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Parco di Ricortola, Benedetti: «Avevo ragione io». Rifondazione: «Leggerezza a carico dei massesi»

Tremila euro a titolo di spese di giudizio e l’annullamento dell’atto. Il Tar della Toscana ha condannato il Comune di Massa a risarcire l’associazione la Cerbaja e a ritirare la revoca della concessione per la gestione del parco di Ricortola intimata dalla Polizia Municipale nell’agosto del 2019.
Nei giorni scorsi il presidente dell’associazione Nino Ianni si è rivolto al presidente del consiglio Stefano Benedetti – “mandante morale della vicenda” – chiedendogli di rassegnare le sue dimissioni dal ruolo istituzionale e di pagare di tasca sua l’ammenda.
Benedetti in una nota replica: “La notizia che il TAR ha dato ragione all’Associazione la Cerbaja per il procedimento amministrativo di revoca della concessione per la gestione del Parco di Ricortola, non mi stupisce più di tanto, perché il giudice non è entrato nel merito dell’accaduto, ma si è limitato ad esaminare e giudicare l’iter avviato dal dirigente comunale, mancante dell’obbligatorio avviso di ” avvio del procedimento”, che avrebbe garantito il contraddittorio tra l’associazione ed il comune stesso.
Così non è stato e quindi è stato annullato l’atto di revoca ed in questo modo, non è stato possibile stabilire se il sottoscritto avesse avuto ragione a sollevare la questione, chiedendo all’amministrazione comunale di revocare la gestione del parco per una grave omissione.
Con il senno del poi, ritengo di aver avuto ragione e ne sono convinto, poiché l’associazione la Cerbaja in quella occasione, aveva omesso di informare e richiedere l’autorizzazione al Comune di Massa, per lo svolgimento della festa di riscossa popolare, come stabilito dal relativo regolamento comunale.
Mi auguro che per il futuro, l’associazione provveda ad informare sempre il comune delle attività straordinarie organizzate all’interno del parco, altrimenti mi vedrò costretto, mio malgrado, ad intervenire nello stesso modo.
Ho letto in questi giorni, che il partito dei Carc, intende organizzare nuovamente la festa della Riscossa Popolare ed io, pur non opponendomi di principio, chiedo agli organizzatori di ripensarci, poiché essendo ancora nella fase di emergenza Covid 19, credo che queste feste debbano essere sospese almeno per quest’anno, per salvaguardare la popolazione da eventuali rischi di contagio. Questa è una considerazione espressa da quasi tutte le associazioni che operano sul nostro territorio, le quali, in larga maggioranza, hanno deciso di non organizzare gli eventi, rimandandoli tutti al prossimo anno.
Chiedo, inoltre, all’amministrazione comunale di vietare lo svolgimento di sagre. Feste di partito e feste commerciali, all’interno di parchi e spazi pubblici, per evitare qualsiasi rischio associato alla pandemia ancora in corso”.

Tra le reazioni alla sentenza del Tar, anche quella di Rifondazione Comunista: “Siamo stati volutamente in silenzio per un anno. Alla luce della sentenza del TAR abbiamo deciso di dire la nostra.
Il TAR della Toscana ha dato ragione all’Associazione Cerbaja sulla revoca della convenzione all’associazione del Parco di Ricortola e ha certificato che anche Rifondazione Comunista si è comportata correttamente.
Un anno fa l’amministrazione comunale, sia la parte politica che quella amministrativa, provò a silenziare le voci contro della sinistra appellandosi ad un non ben chiaro procedimento violato.
La destra locale per contrastare gli oppositori di sinistra, avendo scarsi argomenti politici, ricorre alle aule dei tribunali e questo riporta la memoria a quei tribunali speciali che incarcerarono Pertini e Gramsci, quando al fascismo mancavano temi per controbattere le posizioni scomode avanzate dall’opposizione.
Anche oggi registriamo che l’assenza di argomentazioni politiche della destra ha determinato il tentativo di fermare le attività di Rifondazione Comunista, del Partito dei CARC, dell’associazione Cerbaia, provando goffamente a disegnarli all’opinione pubblica come violatori della legge, come delinquenti.
Invece il TAR ha affermato che l’amministrazione sapeva tutto ed aveva autorizzato attraverso atti ben precisi. Una figuraccia di politici ed uffici.
Vogliamo inoltre far sapere ai cittadini che questa “leggerezza” dell’amministrazione comunale, dettata a nostro parere da arroganza e poco senso delle istituzioni, costerà ai cittadini massesi, 3’000 euro più le spese di giudizio, tanta è stata la condanna del TAR contro il comune di Massa. Non saranno i responsabili degli uffici che hanno firmato quell’atto e tanto meno i politici che hanno avallato l’atto a tirare fuori quel denaro, ma i massesi. Soldi che potevano essere utilizzati per le famiglie in difficoltà, per chi non riesce ad arrivare a fine mese o magari per migliorare qualche struttura per bambini nei parchi pubblici”.