LiguriaNews Genova24 Levante News Città della Spezia Voce Apuana TENews

Gli tira il casco in faccia e lo insulta: "sei finocchio". Il racconto di un giovane ventenne di Massa

L'episodio è accaduto davanti al Teatro Guglielmi sabato sera

“Ieri sera, dopo una bellissima giornata, ho concluso con il botto, e che botto”. Inizia così il messaggio di un ventenne massese che sabato sera, in centro a Massa, è stato aggredito da un coetaneo. Il ragazzo si sfoga sui social. Racconta di un bel sabato, trascorso con un’amica. E poi dell’aggressione al termina della giornata, aggressione che ha tutte gli elementi per poter essere definita di matrice omofoba. “Ieri sera in centro a Massa verso mezzanotte e un quarto ero con la mia amica che avevo accompagnato al motorino, uno che passa accanto a noi mi guarda e mi dice: “Che finocchio”.

Lui risponde e inizia un diverbio che culmina nella violenza fisica: “Mi ha tirato dritto in fronte il casco che aveva sottobraccio”, racconta il giovane sui social. A poche ore dall’accaduto, accetta di raccontare, in forma anonima, quanto è successo ieri, sabato, al termine di una bella giornata che, purtroppo, ricorderà a lungo. E che gli è valsa una prognosi di cinque giorni.

Che cosa è successo?

«Ieri sera ho accompagnato un’amica che aveva parcheggiato davanti alla pizzeria da Vasco. Doveva prendere lo zaino nello scooter, era praticamente mezzanotte passata. Mentre stavamo attraversando la strada, quella che porta al Guglielmi, un ragazzo che veniva in senso contrario prima mi ha squadrato, poi mi è passato accanto dicendomi: finocchio».

Tu come reagisci?

«Io gli intimo di guardarsi per sé. Lui mi risponde: “dimmelo in faccia”. E io gli ripeto la stessa frase. Lui a quel punto era con due ragazzi e io con la mia amica. Si avvicina a me, alza il braccio e mi tira il casco in faccia. Mi prende il sopracciglio e la zona oculare. Rimbalzo indietro e mi giro frastornato. Mi appoggio nella zona dove parcheggiano le ambulanze e con me c’era la mia amica, impaurita anche lei. Un amico del tipo ha anche aggiunto: “bada a come rispondi”. Insomma, mi sono beccato del finocchio, una casco in faccia, e un ammonimento: stai attento a come parli. Era colpa mia in pratica».

Cosa succede dopo?

«La mia amica mi ha fatto sedere e mi ha calmato. Era pieno di gente, intorno al teatro. Sentivo gli sguardi addosso eppure nessuno mi ha detto nulla. Solo un ragazzino, un amico dei tipi in questione, mi si è avvicinato. E mi ha detto: erano ubriachi, dai. Io credo che essere ubriachi non significhi poter fare qualsiasi cosa. I miei amici poi mi hanno riaccompagnato a casa. Stamani ho raccontato a mia madre quanto è successo. Volevo chiuderla lì ma lei ha insistito per denunciare. Così siamo andati prima al pronto soccorso e poi in questura. Procederemo per via legale».

Ti era mai successa una cosa simile?

«Di ricevere frasi simili sì, ma niente a questo livello. La gente è scema, di solito non ci faccio caso. Ma uno che ti dà un casco in testa non può passarla liscia».

Ora cosa pensi?

«Penso alle persone che erano sedute davanti al teatro. C’erano giovani, meno giovani. C’erano mamme in macchina che aspettavano i propri figli per riportarli a casa. Nessuno è intervenuto, nemmeno dopo. Nemmeno per chiedere: come stai? Sto ricevendo molti messaggi solidali ma avrei preferito che almeno qualcuno ieri sera decidesse di dirmi una parola. Li per lì mi sono sentito solo a causa di un ragazzo di circa 16 anni che ha deciso di prendere un casco in mano e tirarmelo contro, così, perché? Voglio essere libero di camminare per strada e di respirare senza avere la paura di essere aggredito. E così deve valere per tutti. Se al mio posto ci fosse stata una ragazza, e uno le avesse dato della mignotta, le persone avrebbero anche permesso che le desse un casco in testa?».