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Master, stato di agitazione. Il prefetto ferma il cambio del contratto

Una vertenza molto lunga e tuttora aperta che vede i dipendenti reclamare il pagamento del loro salario accessorio

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Stop al cambio di contratto. Questo è stato l’input impartito dal prefetto di Massa-Carrara, Paolo D’Attilio, di fronte alla vertenza aperta da Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl con la dichiarazione dello stato di agitazione. La vertenza è molto lunga e tuttora aperta e vede i dipendenti di Master Srl, la società per la riscossione dei tributi del Comune di Massa, reclamare il pagamento del loro salario accessorio bloccato in azienda dal 2014 fino al 2019.

Innumerevoli incontri sono stati fatti tra i sindacati e la Master fino a raggiungere un accordo siglato dalle categorie Funzione Pubbliche dei tre sindacati e dalla Rsu aziendale già nel novembre 2018 poi modificato, su richiesta della azienda, a gennaio 2019. «Nonostante le numerose sollecitazioni – ricordano i sindacati – Master intraprende la strada del cambio di contratto di lavoro e pone come condizione per liquidare il salario spettante alle lavoratrici e lavoratori l’accettazione del nuovo contatto di lavoro. Alle parti sindacali questo è sembrato un ricatto inaccettabile poiché l’azienda detiene nelle proprie casse somme ingenti che appartengono ai/alle dipendenti».

«L’inerzia della direzione di Master – prosegue la triplice – ha indotto le parti sindacali a dichiarare lo stato di agitazione votato da una assemblea dei lavoratori stessi, peraltro goffamente contestata di fronte al Prefetto dall’amministratore di Master. Anziché liquidare Master ha avuto la brillante di idea di porre un quesito alla Corte dei Conti sulla bontà del Ccnl applicato come se il salario ordinario fosse cosa diversa dal salario accessorio e su questo punto il signor Prefetto ha interrotto la riunione ordinando a Master di stoppare iniziative e riunioni tese al cambio di contratto di lavoro. Master ha affermato che non ha pagato perché rileva un possibile illecito però a fronte del cambio di contratto di lavoro avrebbe pagato. Su questa grave contraddizione si è interrotto il tentativo di “raffreddamento del conflitto”».

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