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La storia della fontana "dei quattro culi" in piazza Liberazione foto

La racconta l'appassionato di storia locale, Franco Frediani: in molti si chiedono che fine abbiano fatto i pezzi mancanti

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Si è parlato molto negli ultimi giorni della fontana di piazza Liberazione a Massa, recentemente restaurata. La fontana “dei putti”, volgarmente chiamata “dei quattro culi”, fu inaugurata nel 1928. La storia di questa opera ce la racconta l’appassionato di storia locale Franco Frediani. La riportiamo di seguito.

Della Fontana dei putti, recentemente, restaurata dalla ditta Matec e riportata a nuovo splendore, forse non tutti ne conoscono le origini e le vicissitudini. Sorta al posto di un monumento ai caduti messo a concorso nell’immediatezza della fine della prima guerra mondiale e vinto dal prof. Zeri (Il cantiere non fece in tempo a partire che fu messo a soqquadro) fu inaugurata il 28 di ottobre 1928 e “battezzata” come “Fontana del Littorio” per i fasci littori che sorreggevano la parte apicale. La stampa dell’epoca così descrisse l’evento : “Le autorità si riunirono intorno alla fontana monumentale: S.E. il Prefetto, avvicinandosi alla vasca, dichiarò inaugurata in nome del fascismo, l’opera d’arte e subito da decine di zampilli sgorgò l’acqua, mentre dall’alta vaschetta centrale si innalzava verso il cielo un getto poderoso. L’effetto è superbo. Le autorità si congratulano col consiglio direttivo della Associazione Industriali del marmo alla quale si deve il munifico e magnifico dono. La fontana, pregevole lavoro di scultura, acquista nuova bellezza ora che il liquido elemento la guarnisce e la riveste.”

La fontana, progettata dall’architetto Cesario Fellini (1876-1949), fu eseguita nel laboratorio della ditta Clemente Cuturi sotto la direzione di Fernando Tombesi. I putti sono invece opera dello scultore Alterige Giorgi (1885-1970). Pensata come spartitraffico della nascente variante dell’Aurelia fu collocata nell’attuale piazza Liberazione, allora intitolata a Paolo Pelù e nel dopo guerra a Giacomo Puccini. Rigorosamente in marmo bianco apuano, era un insieme articolato di elementi scultorei. Di forma circolare, con quattro piedistalli inseriti nel perimetro di base a formare diagonalmente la croce di S. Andrea. Sulla sommità dei piedistalli quattro putti, ciascuno adagiato su una valva di conchiglia. Al centro, quattro delfini a sorreggere altrettanti vasconi di forma semicircolare sopra ognuno dei quali teste di leoni gettavano acqua dalla bocca. Sopra i leoni una piattaforma sorreggeva quattro fasci littori a sostenere una vasca circolare al cui centro si innalzava una colonnina dalla quale scaturiva uno scenografico zampillo d’acqua. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, per eliminare le tracce di quel passato recente che aveva segnato tragicamente la storia della città, furono eliminati i fasci littori e tutta la parte apicale, e la fontana tale rimase sino al 1958 quando finalmente se ne decise la ristrutturazione che ebbe termine nell’aprile del 1959. Su idea di Mario Angelotti (Conte Giò), tutta la struttura centrale fu sostituita da una più neutra sfera di marmo cavo, sorretta sempre dai medesimi delfini, realizzata nel laboratorio di Michele Evangelisti e a cui lavorò Bruno Fazzi.

La fontana rimase così senza un nome ufficiale anche se i cittadini massesi, in ragione della nudità dei putti, continuano a chiamarla come il volgo la battezzò alla sua nascita: “Fontana dei quattro culi”. In molti si chiedono che fine abbiano fatto i pezzi mancanti e cioè i quattro leoni e le quattro vasche. Due leoni sono stati collocati alla Zecca nella piazzetta dedicata a Giovanni Pascoli, un leone e una vasca nel parco di Borgo del Ponte, un leone e una vasca nel parco di Ortola, una vasca andò rotta quando picconarono i fasci littori e della quarta vasca non se ne ha traccia.

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