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Fattori lancia la sfida per le regionali:«L’alternativa c’è e si chiama Toscana a Sinistra»

Quarantanove anni, originario di Firenze, il candidato presidente alle regionali per la sinistra è stato al parco della Ricortola per l'assemblea provinciale della lista.

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Quarantanove anni, originario di Firenze, Tommaso Fattori è il candidato presidente alle elezioni regionali di settembre per Toscana a Sinistra. Al parco di Ricortola si è tenuta l’assemblea di lancio della lista che si propone di continuare a sviluppare il progetto politico iniziato nel 2015 per costruire un modello alternativo alle politiche del Partito Democratico e della destra.
Un modello che punta ad una riconversione ecologica del sistema con al centro il lavoro e la lotta alla precarietà. E che “porti i beni comuni, dall’acqua al marmo, alle spiagge, nell’effettiva disponibilità della collettività, fuori dalle logiche del profitto”. E che metta al centro “quelle aree che le vecchie politiche hanno marginalizzato tagliando servizi, economia e lavoro”.

«Oggi serve una svolta verde, ecologista, capace di ricostruire giustizia sociale a partire dal superamento della precarietà – spiega Fattori – Questa è la nostra idea di Toscana felice. Vogliamo attuare scelte prioritarie, per esempio la moratoria sulle spese militari: ancora oggi vengono impiegati miliardi per attività improduttive. Noi li vogliamo destinare alla sanità e alle scuole. Vogliamo la ripubblicizzazione dei servizi, compresa l’acqua. Possibile che anche in una fase di crisi ci sia un bene essenziale su cui qualcuno trae profitti? Il nostro progetto di certo non destinerebbe centinaia di migliaia di euro ai forum antiabortisti come ha fatto il Pd. Per noi politica è ciò che risponde ai bisogni delle persone».

Ad intervenire durante la presentazione anche docenti, studenti, operai e rappresentanti del mondo dell’associazionismo che in comune hanno una visione della società più vivibile. Fra di loro, Paolo Zammori, ex sindaco del comune di Filattiera in Lunigiana e membro della Rete di solidarietà con il popolo kurdo, Ilaria Biagi del direttivo provinciale dell’Arci, Alessio Giannanti, tra gli ideatori del progetto Archivi della Resistenza di Fosdinovo.

Fattori, quale alternativa presenti per le aree di costa della Toscana?

Per la costa in generale, ma in particolare per la zona di Massa-Carrara, Piombino e Livorno, serve un piano complessivo di reindustrializzazione. C’è bisogno di reinvestire una parte essenziale dei fondi che stanno arrivando anche dall’Ue nella fase post Covid-19, non per darli a pioggia, ma per individuare delle prospettive serie di reindustrializzazione verde, quindi di reindustrializzazione con un’ottica di conversione ecologica delle produzioni, con un ruolo importante dello Stato.
Senza una progettazione di lavoro stabile sarebbe un inganno dire che se ne esce. In questo la Regione può e deve svolgere un ruolo fondamentale nella costruzione un piano complessivo. Questa è una strada. La strada di continuare lo sfruttamento intensivo del marmo per alimentare un’industria del carbonato di calcio è una strada folle, perché distrugge un bene comune non rinnovabile, perché è una strada che sta arricchendo poche persone lasciando pochissima ricchezza sul territorio. E anche pochi posti di lavoro.
Ormai siamo tra i 1650 complessivi compreso l’indotto. Non stiamo parlando di fasi precedenti in cui c’era un labour intensive. Oggi le macchine hanno un ruolo preponderante e si è consolidato un meccanismo che arricchisce pochissimi e lascia quasi niente sul territorio, anche in termini di filiera artigianale. Noi siamo per un contingentamento forte e per costruire una filiera sul territorio. Ma inganneremmo se dicessimo che il futuro dei nostri attuali lavoratori possa essere quello. Ovviamente c’è bisogno di un piano complessivo a monte, e il momento per attuarlo è questo. I fondi in arrivo devono essere indirizzati verso questa direzione.

Questa è un provincia che “si sente” marginalizzata rispetto al resto della Toscana. Non temi la poca partecipazione al voto alle elezioni per la presidenza della Regione?

Queste sono elezioni molto strane. Non si è mai vista una campagna elettorale in un periodo estivo. Sicuramente una campagna in cui stanno cercando di polarizzare la contesa tra i due simili rispetto al progetto di governo della Toscana. Entrambi però sono legati da un modello che tenta di riportare al precedente, al prima Covid, senza fare un salto avanti. In un momento in cui i media sono poco propensi a dare voce alla pluralità delle proposte politiche, la disaffezione al voto è un vero pericolo. Noi siamo convinti di avere un progetto che, avendo radici in associazioni, movimenti, comitati, precari, dà voce ai senza voce. Il tema di avere una Toscana di serie A e una Toscana di serie B è essenziale infatti ripartiamo dai territori che sono stati marginalizzati a causa di politiche sbagliate. La gente dice che sbaglio, o sbagliamo, perché sono territori che portano pochi voti. Ma il tema non sono i calcoli per i voti, il tema sono i progetti.

Cosa ne pensi dei programmi dei candidati del Pd e della Lega?

«Il nostro è un progetto politico alternativo al blocco d’interessi che unisce la Lega al Partito Democratico. Eugenio Giani e Susanna Ceccardi sono d’accordo sull’aumento della presenza della sanità privata in Toscana. Sono d’accordo sull’autonomia differenziata, una battaglia storica della Lega che è stata abbracciata con entusiasmo anche dal Pd e dalla sua coalizione. Sono d’accordo sulle grandi opere, cioè sulle colate di cemento. Sono d’accordo sui soldi alle scuole private mentre le scuole pubbliche cadono a pezzo. Il nostro progetto è un progetto alternativo a questo blocco di interessi».

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