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Esselunga, sciopero a Carrara. L’azienda chiama i dipendenti di Lucca e Spezia

I sindacati: «Violato lo statuto dei lavoratori. A rischio la salute dei dipendenti rimasti in negozio e dei clienti, che solo a parole dicono di voler tutelare»

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«Una vergogna senza fine. È questo, senza mezzi termini, l’unico aggettivo che possiamo utilizzare per il comportamento di Esselunga». Ieri mattina, a fronte della dichiarazione di sciopero regionale unitario dichiarato da Cgil, Cisl e Uil, successivamente dichiarato anche a livello provinciale, hanno incrociato le braccia i lavoratori dei supermercati di Turigliano e piazza Matteotti per «richiedere una maggior sicurezza sul posto di lavoro e un contingentamento dell’orario che possa prevedere la chiusura nei giorni festivi, sulla scorta delle decisioni prese dalle altre catene di supermercati».

«I lavoratori e lavoratrici si sono astenuti in massa – affermano i sindacati – convintamente e motivando tale scelta, anche a mezzo stampa, con senso di responsabilità, consapevoli del ruolo importante che rivestono in questo particolare periodo. Proprio per questi motivi le aziende devono fare in modo che tutti i lavoratori siano messi in condizioni di tutela fisica e morale.
Contrariamente Esselunga ha reagito sostituendo i lavoratori in sciopero, lo ha fatto violando lo statuto dei lavoratori, come se i diritti di questi ultimi fossero sospesi, e lo ha fatto, ed è questo l’aspetto più grave e che deve essere denunciato, mettendo a rischio la salute dei dipendenti rimasti in negozio e dei clienti, che solo a parole dicono di voler tutelare, anteponendo ancora una volta ai diritti, alla salute e sicurezza il mero profitto aziendale».

«Hanno fatto giungere, irresponsabilmente, personale dai negozi delle province di Lucca e La Spezia, violando apertamente il protocollo sulla sicurezza sui luoghi di lavoro del 14 marzo che stabilisce la sospensione di trasferte di personale da una sede produttiva all’altra e mettendo a rischio, conseguentemente, la salute dei dipendenti e dell’utenza. Esselunga non dialoga con chi chiede più tutele e sicurezza, perché “the show must go on”, sempre e ad ogni costo, ed il loro atteggiamento da “padroni delle ferriere” in barba ai diritti, alle normative e alla salute dei suoi dipendenti e clienti dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, che l’unica cosa importante è il profitto. A poco servono le lettere di ringraziamento che ricevono i lavoratori e lavoratrici da parte degli amministratori delegati, servirebbero fatti e non parole… di quelle ce ne sono fin troppe spesso inutili».

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