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Marmo, 13 milioni di tonnellate estraibili in 10 anni. Addio pace per l’Aronte

A Massa l’argomento è stato oggetto di dibattito in Consiglio comunale, il rifugio dice addio alla classe acustica 1

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Circa 13 milioni di tonnellate di marmo verranno estratte nei prossimi dieci anni solo nel Comune di Massa. La domanda è: che cosa, al contrario, verrà restituito a questo territorio? È inevitabile chiederselo guardando i numeri che interessano i Pabe, i piani attuativi dei bacini estrattivi. Per la precisione i numeri sono riscontrabili solo nelle slide realizzate da un tecnico dell’Università di Siena, al quale è stata affidata la stesura dei piani, perché i Pabe veri e propri non sono ancora passati né dalla commissione urbanistica, né da quella ambiente. Il sunto che viene evidenziato dalla presentazione in slide parla una lingua chiara, fatta di numeri. E i numeri non mentono: il Comune di Massa consente per i prossimi dieci anni ai concessionari di cava di scavare 3 milioni e 355 mila metri cubi di marmo. Qualcosa come 13 milioni di tonnellate di “oro bianco”. Sette cave inattive, al centro di un aspro dibattito aperto dagli ambientalisti che è al momento sul tavolo della Corte dei Conti, saranno riaperte.

Nel dettaglio i Pabe indicano sostanzialmente quanto marmo potrà essere estratto, dove si potrà scavarlo e come si dovrà scavare. Nero su bianco, dicono che il 50,6% del volume massimo scavabile interessa cave a cielo aperto, il 49,4% riguarda invece una serie di cave sotterranee. Per quanto riguarda le nuove riaperture delle cave Capriolo, Rocchetta-Saineto, Puntello Bore, Mucchietto, Carpano di Sotto, Piastramarina e Cresta degli amari, sono stati stabiliti come volumi massimi scavabili circa 60 mila metri cubi di massa marmorea ciascuna cava. Sono state scelte in quanto cave servite da strade, di piccole e medie dimensioni, con giacimenti qualitativamente interessanti e che riguardano prevalentemente estrazioni in sottosuolo.

Per ogni cava che verrà riaperta, sorge però un punto interrogativo da parte degli ambientalisti. E la riapertura di questi siti inizia ad avere degli effetti anche su altri ambiti di competenza comunale: come l’inquinamento acustico.

In Consiglio comunale, ieri, sono state infatti discusse le osservazioni al piano di classificazione acustica che affronta, fra le sue pagine, anche l’area che circonda il Rifugio Aronte, nei pressi di Cava Piastramarina (una delle cave di prossima riapertura). Un rifugio nato per aiutare i viandanti che passavano sulle Alpi, di proprietà del Club Alpino Italiano dal 1902; luogo in cui ha trovato riparo anche un giovane Enrico Fermi. Quel rifugio dalla classe acustica 1 (classe in cui rientrano “le aree nelle quali la quiete rappresenta un elemento di base per la loro utilizzazione”) è stato “spostato” dal Consiglio comunale (a onor del vero grazie al voto della sola maggioranza di centro destra) in classe acustica 6 (“le aree esclusivamente interessate da attività industriali e prive di insediamenti abitativi”). Il motivo? La riapertura, futura, di cava Piastramarina. Insomma, meglio una cava domani, che un rifugio oggi… “Il Bivacco Aronte – spiega il Cai – è all’interno di un’area in Zona protezione speciale, all’interno di un mappale che non è agro marmifero e nonostante questo si fa finta di niente, ci si gira dall’altra parte. L’art 5 del regolamento 2/2 del 2014 al comma 5 cita, senza mezzi termini, che le aree “prettamente naturalistica”, in particolare le aree SIC e ZPS, debbano essere classificate in classe I. Essendo poi il Bivacco Aronte in area non estrattiva si esclude anche l’intervento del 6 comma del medesimo articolo. Nonostante quindi un regolamento regionale chiaro, si opta per non proteggere le aree di protezione naturale. Ognuno quindi, anche in questo caso, si prenderà la sua responsabilità”.

Nel merito della cava entra invece Franca Leverotti: «La cava è rimasta inattiva per dieci anni. La presunta riapertura è l’occasione per rinnovare alla Corte dei conti alcune segnalazioni già fatte. Riguardo questa cava vi è stata una strana retromarcia del Comune di Massa. Inizialmente, data l’inattività, è stata caducata, cioè doveva ritornare nelle mani di palazzo civico. Poi lo stesso palazzo ha fatto un dietrofront. L’ipotesi è quindi quella di un danno erariale per le casse comunali perché se il Comune la voleva riaprire doveva mantenere la caducazione così da andare all’asta al maggior offerente».

Danno erariale viene ipotizzato anche per la cava Puntello Bore per la quale è stato presentato, in data 10 dicembre 2018, un esposto. «Riguardo Puntello Bore le misurazioni con traccianti confermano che c’è una connessione diretta tra questa cava e la sorgente di Frigido a Forno, perché le spore arrivano in sole 5,30 ore. I progettisti avevano dichiarato pericolosità geomorfologica elevata ed eventi franosi “di una certa gravità nei ravaneti”. La Asl nel 2004, a fronte di una galleria di progetto di 30 metri, aveva obbligato alla contemporanea costruzione di un’uscita di sicurezza. Dai dati estrattivi del 2003-06 si ricava che è una cava di detrito: sono pochissimi i blocchi estratti. La cava oggi rinaturalizzata presenta specie animali e vegetali di pregio, ma che non saranno certamente una preoccupazione per un’amministrazione che riapre una cava con una colonia di un centinaio di tritoni. In riferimento a Puntello Bore e ad altre cave da caducare, l’attuale presidente del consiglio Stefano Benedetti, sempre accordo in ragione del danno erariale, aveva presentato al consiglio comunale nel 2014 un’interrogazione».

Cava Rocchetta Biancospino: «Si tratta di parte di un complesso di circa 196 mila metri quadrati che comprende anche cava Rocchetta Calacatta, vendute dai concessionari a due ditte senza che il Comune riducesse l’area in concessione, come prevede la legge, alla sola estensione dell’are estrattiva, area di deposito e strade. Nel 2016 viene presentata denuncia alla Corte dei Conti per alcune irregolarità nella cessione. La cava è classificata nel piano strutturale in zona agricolo boscata, quindi invariante». «Si vuole riaprire Cresta degli Amari in una zona completamente boscata; la cava Rocchetta Saineto nel 2000 è stata chiusa dall’Asl per dissesto idrogeologico: poteva e doveva essere caducata. Di cave Mucchietto ne esistono due: qa quale si riferisce il Comune? Mucchietto con Carpano di sotto fanno parte di un fallimento della portata di oltre 200 milioni di lire. Le aste andarono deserte, nel 2009 il curatore fallimentare presentò istanza per riconsegnarle al Comune e il Tribunale acconsentì. Poi spuntò fuori un privato che offrì tremila euro per il suo acquisto. Il comitato dei creditori espresse volontà favorevole alla cessione per… tacito assenso. La vendita è regolare? E poi se riaprono Mucchietto, Puntello Bore, Carpano di sotto, la domanda è: quanti camion passeranno da Forno? Può la comunità reggere questo peso?».

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