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«Un’emozione segnare per la squadra per cui tifi fin da bambino»

Carrarese, parola a Lorenzo Pasciuti: «Lo scorso anno ai playoff in curva a Vercelli e Pisa, insieme ai tifosi»

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Il cuore l’ha convinto a vestire la maglia della Carrarese. L’istinto l’ha portato a correre da una parte e l’altra del campo, per baciare lo stemma della squadra che ama davanti agli occhi dei tifosi. Lorenzo Pasciuti non è soltanto un giocatore della Carrarese, ma uno che la Carrarese ce l’ha dentro da sempre. Da quando era solo un piccolo tifoso, ma con un talento calcistico indiscutibile, quel talento che lo ha fatto approdare a Carpi, 10 anni fa, all’inizio di quella che sarebbe stata una bellissima avventura. Dalla C2 alla Serie A, passando attraverso due anni di C1 e due di B. Una promozione dopo l’altra, e un percorso pieno di soddisfazioni. Poi, a luglio dello scorso anno, la scelta di giocare per la sua città.

Come ci si sente a passare dall’essere tifoso a giocatore della Carrarese?
“Sono tifoso da sempre. L’anno scorso ho seguito tutti i playoff e sia a Vercelli che a Pisa ero in curva tra i tifosi – racconta il centrocampista azzurro – E anche durante il campionato, quando ne avevo l’opportunità, venivo allo Stadio. Sicuramente essere giocatore è diverso, adesso non mi trovo più in curva a tifare ma in campo a sudare la maglia. E se prima volevo che la Carrarese vincesse, ora che in qualche modo la rappresento lo voglio ancora di più”.

A Olbia dopo aver segnato il gol dell’1-0 dei corso sotto la curva ospiti a esultare. Cos’hai provato in quel momento?
“Un mix di cose. Fare gol con la maglia della squadra per cui tifi fin da bambino è sempre una grande emozione. Per questo, ogni volta che segno per la Carrarese, il gol per me vale doppio. In più, a Olbia tra i tifosi in curva c’era anche mio fratello e la prima cosa che mi è venuta in mente in quel momento è stata correre verso di loro”.

Con il Carpi hai vinto praticamente tutti i campionati, arrivando fino in serie A. Com’è stato dopo tutto questo tempo tornare in Serie C? L’hai trovata diversa da quella che ricordavi?
“Sicuramente è cambiata, perché l’ultima volta che ci ho giocato c’era ancora la divisione in C1 e C2 e i playoff comprendevano soltanto 4 squadre, non erano estesi come lo sono ora. Era e rimane comunque un campionato tosto. Lo abbiamo visto nelle ultime partite, in cui abbiamo vinto con le concorrenti e perso con le ultime in classifica. In C può succedere davvero di tutto”.

Tornando sulla Carrarese, le ultime due sconfitte hanno interrotto un buon percorso iniziato con l’anno nuovo. Cosa è andato storto?
“Fino a queste due sconfitte stavamo andando molto bene. Abbiamo fatto una bella prestazione ad Alessandria facendoci recuperare solo a 5 minuti dal termine, poi due buone vittorie contro Siena e Pontedera in due scontri diretti e infine un buon pareggio a Pistoia. Perciò non possiamo dire che il gruppo prima c’era e adesso non c’è più. Il gruppo c’è e sta bene. Cosa non ha funzionato in queste due partite? Abbiamo avuto in entrambe molte occasioni nitide davanti alla porta, ma ci siamo divorati gol incredibili. I nostri avversari invece al primo tiro in porta ci puniscono. Capisco bene i tifosi, che fanno tanti sacrifici per seguirci in trasferte anche molto lontane. Vogliono che la Carrarese vinca ed è quello che vogliamo tutti. Da tifoso però me la prenderei se vedessi che la mia squadra non crea occasioni, non arriva mai a tirare in porta e perde male. Chiaramente dobbiamo migliorare molto su alcuni aspetti. Quello che ci manca ancora ad esempio è la reazione dopo aver subito gol. Ci lavoreremo. Siamo sempre vicini al nostro obiettivo, ce la metteremo tutta come abbiamo sempre fatto a cominciare da lunedì contro il Renate”.

Una risposta istintiva: dove arriverà questa Carrarese alla fine del campionato?
“Secondo me al secondo posto, perché abbiamo tutti i mezzi per poterci arrivare. Prima o poi la fortuna girerà dalla nostra. Mancano ancora molte partite e continueremo a lottare per il nostro obiettivo”.

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