto contro la precarietà. – spiega Claudio Maestrelli, docente di arte alle scuole medie – Vivere in equilibri precari significa non vivere bene, impegnarsi durante l’anno scolatistico e salutare gli alunni con la speranza di rivederli a settembre. Un saluto che non ha conseguenze negative solo sul piano della stabilità degli insegnanti. Come spiega il docente di arte: «L’impatto della precarietà è deleterio anche per loro, soprattutto per i ragazzi con il sostegno».

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