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«Cava Piastriccioni stoppata? Qui continuiamo a lavorare, rispettando la legge»

La Tonelli Renato Srl risponde alla decisione del Parco delle Apuane: «Intraprenderemo ogni iniziativa del caso per vedere riconosciuti nuovamente i nostri diritti»

«Replichiamo con profonda indignazione agli articoli di questi giorni che ci indicano come cava chiusa dal Parco delle Apuane». Risponde con una nota la Tonelli Renato Srl di Carrara, in relazione alla cava Piastriccioni nel mirino del Parco per una «difformità per duemila metri cubi di marmo» aveva fatto sapere l’ente.

«Solo ieri, 2 luglio 2020 – dicono dall’azienda – ci è arrivata la notifica dell’ordinanza del Parco Regionale delle Alpi Apuane ma già dal primo luglio le testate di due giornali locali avevano pubblicato la notizia con un articolo palesemente uguale, e c’è da chiedersi da chi potesse mai arrivare la cosiddetta “velina”. La notizia però non è corretta, perché stiamo lavorando regolarmente nella parte a cielo aperto della cava mentre in galleria, la zona interdetta, è da oltre vent’anni che non vi è attività estrattiva».

«È vero, invece – prosegue la Tonelli – che ci è stato riconosciuto il diritto a lavorare in galleria, e lo faremo rispettando tutte le procedure di legge come sempre abbiamo fatto, dopo una battaglia legale di tre anni e mezzo contro il Parco davanti al TAR della Toscana, che dichiarando l’illegittimità dell’operato del Parco, ha annullato l’arbitraria riduzione della perimetrazione della nostra area contigua di cava. Con la sentenza n.524/2020 del 30.04.2020 è stato confermato ciò che abbiamo sempre detto, ovvero che i confini del Piano del Parco 2016 ci avevamo ingiustamente penalizzato. Noi abbiamo vinto pienamente, ma di questa lieta circostanza il Parco si è ben guardato dal passare una “velina” alla stampa».

«Nel soccombere, l’Ente Parco è stato condannato al pagamento delle nostre spese processuali e peritali e al rimborso di quanto speso dalla nostra azienda per i tecnici dell’Università di Pisa che hanno svolto la verificazione dei confini. Ma sarà veramente il Parco a pagare o saremo tutti noi che paghiamo le tasse? Chi opera nell’Ente non ci rimette nulla se sbaglia ed in fondo al mese non ha di che lamentarsi. Dimenticavo, hanno anche diritto a premi sulla performance.
Leggiamo sempre che esiste il Far West nelle cave, anche se non è così, ma forse esiste in altri luoghi».

«L’ordinanza notificata ieri è priva del benché minimo riferimento geografico o cartografico, impedisce di capire dove siano queste presunte difformità. Non riusciamo a capire, senza la consegna da parte dell’Ente Parco anche di un rilievo cartografico, che cosa ci venga contestato ed a che periodo si riferisca, visto che abbiamo sempre operato seguendo i piani di lavoro e mai lavorato in sotterraneo. Noi abbiamo avuto coraggio nel reagire contro le ingiustizie del Parco.
Lo faremo anche questa volta. Ci preme risolvere la questione nel più breve tempo possibile avendo a cuore il nostro personale, clienti e fornitori. Abbiamo già ricevuto solidarietà da molti di loro allarmati dagli articoli pubblicati sui giornali che ci indicano con attività chiusa, ma dobbiamo ringraziare gli stessi giornali perché si è creata rapidamente attorno a noi una rete di solidarietà, ci incitano a non mollare e sono pronti ad aiutarci in questa ennesima battaglia nei più disparati modi. Sarà forse che tutto questo dipenda dal fatto che siamo gente per bene? Ci sentiamo forti e pronti ad intraprendere ogni iniziativa del caso per vedere riconosciuti nuovamente i nostri diritti».

(foto:la galleria di Cava Pistriccioni)