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Massa, la Curia sfratta una famiglia. L’Usb: «Ci ripensino»

L'ufficiale giudiziario ha bussato alla loro porta questa mattina, ma il procedimento è stato rinviato. Al suo arrivo ha trovato il sindacato

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C’è chi sale e c’è chi scende. Per Francesco M., l’ufficiale giudiziario che bussa alla porta di casa, significa che per lui e la sua famiglia è tempo di scendere. C’è chi sta peggio, spiega il legale che si occupa di gestire, insieme all’autorità giudiziaria, lo sfratto di una famiglia domiciliata a Massa che da tempo non paga l’affitto.

La situazione è delicata ma, a quanto pare, meno delicata di altre famiglie presenti in graduatoria: l’uomo percepisce da un anno la pensione sociale, sua moglie è invalida al 100%, il figlio ha un lavoretto da trecento euro al mese. Da tempo sapevano che prima o poi avrebbero ricevuto lo sfratto. Cercavano di rimandare e trovare una soluzione, ma non è facile abbandonare il vecchio per andare incontro al nuovo. Specie se di mezzo c’è il rischio di restare in mezzo ad una strada.

Poi speravano in un ripensamento: la casa che occupano è di proprietà della Curia Vescovile. Ieri mattina l’ente ecclesiastico si è pronunciato per dare inizio all’iter di sfratto, il primo accesso si è concluso con la sospensione e il rinvio a settembre. Merito dell’Unione sindacale di base che si è fatta trovare all’ingresso dell’appartamento in questione. E ha provato ad aprire un tavolo di trattativa con l’ufficiale giudiziario. Dal Comune fanno sapere di aver messo in campo tutte le iniziative possibili per evitare lo sfratto. E che con la pubblicazione del bando per la morosità incolpevole della Regione Toscana, uno spiraglio di luce in fondo al tunnel – fatto di documenti e burocrazia varia – potrebbe intravedersi. Per il momento la famiglia può tirare un sospiro di sollievo. Il sindacato chiede all’ente ecclesiastico di rivedere la sua posizione, e promette di continuare a farsi sentire nei tavoli competenti per ottenere risposte per le persone che vivono in stato di emergenza abitativa.

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