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Gravina: "Non firmerò mai il blocco dei campionati"

Il presidente della Figc non getta la spugna: "Liquidiamo così la terza industria del Paese con 90.000 addetti ai lavori?"

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Due giorni fa anche la Francia, dopo Belgio e Olanda, ha detto stop definitivo a tutti i campionati, anche professionisti, lasciando tutta l’Europa nell’incredulità, visto che la Ligue 1 è il primo dei top 5 campionati a chiudere in anticipo. Nelle ultime ore nelle stanze della politica italiana si è dicusso molto sul chiudere in anticipo anche la massima serie nostrana, ma il presidente della Figc Gabriele Gravina, in un meeting online organizzato dall’Ascoli nella giornata di mercoledì, ha ribadito con fermezza la propria volontà:

“Non firmerò mai il blocco dei nostri campionati, non posso farlo, significherebbe uccidere il calcio italiano”.

“Tutti invocano il blocco, lo faccia il Governo, ce lo imponga, io rispetterò sempre le regole. Sento dire che dobbiamo aspettare il contagio 0 e il vaccino, in questo modo in pratica ci stanno dicendo che non potremo disputare neanche il campionato 2020/2021. Quando sarà pronto il vaccino? Quando sarà disponibile? Liquidiamo quindi così la terza industria del Paese con 90mila addetti ai ai lavori fissi e stipendiati?.

C’è differenza tra il gioco del pallone nelle piazzette e negli oratori e l’industria calcio che è un’altra cosa. Ai calciatori con famiglie cosa andremo a dire? Che magari per i prossimi 2/3 anni dovranno cambiare mestiere? Ogni giorno devo rintuzzare attacchi e la gente non capisce o fa finta di non capire. Ribadisco ancora una volta il concetto che io la firma su un blocco del campionato non la metterò mai. Se non ragionassimo come sistema, la ripartenza per i club avrebbe dei costi fissi molto ingenti. Non ci saranno incassi dal botteghino soprattutto in B, C e D, ci saranno meno sponsor, le aziende avranno difficoltà, la valorizzazione del prodotto correrebbe il rischio di avere meno peso specifico e forzatamente ci saranno anche meno diritti televisivi”.

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