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«La ristorazione deve riaprire prima. 2mila imprese apuane in grave difficoltà»

Cna propone comitato di crisi per definire i protocolli: «Un mese, per queste attività che vivono di incassi quotidiani, può fare la differenza tra vivere o morire»

Duemila attività del settore alimenti e bevande sul piede di guerra. Per ristoranti, (circa 1000, mense e catering (28) ma anche bar (quasi 800), gelaterie e pasticcerie (116) il 1 giugno, data designata per la riapertura, è troppo tardi. Ma questa è solo la punta dell’iceberg: dietro queste attività ci sono produttori, fornitori e servizi per una filiera che conta, nella sola provincia di Massa Carrara, migliaia di imprese e lavoratori coinvolti. A manifestare tutta la preoccupazione per la tenuta di un settore strategico su più fronti, su quello delle filiere interne ma anche turistica e ricettiva, è Cna. “Un altro mese chiusi – spiega Andrea Borghini, presidente Cna Agroalimentare – è intollerabile. Lungo la filiera di ristoranti, mense, bar, enoteche, rosticcerie e così via ci sono tanti fornitori, artigiani ed agricoltori per i quali le attività di somministrazione di alimenti e bevande rappresentano una parte importante degli acquirenti delle loro produzioni. Un mese, per queste attività che vivono di incassi quotidiani, può fare la differenza tra vivere o morire”. Per Cna si sta correndo inoltre il rischio di condannare tutte le produzioni Dop Igp vanto dell’Italia nel mondo. Le stesse attività di mense e catering continuativo su base contrattuale seppur non soggette a sospensione, stanno vivendo una situazione di fortissima sofferenza poiché molti dei loro clienti hanno dovuto sospendere l’attività oppure, anche se operativi, hanno semplicemente deciso chiudere le mense dei dipendenti per evitare i rischi di contagio.

Lungo la filiera di ristoranti, mense, bar, enoteche, rosticcerie e così via ci sono tanti fornitori, artigiani ed agricoltori che rischiano di non riaprire più. Un mese, per queste attività che vivono di incassi quotidiani, può fare la differenza tra vivere o morire”. Per Cna significa condannare tutte le produzioni Dop Igp vanto dell’Italia nel mondo. Le stesse attività di mense e catering continuativo su base contrattuale seppur non soggette a sospensione, stanno vivendo una situazione di fortissima sofferenza poiché molti dei loro clienti hanno dovuto sospendere l’attività oppure, anche se operativi, hanno semplicemente deciso chiudere le mense dei dipendenti per evitare i rischi di contagio.

“Dal punto di vista della sicurezza – prosegue Borghini – le imprese sono pienamente coscienti ed informate, e rispettose delle indicazioni del Governo. Le preoccupazioni che vivono le imprese della ristorazione sono quelle di ristabilire un clima di fiducia innanzitutto, capire cosa vuol dire realmente il rispetto delle distanze di sicurezza. Perché il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale potrebbe imporre a ristoranti, bar, pizzerie un dimezzamento se non oltre delle sedute e degli ingressi, con gravi conseguenze per l’occupazione. Non sappiamo cosa abbia fatto fino ad ora il Comitato Tecnico Scientifico visto che bisognerebbe aspettare un altro mese ci pare veramente assurdo ma a quel tavolo dovrebbero sedere i rappresentanti di tutte queste categorie per costruire protocolli realistici”.

Cna aveva sollecitato, già nelle scorse settimana, l’apertura di veri e propri “comitati di crisi” composti da Cciaa, Regione, Comuni, organi di controllo, Associazioni datoriali, Sindacati dei lavoratori, all’interno del quale tutte le parti si confronteranno per affrontare tutti gli aspetti inerenti le future modalità lavorative delle imprese. “Argomento di fondamentale importanza – analizza ancora Borghini – quello di un protocollo condiviso specifico per il settore, che non preveda inutili oneri ma sia funzionale a garantire la riapertura delle imprese assicurando alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione”.

La composizione del comitato potrebbe essere estesa anche ad esperti del settore agroalimentare e di altre materie (accesso al credito, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro, logistica etc…); poter usufruire della consulenza di tali figure sarebbe fondamentale sia per le istituzioni che per le imprese che a breve saranno chiamate a confrontarsi con le sfide che il “nuovo mondo del lavoro” proporrà: e-commerce, logistica e distribuzione degli alimenti, sicurezza alimentare, crisi aziendali, etc…). All’interno dei comitati di livello provinciale i vari componenti potranno confrontarsi sulle specificità territoriali o sulle problematiche locali.

Per Cna “la possibilità della consegna a domicilio e del servizio di asporto, seppur apprezzati, non compensano neanche in minima parte i ricavi persi dalla sospensione della consumazione al tavolo. Le imprese – spiega ancora Borghini – non riusciranno a resistere ancora per molto. Chiediamo al Governo di lanciare un messaggio immediato rassicurando le imprese sulla definizione di una prossima, e certa, riapertura”.

Secondo Cna riaprire non vuol dire pieno esercizio dell’attività, “significa riadattare il proprio locale – conclude Borghini – alle nuove indicazioni sanitarie, pagare i debiti, buttare la merce in magazzino invenduta o scaduta di cui nessuno ha mai parlato, rassicurare i propri dipendenti e la propria famiglia e poi decidere come e se andare avanti. Questo fa un imprenditore coscienzioso come lo è stato fino ad oggi. Ma non un altro mese di fermo perché significa condannare le imprese alla chiusura totale”.