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«L’assessore porti i turisti a vedere gli effetti dell’escavazione»

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“Il commento del Cai al post, sulla pagina Facebook, dell’Assessore Balloni costituisce un ulteriore spunto di riflessione per l’attuale amministrazione, per un un riesame delle scelte assunte, delle politiche, sopratutto della loro efficacia e qualità, sin qui adottate”. Così in una nota il consigliere di Alternativa Civica, Andrea Barotti.
“Credo che le iniziative prese per rilanciare il Turismo, tralasciando le manifestazioni culturali per le quali la collaborazione con la Fondazione Toscana Spettacolo (ente nato nel 1983 grazie alla Regione e che annovera tra i fondatori la nostra provincia; difficile continuare a sostenere che nulla di buono sia stato o continui ad essere fatto dal centrosinistra) si è dimostrata di grande valore,siano state, per i più, infelici!
L’ultima chicca, stando a quanto scrive il Club Alpino, sezione locale, sarebbe, per la promozione della città e delle nostre montagne il tour dei siti estrattivi! Ritengo che il fascino, l’epicità del lavoro in cava si sia persa da tempo; da quando la lizzatura ha ceduto il passo ai camion, da quando la dinamite e lo scalpello sono state soppiantate da ruspe e macchine per il taglio, insomma, per citare l’immagine di “c’era una volta il West” ed omaggiare così il Maestro Ennio Morricone, dal momento in cui il vecchio cavatore è uscito di scena sostituito dal moderno operaio.
Credo che i turisti non avrebbero un’idea positiva se vedessero gli effetti, provocati nel tempo, da una attività estrattiva ormai industriale, sempre più veloce, capace di produrre un notevole impatto sull’ambiente; credo che sarebbe onesto far visitare l’acquedotto del Cartaro con l’impianto di filtraggio (pagato da chi apre il rubinetto di casa), i paesi attraversati dai camion, i corsi d’acqua arricchiti dal carbonato e forse da altri residui di lavorazione, far vedere il fiume bianco che si forma in mare ad ogni forte temporale nonché la nostra area produttiva per far capire come venga ben distribuita la ricchezza prodotta.
Immagino che i visitatori apprezzerebbero se gli mostrassimo i capannoni chiusi perché si è
pressoché abbandonata la produzione di macchine per il lapideo, se gli illustrassimo i numeri del settore, di quanto materiale viene lavorato (non per produrre un blocco o delle lastre) sul nostro territorio, se potessero vedere gli uffici vuoti perché non abbiamo favorito la nascita o la crescita di centri di ricerca per la progettazione di nuove tecniche, a basso impatto, di lavorazione del marmo o di sviluppo di nuovi materiali (marmo sintetico) o applicazioni.
Credo che i turisti ci invidierebbero se gli dicessimo che la nostra Amministrazione intenderebbe potenziare l’occupazione aprendo, come era stato proposto, cave abbandonate o aumentando lo sfruttamento delle Apuane (nuove cave) anziché, lasciando inalterato il quantitativo estratto, spingere per il rilancio della filiera del marmo quindi la trasformazione del blocco in un prodotto finito. Una buona politica si impegnerebbe per la valorizzazione di un materiale unico! Il marmo vale di più di un qualsiasi altro bene che l’uomo può creare proprio perché irriproducibile; il pezzo di monte che viene messo su un camion non si riformerà! Non tornerà più! È impensabile far accrescere la quotazione dell’oro bianco con una maggior offerta! Così come è difficile immaginare, dati i costi ambientali, il carico sulle infrastrutture del territorio, che dalla tassa marmi possano giungere, mangiando un versante in più, risorse da destinare ad ambiti di spesa pubblica già oggi in sofferenza (il buon cuore di un’azienda ha consentito la manutenzione di due fontane! ) semplicemente ridurremo la durata di sfruttamento, senza aver creato un’alternativa, di una ricchezza che appartiene alla Comunità.
Potremo invertire la rotta se tratteremo il marmo come una pietra preziosa, se limiteremo
l’estrazione facendo crescere la lavorazione locale, se trarremo da un patrimonio della collettività il giusto contributo al benessere del territorio.
Tornando al commento del Cai penso che sia condivisibile, ragionevole incentivare la conoscenza delle bellezze naturali che le Apuane ancora custodiscono, così come considero necessario rispettare il principio di precauzione, consentire uno sviluppo che non metta in discussione o interferisca con la tutela delle aree protette o delle acque, che non tocchi le creste principali e secondarie, che non modifichi la morfologia delle nostre montagne! Serve, come ha sostenuto tempo fa l’ex Sindaco Pucci, uno studio approfondito, ed io aggiungerei di cui nessuno possa mettere in discussione l’imparzialità, che permetta di delineare il futuro dell’attività estrattiva.
In conclusione, l’assessore Paolo Balloni dovrebbe suggerire, per dare un profilo naturalistico alla visita di aree a questo punto industriali (piano acustico caso rifugio Aronte), di trasportare i turisti, anziché su fuoristrada, su vecchi carri trainati da buoi a ricordo di un tempo, quando il lavoro in cava era ammantato di poesia, coraggio, quando la lotta tra uomo affamato e montagna era ad armi pari, ormai scomparso”.

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