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Appuntamento con la storia: la Massese va in Serie B

Settimo capitolo del nostro viaggio attraverso la storia della Massese. Siamo arrivati alla pagina forse più bella: la storica promozione in Serie B

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Continua il viaggio attraverso la prestigiosa storia della Massese. Ci eravamo lasciati con la Massese del record, la squadra che nella stagione ’68-’69 non subì una rete per più di 1200 minuti. Quel record, che finì anche alla “Domenica Sportiva” di Enzo Tortora, rimane al terzo posto della speciale classifica del’imbattibilità dei portieri nelle prime tre serie italiane. Un bel vanto per l’estremo difensore Trevisan.

Siamo dunque arrivati a un punto in cui è davvero difficile trovare delle parole per raccontare ciò che tra la fine del 1969 e il 14.06.1970 successe a Massa. Tutti almeno una volta nella vita si sono sentiti raccontare di quella squadra. I più fortunati l’hanno vista e a loro volta la hanno raccontata allo sfinimento ai figli o nipoti di turno. La storia di una piccola città di provincia che all’improvviso si è ritrovata catapultata alla soglia dell’elite del calcio italiano. Stiamo ovviamente parlando della ormai leggendaria stagione che ha visto la Massese vincere il Girone B della Serie C e quindi conquistare la sua unica, per ora, promozione in Serie B.

A 50 anni precisi da quella stagione, le immagini e i racconti si mischiano alla leggenda. La pagina più gloriosa del calcio massese. Eppure all’inizio di quella stagione, nell’estate del 1969, attorno alla squadra non si respirava entusiasmo. Ma torniamo indietro.
Il ’68-’69 si era chiuso con un formidabile secondo posto alle spalle dell’Arezzo, conquistato grazie ad una difesa arcigna guidata da uno strabiliante Castelletti ultimo baluardo prima di affidarsi alle grandi parate di Trevisan. Questi erano i veri pilastri della squadra.
Ma non sempre le scelte del mercato possono essere dettate dal cuore.
Il mister Umberto Pinardi ha ceduto, durante l’estate, alle sirene della Ternana in Serie B e con lui, in direzione Umbria, è partito pure Castelletti. Per ragioni economiche viene ceduto anche Trevisan, al Napoli in Serie A per fare il secondo di un certo Dino Zoff. Al loro posto arrivano il portiere Formisano e Persico, ma i tifosi non sono contenti.

La panchina viene affidata ad un’altra vecchia conoscenza: Cesare Meucci, che nel ’57 aveva fatto la prima esperienza su una panchina proprio alla guida della Massese. Viene soprannominato il “maestro delle promozioni”, ma i tifosi non ci sperano. Anzi, le polemiche sono aspre e dirette a più frangenti: lo stadio e la campagna abbonamenti. Già all’epoca infatti, ad appena 10 anni dalla sua costruzione, lo Stadio “Degli Oliveti” era ritenuto inadatto ad ospitare partite di Serie C. Si lamentava la mancanza di un punto di ristoro per i tifosi, l’imbarazzante condizione dei servizi igienici negli spogliatoi e vari problemi strutturali. Il mercato e il problema dello stadio non hanno aiutato la società nel lanciare gli abbonamenti ritenuti troppo costosi da una parte di tifoseria. Questo e un precampionato in cui una Carrarese in Serie D è riuscita ad avere la meglio, in amichevole a Massa, sulla squadra di Meucci hanno dettato molte ombre sul progetto.

Nonostante un seguito di pubblico minore rispetto all’anno precedente, dovuto a tutte le cose sopracitate, la Massese parte bene e nelle prime quattro giornate colleziona due vittorie, una sul terreno dello Spezia nel sentito derby locale, e due pareggi. Il 2-2 sul campo del favorito Del Duca Ascoli arriva al termine di una gara nervosa con i tifosi locali che hanno aggredito più volte la squadra all’uscita dallo stadio, tanto da costringerla a pernottare a San Benedetto Del Tronto, casa dell’altra favorita Sambenedettese. Alla quinta però incominciano gli alti e bassi che condizioneranno tutto il girone d’andata. Arriva il Viareggio a Massa e vince 2-0. I tifosi al seguito della squadra sono meno di quanto ci si possa immaginare.

Incominciano le prime critiche. Alla squadra manca qualcosa, è chiaro. Nonostante alcune importanti vittorie, la forma è sempre altalenante e la grinta che ha sempre caratterizzato i bianconeri sembra venire meno in alcune situazioni di gioco. Il presidente Vieri Rosati cerca di invogliare il pubblico a dare una mano, sottolineandone l’importanza, mentre i giornali attaccano e condannano: la Serie B sembra più che mai lontana. Il mercato di novembre, atteso dai tifosi, è povero. Ma la società non è rimasta con le mani in mano. Le evidenti difficoltà del nuovo arrivato Persico convincono la società a puntare tutto su uno svincolato dalla Spal di 29 anni che da qualche tempo si allena con la squadra e che ha un passato nella massima serie dove ha vestito le maglie di Lazio, Fiorentina e Brescia. Il 4 dicembre arriva l’annucio: Giampiero Vitali è un nuovo giocatore della Massese.
Nonostante tutto, però, la squadra chiude il girone d’andata al nono posto. Si va in ritiro a Castelnuovo Garfagnana, alcuni giocatori vivono troppo la movida della Versilia e le loro prestazioni ne risentono. Ecco la svolta.

Sul girone di ritorno della Massese si potrebbe scrivere un libro. E in diversi l’hanno già fatto. C’è chi gli ha dedicato addirittura un film e chi, guardando quel film, si è commosso nel vedere le immagini delle feste. Perchè quella stagione è il simbolo della Massese. Il simbolo dello strano pessimismo che inonda la città, pronto a diventare la più pazza gioia al primo segnale positivo. Perchè se all’inizio della stagione la Massese portava 2000 persone al “Degli Oliveti”, man mano che la squadra inanellava risultati positivi i gradoni dello stadio iniziavano ad essere sempre più colmi di gente e speranze. Il carattere dei giocatori è venuto fuori dopo il ritiro, digerito male dai più giovani, e i gol di Fichera, prelevato in estate dal Catania, e di Menconi guidano la squadra ad una folle rincorsa al primo posto.

Ad inizio stagione la Massese era una outsider. Le favorite erano ben altre. Ma dopo la vittoria del 22 febbraio 1970 in casa contro l’Ascoli (3-2) e il pareggio, una settimana dopo, in terra marchigiana contro la temibile Samb hanno fatto ricredere la stampa: si può fare, i tifosi sognano davvero. E hanno ragione di farlo.
Il 14 giugno del 1970 al “Degli Oliveti” arrivano 12.000 persone. Dopo un formidabile giorne di ritorno da imbattuta, basta una vittoria contro il retrocesso Vis Pesaro per accuffare la promozione. La squadra è sulla bocca di tutti in città: a scuola, nei bar come “Il Baffo” a Marina (frequentato anche dai giocatori) e sul posto di lavoro non si parla d’altro da mesi. La Massese sta per promuovere in Serie B, persone che mai nella loro vita hanno messo piede in uno stadio arrivano quella calda domenica di Giugno pronti a vivere la favola più bella di sempre.
Il pallone della gara viene lanciato in campo da un aeroplano, il pubblico freme. Passa un minuto e il solito Menconi fa 1-0. Delirio al “Degli Oliveti”. La Vis Pesaro prova a spezzare le ali ai bianconeri con il gol del pareggio, ma ci vuol ben altro per scalfire il carettere massese. E allora è Fichera con un siluro a fare 2-1, prima del 3-1 finale di Galassin. La Massese è in Serie B per la prima volta nella sua storia. Il presidente piange portato in trionfo dalla folla in tripudio. Per le strade della città partono i caroselli. La storia è stata scritta.

Sono passati 50 anni da tutto questo e la difficile crisi sanitaria che ha investito il mondo intero ci ha probabilmente privati delle celebrazioni in programma che avrebbero dovuto essere annunciate intorno alla metà di marzo scorso. Ma poco importa quanto tempo sia passato, quanti anni una persona abbia, se e come quel giorno l’abbia vissuto o no. Finchè ci sarà qualcuno a raccontare, attraverso le parole o le immagini, quella fantastica stagione non morirà mai. Sarà sempre il simbolo di un amore talvolta depresso, ma sempre passionale, acceso come il più forte dei fuochi. E poco importa ai tifosi se adesso della Serie B non rimane che qualche sbiadita foto, la Massese è sempre qui.

NICOLA BONGIORNI

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