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A cedere l’arcata del primo pilone: l’ipotesi suggerita dall’intelligenza artificiale

Kai Kostack e Oliver Walter hanno affinato un software che analizza i crolli a partire dai detriti che ne rimangono. E lo hanno applicato al caso del ponte di Albiano Magra

Il cedimento di una delle arcate che si staccavano dalla prima pila partendo dalla sponda est del fiume Magra. Sarebbe stato questo evento a determinare l’effetto a catena che ha portato al crollo del ponte di Albiano Magra lo scorso aprile, che ha reciso la più diretta arteria di comunicazione tra la Lunigiana e lo Spezzino. E’ l’ipotesi avanzata da due studiosi europei, o meglio dal software che hanno concorso a sviluppare negli scorsi anni. Una simulazione computerizzata già applicata a diversi scenari reali, tra cui il crollo del Ponte Morandi, che si chiama Bullet Constraints Builder e che, secondo i suoi creatori, “è probabilmente il più veloce strumento del suo tipo oggi esistente”.

Simulazione del crollo del ponte di Albiano Magra

Loro si chiamano Kai Kostack, ricercatore e animatore 3D originario di Berlino, e Oliver Walter, architetto di base a Helsinki in Finlandia, e il loro lavoro è stato pubblicato su Youtube nelle scorse settimane. “La premessa è che la simulazione del crollo del ponte di Caprigliola – avvertono – non deve essere vista come una riproduzione fedele di come il ponte è crollato. Il suo scopo è fornire un’ipotesi che aiuti il dibattito in merito al perché il ponte è crollato”. Non c’è quindi uno scopo, per così dire, cinematografico. Il software che hanno utilizzato è il prodotto del progetto INACHUS, finanziato dall’UE, che loro stessi hanno condotto tra il 2015 e il 2018. Nato con un preciso obiettivo. “Lo scopo era ottimizzare la prima risposta in caso di eventi catastrofici o di attacchi terroristici – spiegano – potendo calibrare in anticipo, grazie alle simulazioni, le operazioni di soccorso o i piani di evacuazione”.
La prima fase è stata raccogliere tutti i dati disponibili sul manufatto e sulla sua fine, che fortunatamente non è costata vite umane. “In questi casi scandagliamo il web alla ricerca dei progetti originali, che avevamo trovato nel caso del Ponte Morandi ma che invece non erano disponibili per il ponte sul Magra – illustrano gli studiosi -. Ci siamo quindi basati sui dati esposti negli articoli di giornali, incrociandoli con osservazioni e stime nostre derivate dallo studio delle immagini e dei filmati del ponte dopo l’incidente. Infine abbiamo tenuto conto anche delle osservazioni dei testimoni oculari”. Immesse queste informazioni nel computer, il motore fisico e le capacità di Kostack hanno fatto il resto.

I 3 minuti di video che ne derivano mostrano da varie inquadrature il secondo tratto del ponte, partendo da Caprigliola, sgretolarsi dopo aver perso il sostegno dell’arcata che scaricava il peso sulla prima pila ad est. L’inizio del disastro che si porta dietro, a seguire, la prima sezione sul lato “toscano” e infine la seconda metà della costruzione partendo dal centro e fino alla sponda opposta. La simulazione mostra anche il tempismo – fortuna nella sfortuna – che ha permesso ai due veicoli impegnati in quel momento dell’attraversamento, e soprattutto ai suoi occupanti, di riportare conseguenze relative.
Quale affidabilità dare al risultato? “Il motore fisico che utilizziamo è pensato per i giochi, quindi punta più sull’effetto grafico che sull’accuratezza – la risposta -, ma durante il progetto INACHUS abbiamo avuto la possibilità di collaborare con partner come il Fraunhofer Institute for High-Speed Dynamics di Friburgo e lo studio Schüssler-Plan che ci hanno dato modo di integrare fondamentali nozioni di comportamento strutturale. Bullet Constraints Builder ha simulato molti casi reali e ben documentati di crolli, riproducendo in maniera piuttosto accurata la formazione di detriti che ne è derivata. Usiamo eventi reali proprio per validare lo strumento, che è open source, e affinarlo sempre di più. Secondo la nostra esperienza, il crollo di un generico edificio obbedisce a norme fisiche relativamente semplici. Certo, per ottenere una simulazione in tempi brevi dobbiamo per necessità semplificare il modello che costruiamo. Ma sono semplificazioni tollerabili”.

ANDREA BONATTI