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Il mercato delle due ruote riparte

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Dopo un primo quadrimestre da tregenda, il mondo dell’automotive sta lentamente riprendendo (è proprio il caso di dirlo) il cammino, nel tentativo di tamponare l’emorragia di vendite di questa prima metà di 2020. Il progressivo allentamento delle misure restrittive dovute al Covid-19 ha sancito la riapertura del mercato dei veicoli a motore, che ancora a maggio ha fatto registrare un meno 50% abbondante di immatricolazioni rispetto al 2019. Una boccata d’ossigeno provvidenziale per un settore tuttora in grandissima sofferenza.

Come spesso accade in questi casi, è il mercato delle due ruote a trainare il comparto nella sua totalità. Questo essenzialmente per due motivi: uno di ordine stagionale e un altro di natura prettamente economica. Il primo ricorre pressoché ogni anno: con l’approssimarsi della bella stagione, i potenziali acquirenti tendono a orientarsi maggiormente verso scooter, ciclomotori e motociclette, più adatti a uno sfruttamento in presenza di temperature miti e strade asciutte. Il secondo ha a che fare soprattutto con l’attuale congiuntura economica: di questi tempi, infatti, per molte famiglie l’acquisto e l’immatricolazione di un’automobile (con tutto ciò che comporta in termini di spese accessorie: benzina, bollo, assicurazione) potrebbe configurarsi come una spesa troppo gravosa, forse persino insostenibile. Al contrario, un veicolo a due ruote potrebbe rappresentare un adeguato compromesso tra bisogno di mobilità e capacità di spesa.

Parallelamente, all’orizzonte si affaccia un segmento di mercato solo in apparenza minoritario, ma che nelle ultime settimane sta trasformando quella che era una nicchia in un comparto tra i più significativi, almeno per quanto riguarda i veicoli a due ruote. Parliamo della revisione e della restaurazione di vecchi motoveicoli, rimessi a nuovo e riportati su strada (in alcuni casi dopo anni di inattività), al fine di conciliare in maniera ancora più virtuosa spese ridotte e ottimizzazione delle prestazioni. A testimoniarlo è soprattutto l’impennata del mercato dei pezzi di ricambio, con i siti di e-commerce specializzati che hanno rinnovato a tempo di record i loro cataloghi (uno degli esempi più autorevoli è rintracciabile qui), a fronte di una domanda sempre più massiccia.

Assisteremo dunque a un’invasione di veicoli a due ruote dall’aspetto vintage, magari decorati in maniera fantasiosa come a una parata di bikers? L’ipotesi, per quanto suggestiva, è decisamente estrema: è molto più verosimile, infatti, prevedere che il mercato delle due ruote andrà stabilizzandosi e normalizzandosi di concerto con la ripresa dell’economia, soprattutto in ragione dei contributi pubblici (sia interni alle singole nazioni che su scala europea) per il settore. Il periodo necessario al raggiungimento di tale normalizzazione è attualmente stimabile solo a grandi linee, tuttavia è lecito auspicare – anche in ragione della centralità dell’industria dei veicoli a motore nell’economia continentale – che entro il 2021 si assisterà a una significativa sterzata. Solo a quel punto, il mercato delle auto e delle moto potrà tornare ad affrontare quella che si configurerà, per il decennio a venire, come la sfida delle sfide, e che coinvolgerà non solo questo specifico settore d’industria ma tutto il sistema economico: il progressivo – e decisivo – passaggio dai combustibili fossili a carburanti dal profilo maggiormente ecocompatibile.

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