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Lo strano caso di Cava Filone-Fondone (diventata "dei Filoni") arriva in Consiglio

Il Movimento 5 Stelle presenta un'interrogazione per approfondire la denominazione di un agro sul quale la lente del Grig si è soffermata qualche mese fa

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Domani in consiglio comunale si parlerà di cava Filone Fondone, l’agro marmifero che si trova in località Biforco (nei pressi della frazione di Forno), da ormai qualche mese sotto la luce dei riflettori a seguito delle denunce presentate dal Gruppo d’intervento giuridico Onlus.
In una lettera aperta, Franca Leverotti aveva infatti chiesto al sindaco di Massa Francesco Persiani di annullare in autotutela un atto dirigenziale in cui il sito viene indicato con un nome diverso dal solito, cioè “cava Fondone e dei Filoni”. Una denominazione che lascerebbe intendere la presenza di più punti in cui poter estrarre marmo, e quindi aprire alla possibilità di aumentare le quantità di materiali estraibili riducendo il numero delle autorizzazioni necessarie per l’escavazione.
A chiedere al sindaco di fare luce sulle questioni sottolineate dal Grig c’è l’interrogazione del Movimento 5 Stelle di Massa che verrà presentata in consiglio.
Oggetto dell’atto è il provvedimento dirigenziale pubblicato il 31 dicembre del 2019, l’ultimo giorno dell’anno. Provvedimento di autorizzazione all’escavazione della cava M12 Filone Fondone.
“In questo atto – si legge nell’interrogazione – si spiega che la denominazione “Filone Fondone” è da riferirsi ad un agro marmifero composto da due cave: quella a quota più bassa denominata “dei Filoni” e quella a quota più alta denominata “del Fondone”. Questa suddivisione in due cave non siamo però riusciti a riscontrarla nella lettura delle varie Pronunce di compatibilità ambientale (in sigla PCA) susseguitesi dal 2014 al 2019 che – sottolineando i Cinque Stelle – viceversa, parlano esclusivamente di una sola Cava, denominata nel 2014 “Filone Fondone”, nel 2016 “Filone-Fondone”, nel 2018 “Fondone” e nel 2019 “Fondone Filone”.

Sulla gestione della concessioni di quell’agro i tecnici di Arpat, che nel 2014 hanno messo nero su bianco che sarebbe composto solo da “due cantieri” distinti, hanno inoltre più volte avuto da ridire esprimendo “forti perplessità sulle opere di mitigazione” e sulla “mancata progettazione del ripristino dei piazzali inattivi della parte alta in quanto la ditta si riservava di effettuarci escavazioni future”. Perplessità rimarcate nel 2019 da un altro parere tecnico che metteva in evidenza il mancato “recupero morfologico dell’alveo del canale”. Ma non è tutto perché sempre Arpat, a seguito di un controllo sul posto, rilevava che i calcoli dei volumi del progetto presentanti dalla ditta concessionaria del sito facessero riferimento ad una autorizzazione “rilasciata dal Comune di Massa con Det.Dir.n.3895 del 13/09/2001 ad altra ditta, e non alla determinazione dirigenziale del Comune di Massa n.3322 del 02/10/2014, autorizzazione vigente per la cava al momento dell’entrata in vigore del PIT.”
Domani sul futuro di quell’agro verrà fatta chiarezza. E il Movimento 5 Stelle a questo punto chiede al sindaco “se non ritenga opportuno annullare in autotutela la sopra menzionata determina dirigenziale”.

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