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Parco di Ricortola, il Tar condanna il Comune di Massa. La Cerbaja: «Ora le dimissioni di Benedetti»

Risarcimento di 3 mila euro e revoca dell'atto. Si conclude così il procedimento aperto nell'agosto del 2019 a seguito dell'esposto del forzista.

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Il Tar della Toscana ha condannato il Comune di Massa a risarcire l’associazione la Cerbaja di tremila euro a titolo di spese di giudizio. Si conclude così il procedimento avviato dall’associazione a seguito della revoca della concessione per la gestione del parco di Ricortola intimita dalla Polizia Municipale nell’agosto del 2019.
Ad inoltrarla fu il presidente del consiglio comunale Stefano Benedetti «a seguito del comportamento illegittimo tenuto dalla “Cerbaja” in merito allo svolgimento di alcune feste ed in particolare quella della Riscossa Popolare». «L’associazione – scriveva Benedetti – ha concesso in contrasto con il Regolamento del Verde e la convenzione, l’uso del parco di Ricortola ad alcune associazioni che vi hanno organizzato delle iniziative». Sottolineando inoltre che: «La mancata preventiva ed obbligatoria autorizzazione da parte del Comune di Massa, ha causato un danno alle casse comunali, poiché le tre associazioni hanno omesso di pagare la tassa di occupazione del suolo pubblico (Cosap)».
L’associazione impugnò l’atto, dando inizio ad una serie di proteste per chiedere all’amministrazione di rivedere la decisione. Un appello rimasto inascoltato. Ora a dare risposte è il Tar.
Secondo il giudice che ha seguito il ricorso, tre sarebbero le censure subite dalla Cerbaja che trovano un fondamento nella legge. La prima riguarda la violazione dell’articolo 7 della legge 241/1990 che prevede un principio di proporzionalità tra “il provvedimento di estinzione del rapporto e l’inadempimento che lo giustifica”. Parimenti, l’attività istruttoria che avrebbe portato il Comune ad accertare l’inadempienza doveva “essere comunicata all’interessata preventivamente”, così da dare modo alla Cerbaja di replicare e all’ente di “mutare avviso”. Passaggi che sarebbero venuti a mancare per procedere legittimamente alla revoca della gestione del parco, mette nero su bianco il giudice. Che sottolinea inoltre il rispetto del regolamento del verde da parte dell’associazione, e delle autorizzazioni rilasciate per le feste della Riscossa Popolare e di Rifondazione Comunista. Su quest’ultimo punto, il giudice ipotizza la “violazione del principio di proporzionalità” e afferma la “fondatezza della censura incentrata sull’eccesso di potere per ingiustizia manifesta”. Per tutto ciò, condanna il Comune ad un risarcimento di 3 mila euro e ordina la revoca dell’atto.

“Con la presente – commenta il presidente dell’associazione, Nino Ianni – desidero pubblicamente ringraziare l’avvocato Laura Buffoni e i suoi collaboratori dello studio legale che ci hanno difeso e l’intera cittadinanza che ci ha sostenuto e finanziato per la vertenza legale. Chiediamo inoltre che il mandante dell’operazione, e cioè il Presidente del Consiglio Comunale Stefano Benedetti, per correttezza verso la città si dimetta da Presidente e paghi di tasca sua quanto il Comune ci deve dare”.

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