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Usb Pi: "No ai tagli alla scuola pubblica"

“Se l’emergenza Covid ha messo in evidenza gli effetti di 20 anni di tagli nel settore sanitario
e la necessità di investimenti in termini di strutture e personale con migliaia di morti, il
cosiddetto ritorno alla normalità ci mette di fronte allo scempio operato attraverso
l’abbandono della scuola pubblica”. Questo il commento di Usb Pi in merito ai tagli di organico per la scuola previsti anche nella nostra provincia dal Ministero, con preghiera di diffusione.

“A settembre vogliamo tornare a scuola – continua Usb Pi – anche se sappiamo che lo faremo a rischio e pericolo nostro e della categoria più importante di ogni società: i giovani che rappresentano il nostro futuro. Nella nostra provincia il 2020 si era aperto con le proteste dei caschetti gialli, dopo il crollo di un soffitto dell’istituto Pascoli, per denunciare la disastrosa situazione dell’edilizia scolastica. Un panorama desolante che vede parti o, addirittura, interi edifici inagibili – denunciano – fare scuola in strutture decadenti, pericolose o inadeguate trasmette un senso di svalutazione dell’istruzione stessa che demotiva chi le frequenta, siano essi studenti o lavoratori. Spostando lo sguardo al personale infatti la situazione si presenta altrettanto desolante per la carenza di organico, sia tra i docenti che tra gli Ata”.

La domanda cheUsb Pi si pone è: “come potremo ripartire a settembre? La logica vorrebbe una riduzione degli alunni per classe per garantire un ritorno in sicurezza e questo sarebbe possibile con la stabilizzazione degli insegnanti precari che già lavorano nelle scuole (circa 200 mila supplenze ogni anno), indicendo subito il concorso a titoli e servizi, che riconosca i 36 mesi lavorati, unico modo equo e realisticamente possibile di svolgerlo, in questo momento di emergenza sanitaria, per risolvere il problema della carenza di organico e avere tutti gli insegnanti in classe dal primo giorno di scuola – spiegano – Nella fantascientifica realtà cui ci siamo imbattuti invece ecco che giungono proposte ancor più fantascientifiche, così capita che qualcuno si immagini classi miste, con metà alunni in aula e metà a casa dal computer. A questo genere di scuola devono aver pensato quelli del Ministero che hanno deciso di tagliare in Toscana 118 posti dall’organico docente, con una ricaduta dalle 40 alle 70 classi in base agli ordini di scuola in cui saranno distribuiti. La nostra provincia poi, già penalizzata dall’accorpamento con Lucca – specifica Usb Pi – si trova a subire uno dei tagli più consistenti. Oltre 30 posti in meno significa perdita di classi e di conseguenza la necessità di stipare gli alunni “avanzati” in altre o, come dicevamo, pensare di farli alternare prestando alla meglio un pc, a tutto danno dell’istruzione e delle famiglie, che dovrebbero lasciare incustoditi dei minori o rinunciare a uno stipendio per rimanere a casa a lezione”.

“Per poter tornare a scuola in sicurezza servono investimenti in termini di edifici e personale – conclude Usb Pi Massa Carrara – Sosteniamo quindi le richieste del comitato cittadino nato in questi giorni lanciando una petizione on line: No ai tagli alla scuola. Ci uniamo alla loro richiesta di verificare tutti gli edifici sfitti della provincia e vi invitiamo a partecipare sabato pomeriggio all’assemblea virtuale “priorità alla scuola” (Jitsi https://meet.jit.si/prioritàallascuola)”.