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Appuntamento con la storia: la Massese torna in Serie C

Quarto capitolo: superati i difficili anni '50 fatti di delusioni sportive e cambi societari, gli anni '60 portano una ventata d'aria fresca al calcio massese. Ma soprattutto riportano la Serie C

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La Massese degli anni ’50 è solo una brutta e sbiadita copia della squadra che aveva fatto sognare una città intera nel secondo dopoguerra. Quella che una volta era una delle squadre più temute di Toscana, capace di sfiorare la Serie B, si ritrova nella metà degli anni ’50 in Quarta Serie distante anni luce da qualsiasi speranza di un ritorno in Serie C. Sono anni tragici per il calcio bianconero, culminati nel ’55-56 con la retrocessione in Promozione al termine di una stagione disastrosa.
Disastrosa come la gestione societaria capace di accumulare un debito di 15 milioni di vecchie lire. Il fallimento sembra inevitabile, ma grazie all’immenso lavoro di Renato Buzzoni, uno dei soci fondatori degi Aquilotti, la sera del 31 dicembre 1955 il Dr. Enzo Gaido, modenese trapiantato a Massa, viene convinto ad assumere il ruolo di Commissario Straordinario conferitogli dalle autorità comunali.

In Promozione, l’anno successivo, il Dr. Gaido inizia a costruire una società nuova e fondamentale per portare fuori dalle sabbie mobili i bianconeri e ricostruire i sogni che una volta affollavano il “Dina delle Piane” insieme alle migliaia di appassionati presenti sui gradoni. La squadra è valida. Ancora una volta la Massese si dimostra imbattibile tra le mura amiche e al termine del campionato su 15 partite giocate davanti ai propri tifosi, i bianconeri ne vinceranno 14 a fronte dell’unico pareggio ottenuto nel gennaio del ’57 contro il Pietrasanta (1-1).
Non sarà abbastanza, però, per guadagnarsi sul campo la promozione per il nuovo Campionato Interregionale (l’odierna Serie D). Infatti in testa alla classifica con 43 punti, gli stessi della Massese, chiude il Santacroce. Si va allo spareggio, il primo della sfortunata storia degli spareggi bianconeri. A Lucca, il 9 giugno 1957, il Santacroce in maglia biancorossa annichilisce, immeritatamente secondo la cronaca sportiva dell’epoca, una stoica Massese, in maglia lilla e rimasta in 10 dopo l’infortunio di Fasani, per 4-0. In Interregionale va il Santacroce, grazie al campo. E grazie all’amicizia con uno dei commissari di Lega, Bruno Nardini, va anche la Massese. Ripescata per meriti sportivi.

Il Dr. Gaido lascerà la guida della scoietà nella stagione 1959-1960 dopo 3 ottime campagne in un continuo crescendo in Interregionale culminate nel secondo posto proprio del ’60 dietro al Viareggio. Il debito societario si è ridotto notevolmente fino alla cifra di 4 milioni di vecchie lire quando in testa alla società, dopo aspre critiche e polemiche sui quotidiani locali, torna il Dr. Barbieri.
Barbieri prova a fare le cose in grande chiudendo però la stagione con un deludente e anonimo decimo posto. Di quella stagione, da ricordare, resta solo l’inaugurazione del nuovo impanto comunale: lo stadio “Degli Oliveti”. La nuova casa della Massese, gemella di quella del Grosseto di qualche anno più vecchia, viene inaugurata il 9 Ottobre 1960 in occasione di un Massese-Sestri Levante sospesa all’intervallo per l’impraticabilità del campo dopo una torrenziale pioggia. L’ennesima beffa.

I tifosi devono attendere ancora qualche anno per vedere le storiche gesta a cui si erano abituati al vecchio “Dina delle Piane”. Ma qualcosa inizia a muoversi nel ’63-64 quando dopo un altro cambio societario, si avvicina alle sorti dei bianconeri Angelo Tongiani. Prima come semplice dirigente, poi come presidente sarà lui a scrivere la storia massese che tutti i nonni e tutti i padri che l’hanno vissuta raccontano ai propri figli o ai propri nipoti. Sempre nel ’63 arriva a Massa un attaccante che segnerà l’inizio degli anni d’oro: Mantovani.

Sarà proprio Mantovani la stagione successiva, ’64-65, con Angelo Tongiani alla presidenza, a guidare la Massese fino al leggendario spareggio di Livorno contro il Pontedera. 28 gol in 33 giornate che valgono ai bianconeri il primo posto a parimerito con gli amaranto a 48 punti.
A Livorno il 30.05.1965 saranno circa 8000 i tifosi massesi accorsi all’Ardenza per la partita che potrebbe significare la fine di un inferno durato 16 anni e il ritorno alla Serie C. In totale allo stadio “Ardenza” saranno 15.000 gli spettatori con una buona fetta del pubblico livornese simpatizzante per i massesi e per i concittadini Mantovani e Martinelli. E proprio l’eroe, l’uomo del destino bianconero, Mantovani segna da punizione al 12′ della prima frazione l’unica rete della partita che vale Serie C. La palla che bacia la traversa prima di insaccarsi alle spalle di Tedde libera un urlo di gioia contenuto da troppo tempo dai tifosi bianconeri. I restanti 78 minuti sono una sofferenza sul viscido e fangoso campo livornese, ma i muscoli e la voglia di Serie C di una città intera reggono gli assalti del Pontedera.

Festa grande al ritorno nel capoluogo apuano. Ci siamo, è l’inizio del periodo d’oro della Massese. L’anno successivo, in Serie C, Vieri Rosati diventerà vice presidente mentre Tongiani con i suoi stratagemmi e giochi darà un prestigio nazionale alla Massese. Si racconta infatti che il presidente Tongiani arrivato all’Hotel Gallia, casa del calciomercato di quegli anni, grazie alla compiacenza degli impiegati dell’albergo milanese ripagati da generose mance si faccia più volte, e fittiziamente, richiamare all’interfono per urgenti affari. Forse per questo o forse per un’abilità mai vista come dirigente la Massese nell’estate del ’66 dopo uno straordinario terzo posto al ritorno in Serie C piazzerà un affare record con la cessione di Burlando alla Lazio per la storica cifra di 55 milioni di vecchie lire.

Foto: pagina Facebook U.S. Massese 1919

NICOLA BONGIORNI

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